Una donna seduta su una panchina consulta la recensione di un ristorante dallo smartphone; concept: recensioni online

Recensioni online sotto stretta: nuove regole contro i commenti falsi, ma tra obbligo di scontrino e limiti giuridici restano molte incognite.

Cento recensioni positive per 400 euro. Oppure una raffica di commenti negativi se rifiuti. È il prezzo – nemmeno troppo alto – del mercato nero delle recensioni online che colpisce ristoranti e hotel. Un fenomeno sempre più diffuso, a cui il governo tenta di rispondere con una nuova legge, destinata però a scontrarsi con diversi ostacoli.

Il nuovo Disegno di Legge annuale per le piccole e medie imprese, in vigore dal 6 aprile 2026, introduce una nuova stretta alle recensioni online, una disposizione fortemente voluta del Ministero del Turismo che vorrebbe tutelare esercenti e consumatori, ma che, come vedremo, mostra delle criticità che potrebbero inficiare la sua efficacia. L’obiettivo dichiarato dalla legge è quello di contrastare i commenti online illeciti relativi a prodotti, prestazioni e servizi offerti dalle imprese della ristorazione e dalle strutture del settore turistico situate in Italia.

Persona controlla uno scontrino al supermercato; concept: supermercati
Saranno considerate valide solo le recensioni rilasciate non oltre 30 giorni dall’utilizzo del prodotto o del servizio e corredate da scontrino

La stretta alle recensioni online

Al fine di garantire la presenza delle sole recensioni attendibili, vengono considerate valide solo quelle rilasciate non oltre 30 giorni dalla data di utilizzo del prodotto o del servizio e laddove vengano corredate dallo scontrino fiscale, considerato una “prova schiacciante” del fatto di aver vissuto in prima persona una determinata esperienza. Dopo due anni dalla pubblicazione, i giudizi espressi sulle piattaforme digitali possono essere considerati non più attuali e quindi potenzialmente illeciti, se non rappresentano più la realtà dell’impresa.

Un’ulteriore novità riguarda anche il divieto delle cosiddette recensioni ‘pilotate’ da sconti o benefici. Sarà l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) a esercitare i poteri investigativi e sanzionatori: attraverso un monitoraggio annuale, l’AGCM potrà intervenire con multe fino a 10 milioni, oltre a eventuali responsabilità penali. Dal canto loro, le imprese potranno segnalare le recensioni ritenute illegittime alle piattaforme digitali, chiedendone la rimozione attraverso le procedure previste a livello europeo. Un procedimento che non sarà immediato: spetterà alle piattaforme valutare i singoli commenti e, eventualmente, provvedere alla cancellazione.

I limiti della legge

Fino a qui sembrerebbe tutto chiaro, ma ora proviamo a capire quali sono i punti che presentano delle contraddizioni. Partiamo dalle recensioni incentivate, cioè quelle pagate o premiate. Nel Digital Services Act (DSA) – il regolamento pienamente in vigore in tutta Europa dal febbraio 2024 che disciplina i servizi online per garantire un ambiente in rete più sicuro, trasparente e responsabile – queste ultime non sono automaticamente vietate, ma devono rispettare degli obblighi di trasparenza.

Il DSA, infatti, impone alle piattaforme di rendere esplicita l’origine della recensione, in modo tale che i consumatori siano a conoscenza della natura del commento e non cadano in pratiche ingannevoli. Accanto a questo primo conflitto con la legislazione europea, si presenta un altro limite.

Le principali piattaforme digitali – Google, TripAdvisor, Booking – hanno sede fuori dall’Italia e, di conseguenza, il Paese che deve regolare eventuali controversie non è l’Italia, ma quello di origine. Un ristoratore che segnala un abuso potrebbe scontrarsi dunque con l’impossibilità della normativa italiana di imporsi su di loro.

Quadro con il logo di TripAdvisor in un ristorante; concept: recensioni online, piattaforme digitali
Un possibile limite all’efficacia del provvedimento è il fatto che le principali piattaforme – Google, TripAdvisor, Booking – hanno sede fuori dall’Italia

Lo scontrino

Infine, anche l’obbligo di fornire lo scontrino fiscale sembra suscitare dei dubbi principalmente dovuti al fatto che spesso non si conserva a lungo la ricevuta dopo aver consumato una cena fuori o aver trascorso dei giorni in una struttura.

A meno che non si riscontrino problemi legati alla privacy, fornire la documentazione fiscale sembrerebbe però essere l’ostacolo più facilmente superabile, rispetto a quelli legati ai limiti legislativi.

Il racket delle recensioni

Il motivo per cui le recensioni online richiedono una propria normativa sta nel fatto che si tratta di un mondo capace di muovere grandi capitali. Secondo i dati aggiornati al 2025, il 93% dei clienti dichiara che i commenti pubblicati in internet influenzano le proprie decisioni di acquisto e quasi il 53% dei consumatori si fida delle recensioni online quanto dei consigli personali.

Inoltre, il 44% degli italiani legge almeno cinque recensioni prima di prenotare un ristorante, i giudizi online incidono per il 30% sul fatturato e l’82% delle prenotazioni alberghiere è influenzato dai commenti digitali. Queste percentuali ci fanno capire come al giorno d’oggi avere una reputazione online positiva sia molto importante, cosa che sa anche chi attraverso le recensioni false mette in piedi una dinamica ricattatoria.

L’inchiesta del Gambero Rosso

Un’inchiesta pubblicata nel 2024 dal Gambero Rosso racconta la storia di un ristoratore di Roma contattato da un “promotore professionale di recensioni” per proporgli 100 recensioni al costo di 400 euro. All’ennesimo rifiuto dell’offerta, è arrivato il ricatto: la scelta di non cedere alla proposta ha come conseguenza la pubblicazione di falsi commenti negativi sulle varie piattaforme. Sono numerosi i messaggi ricevuti dal ristoratore romano che ottiene anche offerte personalizzate in base al raggiungimento di eventuali obiettivi specifici.

Ma accanto alla dimensione delle piattaforme, c’è anche quella dei social network. Due anni fa il Gambero Rosso riportava che il prezzo per 1.000 recensioni positive generiche su Instagram era di appena 40 dollari, 10 dollari era il costo per avere 1.000 followers in più e 150 per averne 20mila in più.

Evidentemente a fronte di questo mercato drogato è necessario trovare un sistema di tutela, ma ancora è impossibile sapere se quello proposto dal governo sarà efficace. Nel dubbio meglio abituarsi a non gettare subito lo scontrino.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, Fotolia

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