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La pasta italiana è cambiata? Sì, in meglio. I risultati della rivista Il Salvagente promuovono tutto il settore

pasta carboidrati industria alimentare azienda Il mensile il Salvagente  ha realizzato un test su 23 campioni di pasta per valutare il tenore di proteine, la tenuta in cottura e la presenza di pesticidi e micotossine. I risultati positivi per tutti i parametri  emersi dall’indagine indicano solo un lieve miglioramento rispetto al passato, per quanto riguarda il tenore di residui di glifosato e deossinivalenolo (Don). Per la precisione va detto che la pasta italiana non ha mai avuto problemi di contaminazioni. I  valori riscontrati in tutte le analisi condotte negli ultimi anni da diverse riviste e associazioni non hanno evidenziato problemi e, quando hanno riscontrato la presenza di  pesticidi  e di micotossine, i valori sono sempre stati molto al di sotto della soglia di legge. Secondo la rivista questa variazione è da collegare al cambiamento dalle fonti di approvvigionamento, se prima il grano duro importato per coprire il fabbisogno italiano arrivava da Canada e Stati Uniti adesso arriva da Francia e altri Paesi. Il laboratorio ha cercato 500 molecole di fitofarmaci, tra cui il glifosato, e 19 micotossine riscontrando  ben poche presenze e ancor meno differenze  tra la pasta preparata con grano italiano e quella con materia prima Ue e extra Ue (dove extra Ue sta presumibilmente per Canada e Stati Uniti).

In cima alla classifica troviamo pasta senza micotossine, senza residui di pesticidi e senza glifosato preparata sia con grano duro importato sia con materia prima 100% italiana (*). Le prime posizioni vedono in testa De Cecco  a fianco di De Cecco integrale, ottenute entrambe con grano Ue e extra Ue. Con un giudizio molto simile segue Voiello che usa 100% grano italiano, La Molisana che usa italiano e straniero. Anche Alce Nero bio, Garofalo bio integrale, Rummo bio integrale e Buitoni  Coop Bio sono esenti da pesticidi e micotossine. Barilla Bio preparata con grano italiano ha una presenza della micotossina Don minima (otto volte inferiore ai limiti di legge), mentre le penne Barilla classiche preparate con grano Italiano, Ue ed extra UE  contengono Don in quantità 20 volte inferiore ai limiti e altri due pesticidi in quantità davvero minime.

In generale i valori di contaminanti oscillano da 10 a 100 e si arriva anche a 1000 volte meno rispetto ai limiti di legge

In generale i valori di contaminanti rilevati oscillano da 10 a 100 e si arriva anche a 1000 volte meno rispetto ai limiti di legge. Questo può solo tranquillizzare i consumatori perché si tratta di presenze talmente irrilevanti da sfiorare la capacità di rilevazione strumentale. Le uniche due confezioni penalizzate nel test sono Combino (marchio della catena di supermercati Lidl) e Tre Mulini (marchio della catena di supermercati Eurospin) che presentano un livello di pesticidi superiore, ma sempre molto al di sotto dei limiti di legge.

Per quanto riguarda il tenore di proteine, la percentuale nella pasta tradizionale non può essere inferiore a 10,5% per legge. In realtà tutte le marche hanno sempre utilizzato semole con valori compresi dal 12 a 14%. Con un certo stupore notiamo che secondo la rivista la stragrande maggioranza dei campioni analizzati supera l’asticella del 14% e in nove casi si arriva a valori compresi fra 15,26 e 16,57%. Si tratta di percentuali che destano perplessità e che anche noi rileviamo per la prima volta. Un motivo di questa crescita improvvisa potrebbe essere l’impiego diffuso di grano Australiano, che ha un alta percentuale di proteine ma un glutine non altrettanto di pregio essendo poco elastico.

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Il test dimostra che quando si parla di pasta e di grano duro l’origine della materia è poco importante

Il test dimostra che quando si parla di pasta e di grano duro l’origine della materia è poco importante, e che l’impiego di grano nazionale o importato non fa la differenza. Quello che conta è la qualità del grano, la quantità di proteine ma, soprattutto, la qualità del glutine, non certo il capo dove è stato coltivato. I risultati complessivi dimostrano l’ottima qualità della pasta italiana.

(*) Dal 17 febbraio 2018 è in vigore l’obbligo di indicare in etichetta il paese (o i paesi) di coltivazione del grano e quello di molitura. Per i prodotti bio, l’origine della materia prima era già obbligatoria. Nei prodotti analizzati la molitura avviene sempre in Italia, mentre variare la provenienza della materia prima. Sette marche prese in esame al test utilizzano solo grano duro italiano. Altre sette marchi miscelano il grano italiano con altri provenienti dall’Europa e o da paesi non Ue. Se coltivazione e molitura avvengono in più paesi sono ammesse le diciture “Paesi Ue”, “Paesi non Ue”, “Paesi Ue e non Ue”. Se il grano è coltivato per almeno il 50% in un solo paese, per esempio in Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi Ue e/o non Ue”.

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5 Commenti

  1. “Il test dimostra che quando si parla di pasta e di grano duro l’origine della materia è poco importante, e che l’impiego di grano nazionale o importato non fa la differenza. Quello che conta è la qualità del grano, la quantità di proteine ma, soprattutto, la qualità del glutine, non certo il campo dove è stato coltivato. I risultati complessivi dimostrano l’ottima qualità della pasta italiana.”
    Quello che non comprendo è l’insistenza di molti nel difendere gli importatori di grano duro oltre oceano americano e canadese, con tutto quello che comporta lo stoccaggio ed il trasporto di lunghe distanze su navi con rischi di contaminazioni, tenore di umidità, ossidazioni e sfarinamenti dei grani durante tutte le operazioni di trasferimento.
    Se poi fosse anche vero che questo grano costa un 20-30% in più del nostro nazionale e di quello europeo, c’è qualche dato che non torna da chiarire, visto anche il tenore proteico della pasta.

    • Roberto La Pira

      L’importazione è una necessità perché il grano nazionale è largamente insufficiente per la produzione di pasta. Costa anche di più perché è di ottima qualità

  2. Continuo a non capire: La Molisana vanta di utilizzare grano locale (molisano, pugliese, abruzzese e di qualche altra regione nei dintorni) e comunque 100% italiano. Lo scrive sulle proprie confezioni e lo riporta anche il sito web dell’azienda. Qui si afferma il contrario.

    • Roberto La Pira

      La Molisana dal mese di agosto 2018 utilizza solo grano duro 100% italiano per cui sugli scaffali si trovano ancora pacchi di pasta preparata con grano italiano miscelato a quello importato da altri Paesi. Secondo l’azienda entro dicembre i lotti precedenti dovrebbero essere esauriti . Il test della rivista è stato eseguito almeno 2 mesi fa con campioni di pasta ottenuti con grano duro italiano e importato per questo c’è difformità tra le informazioni sul sito e quelle della rivista

    • Ah, non sapevo fosse una scelta aziendale recente. Buono a sapersi. Grazie per la preziosa informazione.

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