“Era il 20 aprile del 1964, pioveva e il primo vasetto di Nutella ® usciva dalla fabbrica Ferrero di Alba.” No, non state leggendo la nostalgica storia della crema di nocciole sul sito della Ferrero, ma l’inizio della presentazione della nuova moneta da collezione, della serie dedicata alle “eccellenze italiane”, sulla pagina della Zecca dello Stato. Non siamo certo esperti di numismatica, ma ci risulta difficile capire perché la Commissione composta da rappresentanti del Ministero, della Zecca e da Maestri d’arte abbiano deciso di celebrare, quest’anno assieme a Dante, Caravaggio e le professioni sanitarie, un prodotto commerciale attualmente sul mercato. Nella stessa serie tra le eccellenze nel 2020 era stata inserita la macchina per scrivere portatile Lettera 22 dalla Olivetti. Anche in quel caso si trattava di un brand commerciale, ma l’oggetto della raffigurazione è ormai entrato nella storia del nostro paese, e soprattutto non è più prodotto dal 1965.

È vero che il vasetto di Nutella è un’icona della cultura pop, però lo troviamo ancora in vendita sugli scaffali del supermercato accanto alle creme di cacao e nocciola delle altre marche. “… Un prodotto diventato simbolo di italianità nel mondo…” così segue la descrizione del soggetto della moneta celebrativa in argento. Sarà anche simbolo di italianità ma certo non della dieta mediterranea di cui tanto ci vantiamo; anzi potremmo mettere l’iniziativa sullo stesso piano di una ipotetica moneta con l’effige della bottiglia di Coca-Cola per celebrare gli Stati Uniti.

le monete celebrative della Nutella FerreroAlmeno non è stata inserita in un’altra delle serie della Zecca, quella “enogastronomica” in cui quest’anno compaiono tortellini e lambrusco dall’Emilia-Romagna e cannoli e passito dalla Sicilia. Sarà forse dovuto alla sua composizione nutrizionale e/o all’origine degli ingredienti? Lo zucchero rappresenta quasi il 55% del vasetto, seguito dall’olio di palma (23%) dal Sud Est asiatico, nocciole (14%) dalla Turchia e infine il cacao che arriva probabilmente dall’Africa.

È stata lanciata anche una petizione su Change.org dal collezionista Renato Ongania, che chiede di togliere la Nutella dalle monete della Repubblica Italiana, perché secondo lui è intollerabile che si metta un brand commerciale sul conio di Stato. Un altro aspetto che ci ha colpito è che nella pagina di presentazione della moneta dedicata a Ferrero c’è anche il link diretto al sito web dell’azienda dolciaria.

Quest’anno assieme a Dante, Caravaggio e le professioni sanitarie, la Zecca celebra la Nutella

Un tributo decisamente inaspettato quello di onorare il vasetto come “eccellenza italiana” da parte dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, società per azioni controllata al 100% dal Ministero dell’Economia, che in questo modo ha anche voluto celebrare, “nel 2021, il 75° anniversario della nascita dell’azienda Ferrero” oggi multinazionale, che dal 1973 ha sede a Lussemburgo.

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Francesco
Francesco
27 Gennaio 2021 14:35

È incredibile la lotta che fate contro la Nutella e la Ferrero in generale. Nutella è un eccellenza italiana, come lo è la pizza. E poi continuare nell’articolo ancora una volta a specificare cosa contiene 100gr di prodotto… lo trovo da parte sua patetico. Si sta parlando di eccellenze italiane o di composizione organolettiche? Certo se Ferrero sponsorizzasse il Fatto A tutto questo non ci sarebbe.

Max
Max
Reply to  Francesco
28 Gennaio 2021 11:12

La pizza non è un piatto culinario millenario, la nutella un prodotto industriale di una singola azienda il cui nome è protetto dai diritti d’autore.

andrea
andrea
Reply to  Francesco
29 Gennaio 2021 08:44

concordo pienamente con Francesco

Roberto
Roberto
Reply to  Francesco
30 Gennaio 2021 10:28

Pienamente d’accordo con Francesco. È la dose che fa il veleno (cit.)

Claudio Buttura
Claudio Buttura
Reply to  Francesco
30 Gennaio 2021 13:48

L’ennesima dimostrazione dell’indecente prostrarsi dei governi italiani ai piedi delle multinazionali, da qualunque iperspazio provengano.
Ignobilmente vergognoso.

