Home / Pianeta / Olio di palma e deforestazione, Greenpeace contro Mondelēz. Simulata la distruzione di una foresta pluviale davanti allo stabilimento italiano

Olio di palma e deforestazione, Greenpeace contro Mondelēz. Simulata la distruzione di una foresta pluviale davanti allo stabilimento italiano

greenpeace mondelez olio di palma deforestazione 2“Mondelēz e le altre multinazionali devono smettere di rifornirsi da Wilmar, il principale commerciante di olio di palma a livello globale, fin quando questo non sarà in grado di dimostrare che l’olio di palma che vende non è prodotto a scapito delle foreste.” È quanto denuncia Greenpeace, che ha simulato la distruzione di una foresta pluviale davanti allo stabilimento della multinazionale Mondelēz a Capriata d’Orba, dove produce per il mercato italiano snack contenenti olio di palma come i cracker Ritz e le patatine Cipster.

Tra il 2015 e il 2017, ventidue fornitori di olio di palma di Mondelēz – tra cui Wilmar, che controlla circa il 40% del commercio mondiale – sono stati responsabili della distruzione di oltre 70 mila ettari di foresta pluviale nel Sud-Est Asiatico, di sfruttamento del lavoro minorile e dei lavoratori, di deforestazione illegale, incendi dolosi e accaparramento di terre.

Nel 2013, Greenpeace International aveva rivelato che Wilmar e i suoi fornitori erano responsabili della deforestazione, degli incendi nelle torbiere e della massiccia distruzione dell’habitat della tigre di Sumatra. Alla fine di quell’anno, la multinazionale aveva annunciato un’ambiziosa politica di “no-deforestazione, no-distruzione delle torbiere e no-sfruttamento dei lavoratori”. Ma erano solo delle promesse. Infatti, in un rapporto pubblicato lo scorso settembre e intitolato Final Countdown, Greenpeace ha documentato come Wilmar continui ad acquistare olio di palma da fornitori che distruggono le foreste, espropriando la terra alle comunità locali.

Purtroppo non è l’eccezione ma la regola, afferma l’associazione ambientalista. Tra il 2010 e il 2015 numerose multinazionali che utilizzano olio di palma nei propri prodotti si sono impegnate a eliminare dalla propria catena di approvvigionamento il collegamento a deforestazione, distruzione delle torbiere e violazione dei diritti dei lavoratori e comunità locali entro il 2020. Nonostante ciò, la distruzione delle foreste pluviali indonesiane a causa dell’espansione delle piantagioni di palma da olio non ha mostrato alcun segno di rallentamento.

“Le promesse delle grandi aziende di non comprare più da fornitori come Wilmar non bastano più, è ora di passare ai fatti”, afferma Greenpeace: “bisogna pretendere che gli impegni presi per fermare entro il 2020 la distruzione delle foreste diventino realtà!”

© Riproduzione riservata

* Con Carta di credito (attraverso PayPal). Clicca qui

* Con bonifico bancario: IBAN: IT 77 Q 02008 01622 000110003264
indicando come causale: sostieni Ilfattoalimentare 2018. Clicca qui

  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

Guarda qui

greenpeace antibiotici pesticidi allevamento agricoltura campionamento

Antibiotici e pesticidi nelle acque: agricoltura e allevamenti intensivi inquinano. Le analisi di Greenpeace, che chiede un cambio di rotta

L’allevamento intensivo e l’agricoltura industriale inquinano i corsi d’acqua europei. È questa la conclusione dell’associazione …

Un commento

  1. Buongiorno.
    Purtroppo l’olio di palma è solo una delle cause della deforestazione nel mondo.
    Proprio oggi leggo su diversi siti della deforestazione causata in Africa dalla coltivazione del cacao.
    Olio di palma e cioccolato sono gli ingredienti principali di tante merendine, e dolci in generale, che abbondante spazio trovano nei banchi dei supermercati.
    Vale la pena di chiedersi se non sia il caso di intervenire in modo drastico e più diretto, ovvero concordando dei limiti con i principali paesi produttori (a fronte, magari, di aiuti economici per quelli più poveri) allo scopo di limitare la distruzione di massa degli ambienti naturali.
    E poi di imporre dei limiti di produzione (ma questo varrebbe per tutto, carne compresa) anche alle stesse aziende, perché non si può distruggere il pianeta per inondare i supermercati di barrette di cioccolato, cioccolatini, caramelle, biscotti ecc.
    Non si può non fissare un tetto alla produzione mondiale, quando questa, allo stato attuale, comporta spreco di risorse e distruzione dell’ambiente.
    La tassa sugli zuccheri potrà essere anche uno strumento, ma non può essere l’unico.
    Bisogna intervenire più direttamente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *