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Olio extravergine farlocco? Il parere di Teatro Naturale sull’inchiesta de Il Salvagente

olio extraverginePubblichiamo l’articolo firmato da Alberto Grimelli, direttore del sito Teatronaturale.it sul test comparativo condotto dalla rivista Il Salvagente su 15 marche di olio extravergine di oliva.

Sono passati sei anni dall’ultima inchiesta de Il Salvagente sull’olio extravergine di oliva e, apparentemente, nulla è cambiato. La metà degli oli extravergini di oliva, miscele di oli comunitari, testati nel 2021 è stata di nuovo bocciata dalla rivista a difesa dei consumatori. Secondo i test (dopo campionamento degli oli a scaffale secondo la norma ISO sui test comparativi, facendo poi eseguire le analisi chimiche da laboratori accreditati e da un panel ufficiale) nessun olio ha riportato risultati chimici analitici fuori norma, anche se in cinque casi i valori risultano davvero border line, ma sette oli su quindici sono stati bocciati dal panel test: sei per difetti di rancido/morchia o acque di vegetazione/muffa e uno per il difetto di rancido.

Vediamo dunque nel dettaglio i sommersi e i salvati dall’inchiesta de Il Salvagente. Bocciati sono stati Carapelli Il Frantolio, Colavita Mediterraneo Tradizionale, De Cecco Classico, La Badia Eurospin, Cirio Classico, Coricelli, Il Saggio Olivo Todis. Promossi invece Monini Classico, Esselunga Classico, Bertolli Fragrante, Coop, Conad Classico, Primadonna Lidl, Farchioni e Carrefour Cucina Delicata. Oltre ai risultati del panel test, ben poco sorprendenti per qualsiasi assaggiatore acquisti e degusti (senza che possa aver alcun canone di ufficialità) gli oli comunitari normalmente a scaffale, sorprendono alcuni risultati delle analisi chimiche con ben quattro oli (La Badia Eurospin, Il Saggio Olivo Todis, Coricelli e Primadonna Lidl) con valori superiori o uguali a 30 mg/kg di etil esteri.

Ricordiamo che il limite legale è 35 mg/kg, quindi questi oli sono formalmente in regola, ma con valori davvero border line, a tal punto che se non fosse per il blocco imposto dalla Spagna all’abbassamento del limite degli etil esteri a 30 mg/kg previsto dal regolamento Ue 1348/2013, gran parte degli oli citati non potrebbero fregiarsi della classificazione di extravergine neanche sotto il profilo chimico analitico.

olio extravergine
Olio extravergine, ancora troppi dubbi sulla qualità

L’unico dei difetti organolettici che possiamo considerare “perdonabile”, ovvero non necessariamente ascrivibile all’azienda, potendo essere imputabile alla catena logistica o alla Grande Distribuzione, è il rancido. Per oli di qualità commerciale standard, come sono la maggior parte delle miscele di oli comunitari, possono bastare anche poche settimane di scaffale perchè emerga il difetto di rancido. A prima vista i parametri chimici de Il Frantolio Carapelli non paiono nemmeno particolarmente allarmanti dal punto di vista della stabilità ossidativa teorica: acidità 0,24, perossidi 4,5, etil esteri 15, polifenoli totali 371. E’ possibile che, nel caso di controlli ufficiali da parte di organi amministrativi o di polizia, tale profilo complessivo non meriti l’incriminazione.

Diverso il caso degli altri oli, i cui difetti sono completamente ascrivibili a mancanze in fase di produzione, ovvero a fermentazioni nel caso del riscaldo e problemi fungini da ammasso nel caso di muffe. E’ naturalmente possibile che, al momento dell’acquisto della partita, il fruttato coprisse il difetto ma altri valori analitici, come i già citati etil esteri avrebbero comunque dovuto mettere in guardia scrupolosi imprenditori oleari. Mi riferisco in particolare a Il Saggio Olivo Todis, La Badia Eurospin e Coricelli, tutti con valori di esteri etilici superiori o uguali a 30 mg/kg. Etil esteri troppo elevati, come sanno tutti gli analisti, sono indice di scarsa qualità della materia prima iniziale. Di più difficile interpretazione il risultato negativo al panel per Colavita Mediterraneo, Cirio Classico e De Cecco Classico, eccezion fatta per Cirio che ha valori preoccupanti di fenoli (190 ppm) e perossidi (11,5 meq/kg) indici forse di una miscela di oli di diverse campagne olearie, quindi con maggiore propensione all’emergere di difetti organolettici.