Salvatore Giuffrida
Salvatore Giuffrida
Reply to  Francesco
30 Gennaio 2021 20:17

Dal punto di vista alimentare la Nutella è la vergogna dell’Italia così come la Coca Cola lo è degli Stati Uniti. Il fatto che sia la crema spalmabile alla nocciola (turca e in percentuale ridicola) più venduta al mondo non ci autorizza a ritenerla un’eccellenza della quale andare fieri. Piuttosto ci dovrebbe fare arrossire il fatto che questo cibo malsano venga somministrato ai nostri bambini con il sostegno di massicce campagne promozionali, senza le quali il destino commerciale di questa crema non sarebbe lo stesso. E a proposito della insinuazione sulla corruttibilià della testata giornalistica che ci ospita, chi segue da tempo il Fatto Alimentare apprezza l’imparzialità dei suoi servizi e una scelta editoriale che con si lascia intimorire o asservire soprattutto dalle multinazionali alimentari, come purtroppo succede con la gran parte della stampa italiana.

Ligiana di Pumpo
Ligiana di Pumpo
Reply to  Francesco
31 Gennaio 2021 10:22

Quanto affermato nell’articolo è sacrosanto!la nutella di oggi non ha nulla a che vedere con quella delle origini con la quale anche io sessantenne sono cresciuta:non c’era il grasso di palma ma tutti ingredienti naturali e italiani…oggi non c’è nulla di italiano….

Andrea
Andrea
Reply to  Francesco
31 Gennaio 2021 10:29

Forse chi si indigna è proprio a digiuno di nozioni e conoscenza della numismatica. Ci si è già dimenticati del trittico “Olivetti lettera 22” e “vespa”? Solo per citarne alcuni. Per questi nessuno si indigna? Acquistare la nutella non è un obbligo ma una scelta di un prodotto italiano che tutti hanno provato ad imitare senza riuscirci lontanamente.

Mauro
Mauro
Reply to  Francesco
31 Gennaio 2021 18:15

Iniziativa eccellente sotto ogni punto di vista, non solo Nutella è stata la prima crema di quel tipo (1946 “Pasta Giandujòt”, 1951 “Supercrema”, 1964 “Nutella”), in seguito imitata con scarsa o nulla fortuna da molte altre industrie nostrane e d’oltralpe che hanno cercato di sfruttarne la fama, ma ha consentito a milioni di italiani che con scarsi mezzi cercavano di ricostruire l’Italia dopo la guerra di poter avere una crema spalmabile a basso prezzo.

E la Ferrero è una delle industrie di eccellenza italiana (non “multinazioinale”), che ha dato e dà lavoro a migliaia di lavoratori che possono così mantenere le loro famiglie, senza mai venire meno agli aspetti etici del lavoro nè licenziare o cassintegrare anche nei momenti di difficoltà, e senza appecorarsi alle mode del momento nè piegarsi alla campagna denigratoria imbastita dai francesi con la loro insensata guerra all’olio di palma.

Stupisce il livore e il malanimo che trasuda da questo articolo, ferocemente prevenuto nei confronti di un prodotto commerciale, amato dalla maggioranza degli italiani, scadendo sino a tentare improponibili confronti con la CocaCola, che comunque gli americani avrebbero tutte le ragioni di commemorare come meglio ritengono

AndreaV
AndreaV
Reply to  Francesco
31 Gennaio 2021 18:22

Rispondo ad Andrea (autore del commento del 31/1 ore 10:29). Lettera 22 e Vespa furono celebrate quando erano ormai fuori produzione, il che ha tutt’altro senso. Inoltre, en passant, si tratta semmai di un dittico, non un trittico.

Mario
Mario
Reply to  Francesco
1 Febbraio 2021 04:50

Ma infatti, tutti a indignarsi per un doveroso riconoscimento a una delle poche aziende italiane che non si sono vendute a una multinazionale e a un prodotto che da settant’anni gli italiani apprezzano… per me dovevano stampare una moneta corrente, da sbattere in faccia agli stranieri che da sempre la denigrano e la imitano, è solo invidia, giusto il paragone con la Vespa e la Lettera22, dobbiamo essere orgogliosi dei nostri successi!

Mauro
Mauro
Reply to  Francesco
1 Febbraio 2021 10:33

Valeria Nardi
“non vedo dove possa leggere addirittura “livore e malanimo””

Tranne che dalla prima all’ultima riga?

Non un accenno al fatto che Ferrero sia un marchio esclusivamente italiano, cosa che già da sola le varrebbe una medaglia, che sia un’azienda che dà lavoro a migliaia di persone e ha sempre evitato di licenziare o cassintegrare, che sia un’azienda in continua espansione che contribuisce al nostro miserando PIL vendendo moltissimo all’estero (tutto ciò ovviamente anche guardando al profitto, non è la Caritas).

Non un accenno al fatto che la spalmabile alle nocciole vanti una storia ultrasettantennale grazie al genio di Ferrero, che in un dopoguerra di macerie, disoccupazione e fame, si è inventato un surrogato del costoso cioccolato, per il quale dovevamo e dobbiamo dipendere dall’estero, con le localissime e bistrattate nocciole delle Langhe (sì, ora le compra anche dall’estero… le Langhe sono un pochino più piccole del Brasile).

Ma solo continue ossesive ripetute citazioni di difetti dietetici, eccessi di zucchero, ovviamente non poteva mancare il maledetto e mortale olio di palma… ah, dimenticavo, ciliegina sulla torta il “cacao africano”, quando potrebbe, immagino, usare il cacao prodotto in abbondanza nelle estese piantagioni dell’Abruzzo o della Sardegna o di Piazza Duomo.

Provi a sostituire nell’articolo “Pfizer” a “Ferrero”, e l’articolo può tranquillamente ripubblicarlo (magari con lo pseudonimo di “scienziato premio Nobel”) su uno qualunque dei dieci piani di morbidezza dei blog antivax di cui la rete è piena, e ottenere la stessa messe di commenti acritici di “consumatori informati” pronti a denigrare ciò che non conoscono o non capiscono e a “indinnnniarsi” senza inserire il cervello tra sedia e tastiera.

Andrea
Andrea
Reply to  Francesco
1 Febbraio 2021 18:49

Concordo pienamente con Mauro.

@Anonimo che ha commentato quanto ho scritto: se questi Lei li chiama dittico…è opportuno avvertire tempestivamente la Zecca dello Stato che hanno commesso un epico errore
https://www.shop.ipzs.it/2020-lettera-22-olivetti-tritt5e-ag-fdc48-2ms10-20f006.html
https://www.shop.ipzs.it/48-2ms10-19f013-v1.html

Mario
Mario
Reply to  Francesco
2 Febbraio 2021 20:09

Valeria Nardi
La notizia non era sulle politiche di Ferrero ma su una decisione della Zecca di stato, ed è infatti a questa che si chiede una spiegazione.

Non è quello che abbiamo capito tutti noi che abbiamo scritto nei commenti sia quelli che hanno commentato favorevoli che contrari, mio nonno diceva che è il tono che fa la musica e qui il tono tutti lo hanno sentito come contrario alla nutella perchè ha troppo zucchero e ha l’olio di palma e le nocciole africane e il cioccolato turco e per questo non andava premiata con la medaglia, la zecca non ciazzecca per niente!

Alberto Tadini
Alberto Tadini
27 Gennaio 2021 16:14

iniziativa semplicemente scandalosa

Giuseppe Spadavecchia
Giuseppe Spadavecchia
Reply to  Alberto Tadini
28 Gennaio 2021 17:51

Concordo in pieno, iniziativa non condivisibile!

Biagio Morabito
Biagio Morabito
27 Gennaio 2021 18:13

Gentili Signori,

Se questa accozzaglia di zucchero e poco altro è un’eccellenza siamo messi decisamente peggio di quanto pensassi.

Distinti Saluti,

Giuseppe Spadavecchia
Giuseppe Spadavecchia
Reply to  Biagio Morabito
28 Gennaio 2021 17:52

Bravo sono d’accordo

Enrico
Enrico
Reply to  Biagio Morabito
30 Gennaio 2021 11:30

Sarà anche buona non metto in dubbio ma dal punto di vista salutare non mi sembra da premiare !! Allora in America dovrebbero premiare la coca cola e non so quanti qui sarebbero ancora di accordo.

Salvatore
Salvatore
27 Gennaio 2021 20:57

La Nutella non è nata nel 1964. E’ nata come Giandujot, trasformata successivamente in Supercrema, per diventare poi Nutella. Anche la composizione è cambiata negli anni. Che poi sia simbolo dell’italianità, ebbene, diciamolo, sì, perché italiano non è sempre buono e bello.

Riccardo
Riccardo
28 Gennaio 2021 17:50

Buonasera, io trovo che il concetto in sé non sia proprio sbagliato (premiare il brand, non il prodotto), ma potevano semplicemente scegliere un altra azienda che rappresentasse nel mondo l’Italia.
Mi sbaglierò, ma tra tutti i brand, quello che si avvicina di più come fama è soltanto uno e, nonostante tutto, secondo me non è alla pari di Ferrero: Barilla!!!

Mauro
Mauro
30 Gennaio 2021 10:03

Iniziativa eccellente sotto ogni punto di vista, non solo Nutella è stata la prima crema di quel tipo (1946 “Pasta Giandujòt”, 1951″Supercrema”, 1964 Nutella), in seguito imitata con scarsa o nulla fortuna da molte altre industrie nostrane e d’oltralpe che hanno cercato di sfruttarne la fama, ma ha consentito a milioni di italiani che con scarsi mezzi cercavano di ricostruire l’Italia dopo la guerra di poter avere una crema spalmabile a basso prezzo.

E la Ferrero è una delle industrie di eccellenza italiana, che ha dato e dà lavoro a migliaia di lavoratori che possono così mantenere le loro famiglie, senza mai venire meno agli aspetti etici del lavoro nè licenziare o cassintegrare anche nei momenti di difficoltà, e senza appecorarsi alle mode del momento nè piegarsi alla campagna denigratoria imbastita dai francesi con la loro insensata guerra all’olio di palma.

Stupisce il livore e il malanimo che trasuda da questo articolo, ferocemente prevenuto nei confronti di un prodotto commerciale, amato dalla maggioranza degli italiani, scadendo sino a tentare improponibili confronti con la CocaCola, che comunque gli americani avrebbero tutte le ragioni di commemorare come meglio ritengono, uno scivolone di parte che nonostante i banner pubblicitari dal questa pagina non mi sarei mai aspettato.

Milena
Milena
30 Gennaio 2021 11:17

Sono senza parole!!!Non ci posso credere. Ebbene sì, questa è un’eccellenza italiana. Vuol dire che siamo caduti proprio in basso!!!

Michele
30 Gennaio 2021 13:19

Concordo pienamente con Francesco Max e Andrea
è una eccellenza Italiana
Molte aziende sparse per il mondo cercano di copiarla senza mai riuscirci.
Alla fine chi premia il prodotto è sempre il consumatore e la Nutella è intramontabile, inutile che continuate a remargli contro anzi smettetela siete monotoni, intorno alla Nutella lavorano e campano Migliaia di famiglie e non venite nuovamente a raccontare la storiella dell’olio di palma con un cucchiaio non muore nessuno …

jogger
jogger
30 Gennaio 2021 15:07

eviterei di dedicare monete a prodotti industriali!

AndreaV
AndreaV
30 Gennaio 2021 15:18

Non ci posso credere!

Salvatore Giuffrida
Salvatore Giuffrida
30 Gennaio 2021 16:53

La commemorazione della Nutella su una moneta celebrativa della Repubblica italiana è uno scivolone vergognoso. Denota la colpevole ignoranza dei burocrati che hanno assegnato tale patente di itanianità a un prodotto commerciale che non ha niente di italiano, a cominciare, come ha ben chiarito Valeria Nardi. Per questo mi sono affrettato a sottoscrivere l’appello di Change Org.

Francesco A.
Francesco A.
30 Gennaio 2021 19:52

A me sembra che queste monete siano semplicemente di cattivo…gusto.
Sono decisamente brutte.

Alessandra D'Angelo
Alessandra D'Angelo
31 Gennaio 2021 11:07

Nutella è solo marketing e ingredienti la cui origine e somma fanno rabbrividire. La pummarola avrebbe avuto più senso. Ma è proprio la scelta di utilizzare lo schema della classifica calcistica (che almeno si basa su risultati oggettivi) ad una cosa così significativa come la rappresentatività di una nazione nel mondo ad essere un obbrobrio.

Filippo
Filippo
1 Febbraio 2021 05:05

Condivido l’utente Francesco 27 Gennaio 14:35, questo articolo polemico e tendenzioso potevate evitarvelo.

Salvatore Giuffrida
Salvatore Giuffrida
1 Febbraio 2021 12:16

Qualche anno addietro, nel corso di alcuni incontri di educazione alimentare in un istituto superiore, ho invitato sei fra i più sfegatati sostenitori della bontà della Nutella a sottoporsi a una degustazione alla cieca, letteralmente bendati. Ho somministrato cinque campioni di una “crema spalmabile alla nocciola”, tutti prodotti da aziende italiane con la stessa tipologia e percentuale di ingredienti, tranne un campione che conteneva meno zucchero, burro anidro e percentuali rilevanti di pasta di nocciole e cacao (niente olio di palma). Cinque dei sei studenti non sono riusciti a individuare la Nutella, mentre tre di loro hanno evidenziato con piacere la presenza di un campione con netto sentore di cioccolato. Ho ripetuto l’esperimento l’anno successivo in un’altra classe con risultati molto simili. Sono sicuro che se avessi proposto la prova mostrando i diversi barattoli, tutti avrebbero indovinato senza esitazione il prodotto oggetto della ricerca.
Altra esperienza. In pizzeria, vicinio al mio tavolo, un gruppo di una decina di ragazzini festeggiava con pizze alla Nutella. Uscendo, avevo chiesto al pizzaiolo come mai non usava la crema descritta nel menu ma un’altra che avevo notato vicino al piano di lavoro. Risposta : “E’ perfettamente uguale e poi finora nessuno si è lamentato”.

Mauro
Mauro
Reply to  Salvatore Giuffrida
1 Febbraio 2021 19:48

Salvatore Giuffrida,
l’esperimento che hai fatto conferma quanto già dimostrato da altri a proposito dei vini, dove dei sommelier professionisti non sono stati in grado di distinguere il Tavernello da vini di pregio, se fatti correttamente assaggiare in “doppio cieco”, spingendosi sino a lodarne gli aromi nascosti e i retrogusti raffinati, in quanto tutti siamo esseri umani e tutti, inconsciamente o meno, pesantemente condizionati da stimoli esterni quali il marchio famoso, l’etichetta seducente, i claim propagandistici.

Ma soprattutto dimostra che la presunta superiorità organolettica delle creme che imitano la Nutella utilizzando la stessa ricetta di base è frutto solamente del condizionamento negativo della rilevanza attribuita agli aspetti nutrizionali e salutistici, a cui viene attribuita un’importanza comprensibile per prodotti essenziali come carne, pane, olio, ma piuttosto eccessiva per un prodotto voluttuario, ossia che si assume per sfizio e non per nutrizione, e che nel caso è sufficiente consumare in quantitativi ridotti.

Ne è riprova il fatto che la crema che, modificando la composizione originale, conteneva un maggiore quantitativo di cacao è l’unica che sia stata distinta dalle altre quattro almeno dalla metà del panel degli assaggiatori, perché la sua composizione era realmente differente da quella standard della crema gianduja, originale o imitazione.

Leggo invece con sconforto che l’indistinguibilità organolettica di queste creme sia stata sfruttata “all’italiana” da un pizzaiolo per truffare i suoi clienti spacciando loro per Nutella un prodotto differente e, ovviamente, di costo inferiore, sono certo che avrai provveduto a denunciarlo immediatamente ai NAS i quali, accertato il reato, gli avranno sicuramente inflitto una multa salata e fatto chiudere l’esercizio per almeno qualche giorno e con la dovutà pubblicità.

rolf250
rolf250
8 Febbraio 2021 19:12

Nutella all’inizio era davvero un’eccellenza italiana. Poi a parità di prezzo finale hanno cambiato la composizione sostituendo un olio sano con quello di palma, a danno del colesterolo dei clienti e delle foreste del Borneo, per non parlare delle nocciole turche.
Io non la compro più da molti anni.

Giorgio
Giorgio
Reply to  rolf250
9 Febbraio 2021 11:54

rolf250:
“hanno cambiato la composizione sostituendo un olio sano con quello di palma”

No, la Nutella ha SEMPRE contenuto l’olio di palma, che in etichetta all’epoca era indicato, come richiedeva la legge, come “olio di semi”, e negli anni ’60 lo scriveva anche nelle sue pubblicità (ancora non era stato demonizzato dalla campagna commerciale francese contro la Nutella, ed era usato normalmente e con vanto in tutta l’industria alimentare).

“a danno del colesterolo dei clienti”
No, il contenuto di colesterolo nell’olio di palma è 0 (zero), ennesima bufala messa in rete ad arte.

“delle nocciole turche”
La Ferrero assorbe circa un terzo della PRODUZIONE MONDIALE di nocciole perché quelle italiane non basterebbero neppure per coprire il consumo interno italiano (qui in Alta Langa la produzione è diminuita del 50%, in pianura del 90% rispetto al passato) e la loro qualità è calata (nel Sud il fenomeno del “rotten hazelnut” interessa dal 24 al 75% del prodotto, dati 2016).

“Io non la compro più da molti anni”
Scelta tua, ma se lo fai in base a queste valutazioni te ne stai privando senza motivo.