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Olio di palma e deforestazione, Greenpeace contro la banca HSBC. L’accusa è di finanziare alcune delle più distruttive società del settore

Greenpeace accusa la banca HSBC di finanziare le compagnie che causano deforestazione

HSBC, la più grande banca d’Europa con sede centrale nel Regno Unito, è una delle maggiori finanziatrici dell’industria dell’olio di palma, comprese alcune società ritenute tra quelle maggiormente responsabili della distruzione dell’habitat . Solo negli ultimi cinque anni, HSBC ha fatto parte di consorzi bancari che hanno disposto prestiti da 16.3 miliardi di dollari e obbligazioni da circa 2 miliardi di dollari a sei società indonesiane (Bumitama, Goodhope, IOI, Noble, POSCO Daewoo e Gruppo Salim/Indofood) che producono olio di palma a discapito di vaste aree di foresta pluviale indonesiana. Praticamente, HSBC ha concesso prestiti e servizi finanziari a società responsabili di distruzione della foresta indonesiana e del drenaggio delle torbiere, di incendi forestali, di espropriazione delle terre ai danni delle popolazioni locali, di violazione dei diritti dei lavoratori e dello sfruttamento del lavoro minorile.

È quanto denuncia Greenpeace, che ha documentato queste affermazioni in un rapporto intitolato Dirty Bankers, sottolineando come i prestiti e i servizi finanziari costituiscono una violazioni delle politiche di sostenibilità di HSBC. I rapporti di HSBC con queste sei società indonesiane, afferma l’associazione ecologista, espongono la banca ad un rischio reputazionale, oltre ai rischi finanziari connessi all’industria dell’olio di palma.

Alcune delle società citate da Greenpeace sono state collegate a incendi delle foreste indonesiane

Le prove che le società indonesiane siano responsabili di pratiche inaccettabili sono di dominio pubblico, afferma Greenpeace, e sono state oggetto di esposti alla Tavola Rotonda sull’olio di palma sostenibile (RSPO), che nel caso dello IOI ne ha anche deciso la temporanea sospensione. Altre società sono state citate dal governo indonesiano per gravi incendi e sono state oggetto di rapporti critici da parte di organizzazioni non governative. Sarebbe stata sufficiente una valutazione di base di queste società per far suonare dei campanelli d’allarme, osserva l’associazione ecologista, e quindi si pone la questione se HSBC sia totalmente incapace di applicare i propri principi o se semplicemente non eserciti un sufficiente controllo dei propri clienti attuali o futuri.

Prima della pubblicazione, Greenpeace ha sottoposto il rapporto a HSBC, che però si è rifiutata di commentare per ragioni di riservatezza. In una dichiarazione sui cambiamenti climatici del 17 ottobre scorso, HSBC informa di aver cessato di fornire i propri servizi bancari ad alcuni clienti, tra cui società operanti nel settore forestale, sulla base dei propri standard, ma non dice quali siano queste compagnie.

Greenpeace chiede a HSBC di adottare una politica “no deforestazione” verso i propri clienti

Greenpeace chiede a HSBC e in generale alle banche che offrono prestiti o altri servizi finanziari a società o gruppi di società che operano nel settore dell’olio di palma:

  • Rivelare i dettagli dei servizi finanziari forniti
  • Impegnarsi per una politica di “No deforestazione, No drenaggio delle torbiere, No sfruttamento dei lavoratori e delle le comunità locali”.
  • Interagire con i clienti esistenti per garantire la conformità con questa politica entro un determinato periodo di tempo, rifiutandosi di rifinanziare o rinnovare altri servizi fino a che ciò non sia stato fatto.
  • Rifiutare finanziamenti o altri servizi a potenziali clienti che non sono conformi con questa politica.

Analoghi impegni di trasparenza e rigore vengono chiesti da Greenpeace agli investitori istituzionali che hanno rilevanti partecipazioni in società operanti nell’industria dell’olio di palma, sino a prevedere il disinvestimento da quelle che non rispettano una rigorosa politica contro la deforestazione e per il rispetto dei diritti dei lavoratori e delle popolazioni locali.

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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Un commento

  1. meno male che GreenPeace (e altri come loro) c’è…