olio extravergine
Olio extravergine, troppi scandali negli ultimi anni

Fin qui la notizia che, però, merita di essere commentata. Chi ha vissuto gli scandali di dieci anni sull’olio extravergine fa sa quale scossone ha subito il mondo dell’olio. Inchieste giudiziarie e giornalistiche, nazionali e internazionali, hanno sicuramente minato la fiducia dei consumatori ma hanno portato, per qualche tempo, a un incremento della qualità degli oli in commercio. Purtroppo, però, la lezione non è servita, in base a quanto emerso dall’ultimo articolo de Il Salvagente. La qualità dell’olio è nuovamente peggiorata. Come in un film già visto gli imbottigliatori hanno ricominciato ad attaccare il panel test, con gli stessi argomenti di 10 anni fa, facendo finta di ignorare la corposa giurisprudenza ormai esistente sul metodo. Mi aspetto quindi che presto ci si appellerà all’unità della filiera, ai danni d’immagine per l’intero comparto, al discredito a carico delle aziende italiane… Argomenti già sentiti, più volte.

Una novità, però, stavolta c’è. Le aziende imbottigliatrici, in particolare una, hanno deciso di partire all’attacco su un piano diverso dal solito e con metodi differenti dall’usuale. Non le solite minacce legali o le cause milionarie (21 milioni di euro richiesti da Coricelli a Il Salvagente per l’inchiesta 2015) ma addirittura il discredito, se non la diffamazione. Un esposto antitrust, prontamente dato in pasto ai giornali, non per screditare l’inchiesta, magari su basi scientifiche, ma per macchiare gli autori. Una sorta di legge del taglione 2.0: tu fai male a me, io lo faccio a te. Occhio per occhio, dente per dente. Una tattica, anche mediatica, molto discutibile ma sicuramente di dubbio gusto. A entrare nel merito ci penserà Il Salvagente e la sua casa editrice. Non voglio certo rubare loro la storia. Documenti alla mano, a mio parere, si tratta di un clamoroso boomerang. Proprio per questa ragione non posso che esprimere la massima solidarietà al Direttore Riccardo Quintilli, al Vicedirettore Enrico Cinotti e a tutta la redazione, facendo al contempo loro i complimenti per l’ennesimo scoop oleario.

Conoscendo la realtà del settore, con la Spagna e la Tunisia le cui produzioni, al 60-70% sono vergini e lampanti, non è meglio dire la verità? L’extravergine di oliva è poco e non ce n’è per tutti. Noi imbottigliatori facciamo quanto possibile per offrire il meglio che il mercato può darci ma purtroppo non sempre è eccellente e dobbiamo “arrangiarci”, dando comunque la possibilità al consumatore di acquistare olio sano, ovvero che non fa male alla salute, e controllato al prezzo più basso possibile. Si tratta di un consiglio non richiesto, lo so. Almeno, però, si animerebbe un dibattito più sincero, evitando il copia-incolla di quanto già detto e scritto un decennio fa.

Alberto Grimelli direttore di TeatroNaturale.it

© Riproduzione riservata.

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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15 Commenti

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    “e dobbiamo “arrangiarci”, dando comunque la possibilità al consumatore di acquistare olio sano, ovvero che non fa male alla salute”

    Sano=non fa male alla salute.

    Salute non significa assenza di malattia.

    Ci si arrangia per offrire un olio commestibile, ai limiti dei parametri fissati dagli stessi portatori di interessi, con buona pace dei claim sulle virtù taumaturgiche dell’oro verde.

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    Utilizzo 2 tipi di olio extravergine, a casa.

    Uno è quello da scaffale del supermarcato, da pochi euro (Monini Classico, per la precisione), e poco importa se è estratto a freddo e menate simili perchè poi lo uso per cucinare e quindi affronta temperature elevate. Una bottiglia da litro non arriva a durarmi un mese…
    La cosa che mi interessa è che non sia pericoloso per la salute.

    L’altro è un olio del mio territorio, del quali ho maggiori garanzie per cui sono disposto a spendere cifre ben più alte del primo e lo uso solo a crudo. Pertanto prediligo un olio che abbia un sapore che mi piace.

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      Personalmente reperisco dal contadino di fiducia e l’approvvigionamento avviene subito dopo la macinatura, da 30 anni sempre dallo stesso, come faccio anche per verdure, polli, conigli e, dal piccolo pescatore che va in mare con la sua barchetta e tira le reti con il pescato del giorno aquisto il pesce appena pescato, a volte poco assortito ma sempre gustoso e sano

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      Interessante il quadro bucolico offerto da Tiziana, però raramente chi vive in una grande area urbana può con facilità approvvigionarsi dal produttore… giocoforza occorre acquistare da intermediari, che sia GDO piuttosto che banco al mercato.

