
Chi acquista un petto di pollo al supermercato difficilmente immagina che dietro l’aspetto sano si nascondono vistose anomalie causate dalle modalità di allevamento. Le “strisce bianche” che si vedono in superficie, il petto legnoso che si avverte al tatto e la carne a spaghetti sono vere e proprie patologie dei muscoli da mettere in correlazione al tipo di allevamento intensivo.
Stiamo parlando di difetti visibili ad occhio nudo, che non sfuggono in cucina. Si tratta di difetti visibili al taglio e al momento della cottura che incidono sulla qualità, la consistenza e anche sul valore nutrizionale della carne. Negli ultimi anni, l’industria avicola ha privilegiato polli di razze a crescita ultrarapida (broiler) che in 40-45 giorni raggiungono il peso ottimale per la macellazione. In questo modo i costi di produzione si abbassano notevolmente, ma i muscoli del petto dei polli crescono a dismisura rispetto al corpo con effetti deleteri sull’apparato circolatorio. Anche il benessere degli animali è compromesso perché i polli nelle ultime settimane si muovono pochissimo e faticano a stare in piedi per l’eccessivo peso.

Striato, duro, sfibrato
Il problema più diffuso dei petti di pollo in vendita al supermercato riguarda le strisce bianche (white striping) ben visibili a occhio nudo. Si tratta di una miopatia legata alla crescita rapida che si manifesta con un’anomala infiltrazione di grasso e tessuto connettivo fra le fibre muscolari. Secondo uno studio condotto in Italia, oltre il 50% dei petti di pollo in commercio presenta questa patologia. Ne deriva un prodotto meno proteico, più calorico e con una consistenza alterata.
Ancora più sgradevole da vedere è il cosiddetto petto legnoso (“wooden breast”), che gonfia la carne e la rende dura al tatto per via delle fibre muscolari inspessite. La carne è difficile da tagliare e risulta gommosa in bocca. Talvolta sono visibili anche emorragie. In problema non è solo estetico. La resa in cucina è compromessa e la qualità percepita diminuisce. Il problema interessa direttamente gli allevatori perché il valore commerciale del petto di pollo si riduce drasticamente.

Polli malati per crescere in fretta
Il terzo problema legato all’allevamento intensivo e alla scelta di razze a crescita rapida e la carne a spaghetti (spaghetti meat). Il difetto si nota subito perché le fibre muscolari del petto si separano facilmente, conferendo alla carne una consistenza flaccida e sfibrata. Anche in questo caso, il prodotto viene spesso declassato e destinato alla trasformazione industriale (ripieni, nugget, preparati). Questi difetti, sempre più frequenti, sono il riflesso diretto dello stress fisiologico cui sono sottoposti gli animali negli allevamenti intensivi. La mancanza di spazio, l’assenza di arricchimenti ambientali e la selezione genetica spinta compromettono la salute del pollo e si traducono in un prodotto di qualità inferiore per il consumatore. Nonostante questi segni di scarso benessere che contribuiscono a determinare una qualità della carne mediocre, i polli da un punto di vista igienico sanitario sono giudicati “sani” dai veterinari non essendoci elementi di pericolo per il consumatore.

Le alternative
Esistono però alternative. Sul mercato ci sono polli di razze a crescita più lenta, cresciuti in spazi maggiori con migliori condizioni ambientali come la luce naturale e la possibilità di movimento all’esterno. I vantaggi? Migliore benessere animale, ma anche carne più saporita, nutriente e senza brutte sorprese nel piatto. Scegliere un pollo “di qualità” non è solo una questione etica, ma anche un atto concreto a favore della trasparenza, del gusto e della salute. Al supermercato si riconoscono perché sulle etichette c’è scritto “a crescita lenta” ma costano quasi il doppio. Anche i polli bio come quelli di Fileni sono tutti a crescita lenta. Fra le marche commerciali solo il pollo Campese Amadori macellato dopo 56 giorni si può considerare a crescita lenta. Gli altri marchi come Aia oppure Amadori (ma non il Campese) sono a crescita rapida come pure quelli marchiati Coop, Conad, Esselunga Lidl, Aldi ….. presentano regolarmente le strisce bianche e non solo.
© Riproduzione riservata Foto: Il Fatto Alimentare
Siamo un sito di giornalisti indipendenti senza un editore e senza conflitti di interesse. Da 13 anni ci occupiamo di alimenti, etichette, nutrizione, prezzi, allerte e sicurezza. L'accesso al sito è gratuito. Non accettiamo pubblicità di junk food, acqua minerale, bibite zuccherate, integratori, diete. Sostienici anche tu, basta un minuto.
Dona ora
giornalista redazione Il Fatto Alimentare
Basta mangiare un pollo invece di tre. Si risparmia e si mangia quasi sano. Le altre due volte uova e legumi e trippa. D’estate caprese o melanzane imbottite al forno.