Da sospetta intossicazione alimentare a possibile omicidio: le analisi individuano la ricina nel sangue delle due vittime. Un veleno che può simulare i sintomi di un malore da cibo e portare fuori strada le indagini.
Sembrava un’intossicazione alimentare dopo la cena della vigilia di Natale. Invece, dietro la morte di madre e figlia a Campobasso potrebbe esserci un avvelenamento. Le analisi del sangue hanno individuato tracce di ricina, una sostanza altamente tossica, aprendo un nuovo scenario: la Procura indaga ora per duplice omicidio premeditato. Un ribaltamento totale rispetto alle prime ipotesi, che puntavano su cibo contaminato, funghi o botulino.
La vicenda, inizialmente interpretata come una possibile tossinfezione alimentare, viene ora completamente riletta. Nei giorni successivi alla cena della vigilia di Natale, durante la quale la famiglia aveva consumato pesce e altri alimenti, erano state avanzate diverse ipotesi: funghi contaminati, botulino, farine alterate. Gli avanzi erano stati sequestrati e analizzati, senza però fornire risposte definitive. La svolta arriva ora con l’individuazione della ricina.

Cos’è la ricina
La ricina è una tossina naturale estratta dai semi della pianta di ricino (Ricinus communis). È una proteina estremamente potente che agisce a livello cellulare. Si tratta di una proteina in grado di bloccare la produzione di proteine nelle cellule: un meccanismo che porta rapidamente al loro danneggiamento e alla morte dei tessuti. Ne basta una quantità minuscola (pari a un granello di sale) per uccidere un adulto se iniettata o inalata e il processo per estrarre la tossina dagli scarti della produzione dell’olio di ricino è relativamente semplice. Ad oggi, non esiste un antidoto specifico L’olio di ricino che si trova in farmacia non è tossico perché la ricina è idrosolubile e non si scioglie nell’olio; inoltre, il calore utilizzato durante la lavorazione dell’olio denatura la proteina, rendendola innocua.
Dopo l’ingestione, i sintomi iniziali possono ricordare quelli di una comune intossicazione alimentare: nausea, vomito, diarrea e difficoltà respiratorie. Proprio questa somiglianza può rendere difficile una diagnosi immediata. Nei casi più gravi, però, l’avvelenamento progredisce fino a causare il collasso di più organi e il decesso. Non esiste un antidoto specifico: il trattamento è solo di supporto e deve essere tempestivo.
Dal sospetto alimentare all’ipotesi di omicidio
Il caso di Campobasso mostra quanto sia complesso distinguere, nelle prime fasi, tra una tossinfezione alimentare e un avvelenamento volontario. Il fatto che i sintomi siano comparsi dopo un pasto ha indirizzato inizialmente le indagini verso il cibo, un’ipotesi rafforzata dalla presenza di più persone coinvolte nello stesso contesto familiare. Con il passare dei giorni, però, l’assenza di riscontri negli alimenti e l’esito degli esami tossicologici hanno portato a un cambio radicale di prospettiva. Per questo, nelle situazioni più gravi o anomale, sono fondamentali analisi tossicologiche approfondite, in grado di individuare sostanze non riconducibili alla filiera alimentare. Resta ora da chiarire come la sostanza sia stata somministrata e da chi.
© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos



Però, da quello che si sente in tv in questi giorni, sembrerebbe invece non molto facile da estrarre e lavorare (hanno interpellato esperti in materia…), servono protezioni e molta attenzione.
Comunque, è decisamente un caso curioso per il tipo di tossina usata, tanto che hanno pure richiamato scenari da spie del kgb…
Il contrasto nasce da un’ambiguità del termine: l’articolo definisce l’estrazione ‘semplice’ perché la procedura chimica non richiede macchinari rari o complessi. Tuttavia, gli esperti sottolineano che ‘non è affatto facile’ sul piano pratico: maneggiare una sostanza così letale senza morire nel processo richiede protezioni e competenze da laboratorio professionale. In breve: la teoria è lineare, ma l’esecuzione è un suicidio per chiunque non sia un esperto in un ambiente protetto.
grazie
Quindi la ricina non si trova nel normale olio di ricino usato come purgante. Non si trova nememno nei prodotti cosmetici a base di ricinus communis.
L’olio di ricino che acquistiamo in farmacia o troviamo nei cosmetici non è velenoso. La confusione nasce dal fatto che la tossina e l’olio provengono dalla stessa pianta, ma il processo di produzione separa nettamente le due sostanze.
La ricina è una proteina idrosolubile presente nei semi del Ricinus communis, ma non è solubile nei grassi. Di conseguenza, quando i semi vengono spremuti, la tossina rimane intrappolata nel residuo solido (la cosiddetta “torta” di scarto) e non passa nella frazione oleosa. Inoltre, poiché la ricina è termolabile, i processi di raffinazione industriale che utilizzano il calore la denaturano, rendendo l’olio finale completamente inattivo e innocuo.
grazie