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      Anche io Roberto faccio così come te, cambiando spesso l’uno e l’altro. Non capisco dove sbaglio secondo gli altri che scrivo su queste pagine. Forse dovrei solo spendere di più per mantenere un economi sana? Ma io pago già le tasse per avere questo.

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    Penso che tutto dipende dall’interesse che si ha nel curare l’alimentazione, so che non è molto comodo come fare la spesa al supermercato ma, anche mangiare una cosa semplice come il pane fatto in casa da me, l’olio e pomodori del contadino, diventa qualcosa di un gusto unico ed inimitabile oltre che salutare

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      Per Sandrine: anche vivendo in città è possibile accedere a prodotti genuini, per la maggior parte biologici e di qualità, a un prezzo “giusto” sia per chi vende che per chi compra… mai sentito parlare dei GAS (Gruppi di Acquisto Solidale)?

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      Certamente Hai Perfettamente ragione, comunque a parer mio ovviamente, quando si va a l supermercato, e si acquista il prodotto, ho imparato a leggere le etichette, e a diffidare dei prodotti troppo scontati, come esempio olio d’oliva a 3 euro al litro, non esiste, a ogni modo pochi hanno la possibilità dell’acquisto dal contadino, e non sempre purtroppo nemmeno loro danno garanzie di qualità, vissuta un’esperienza simile sulle mie spalle, con dei formaggi ” del Contadino”

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    maria antonia fusco

    Questi articoli oltre ad essere utili evidenziano tuttavia una certa tendenza alla frode che dispiace quando riguarda un prodotto così tipicamente italiano che ha conquistato il mondo intero. Purtroppo l’aggettivo extravergine basta alla maggior parte dei consumatori che poi cercano il prodotto meno caro senza controllare altri parametri come l’acidità. il luogo di produzione, la provenienza ecc ecc. Un olio extravergine vero non può costare meno di 12 euro al litro, prezzi più bassi o molto bassi debbono far sospettare che possa essere miscelato ad olio lampante corretto chimicamente per l’acidità. Allora è meglio cucinare con un buon olio di semi (arachide o girasole) e comprare un olio buono extravergine per l’uso a crudo

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      Angelo Calogero Carlino

      Buongiorno, io produco circa 2500 lt di olio certificato bio da cultivar italiane e distinte per la gradazione di fruttato, ma difficilmente riesco a piazzare tutta la produzione a 10 € litro compresa spedizione e lattina da 5 lt, per diversi motivi, il principale è il basso prezzo che la GDO mette agli oli sullo scaffale nel periodo della raccolta, è concorrenza sleale.

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      A parte il fatto che ogni piatto dovrebbe avere il grasso più adatto per cuocerlo, non capisco perchè un buon olio di girasole (tutti uguali) sia migliore di un EVO da 3 euro o di un Olio di Oliva. Me lo spieghi grazie?
      A chi si mette in competizione con la GDO producendo 12500 l anno direi che ha sbagliato target.

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    La signora Coricelli dell’omonima azienda nella campagna pubblicitaria che si sente tutti i giorni dice che producono olio da 70 anni ….In realtà non hanno mai avuto neppure un ulivo. Sono semplici imbottigliatori di olio della comunita’ europea . I primi 10 marchi italiani di olio , forse non e’ chiaro , sono imbottigliati e non prodotti. Questi signori acquisiscono cisterne di olio, prevalentemente dalla Spagna e lo imbottigliano. Perche’ non andate vedere i famosi ulivi …….di Cirio , Coricelli, Carapelli, Bertolli, Sasso, Dante, De Cecco, Farchioni, Fiorentini. Ma alle fine gli imbottigliatori fanno il loro mestiere…..business , il colmo sono i consumatori razza ignorante che acquista olio a 2,99.

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      Sono sempre stato curioso di sapere che olio usa per la cucina quotidiana (non a crudo intendo) un consumatore come Lei, ci spieghi. Io di cucina sono ignorante, cerco solo di informarmi.

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    Ho notato che da alcuni anni ritornano periodicamente nello scaffale della GDO bottiglie di “OLIO di OLIVA” adu un prezzo poco competitivo, mi chiedo come mai neppure a cercarlo con il lanternino riesco a vedere una bottiglia di “OLIO VERGINE di OLIVA” che userei volentieri in cottura.

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      Simone Raineri

      Salve Felix, il motivo è relativamente semplice, l’olio vergine di oliva verrebbe probabilmente scartato del consumatore poichè presenta difetti organolettici (mediana del difetto comunque inferiore a 2.5) ma presente, mentre l’olio di oliva derivando da oli raffinati e deodorati e poi addizionati in percentuale variabile con extravergini, risulta delicato, ma non difettato, e con una acidità libera espressa in acido oleico nettamente inferiore al 2% consentito per l’olio vergine di oliva.