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Nestlé riammessa alla Tavola rotonda sull’olio di palma sostenibile. Compromesso tra l’azienda svizzera e la RSPO

Oil palm fruit and cooking oilNestlé è stata riammessa come membro della Tavola rotonda sull’olio di palma sostenibile (RSPO) e ha riacquistato il diritto alla certificazione di sostenibilità, dopo che ha presentato un piano d’azione e gli impegni temporali per far sì che entro il 2023 il 100% del suo olio di palma sia certificato come sostenibile dalla RSPO. Lo hanno annunciato con un comunicato congiunto la stessa RSPO e la compagnia svizzera, dichiarano di “condividere la visione di trasformare l’industria dell’olio di palma per un futuro sostenibile e che il raggiungimento di questo obiettivo richieda all’intero settore di lavorare per una maggiore trasparenza, inclusività, impegno diretto nella catena di approvvigionamento e sviluppo di capacità” lungo di essa.

Nestlé era stata sospesa dalla RSPO alla fine di giugno con l’accusa di averne violato il codice di condotta, dato che non aveva presentato il rapporto annuale obbligatorio del 2016 sulle misure adottate l’anno precedente e sui passi specifici previsti per l’anno seguente e a lungo termine verso la produzione o l’acquisto di olio di palma sostenibile certificato dalla RSPO. Inoltre, a Nestlé era stato contestato il fatto che, sebbene le fosse stato dato tempo per ovviare a questa inadempienza, la compagnia aveva presentato il rapporto del 2017 rifiutandosi di indicare un piano temporale di attuazione degli impegni. Infine, a indicare difficili rapporti tra la multinazionale svizzera e l’organizzazione di certificazione dell’olio di palma sostenibile, nel 2017 Nestlé non aveva pagato la quota associativa di duemila euro per l’adesione alla RSPO.

Nestle S.A.
Nestlé era stata sospesa dalla RSPO alla fine di giugno con l’accusa di averne violato il codice di condotta

Nestlé aveva replicato al provvedimento di sospensione spiegando che vi erano “differenze fondamentali” con la RSPO nell’approccio verso l’obiettivo di un’industria dell’olio di palma totalmente sostenibile. Nestlé affermava di voler perseguire la tracciabilità delle piantagioni e la trasformazione delle pratiche della catena di fornitura attraverso azioni interventiste, invece di affidarsi esclusivamente ad audit e certificati.

Ora, con il provvedimento di riammissione alla RSPO e il comunicato congiunto, queste “differenze fondamentali” sembrano essere state superate. Nestlé riconosce l’importanza della certificazione RSPO, tanto da porsi l’obiettivo del 100% entro il 2023, e la RSPO riconosce l’importanza di impegnarsi anche sulla trasparenza e su interventi lungo la catena di approvvigionamento, anche per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani.

La Tavola rotonda sull’olio di palma sostenibile è un’organizzazione internazionale che dal 2004 riunisce gli operatori della filiera del grasso tropicale. Oltre a produttori, trasformatori e utilizzatori, nell’associazione siedono alcune organizzazioni non governative, come il Wwf. Sebbene la RSPO dichiari che “trasformerà i mercati, rendendo l’olio di palma sostenibile”, in realtà solo il 20% della materia prima presente sul mercato è certificato da RSPO e i criteri sono giudicati da molti insufficienti dal punto di vista ambientale e sociale.

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  Beniamino Bonardi

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3 Commenti

  1. L’olio di palma come potrebbe essere sostenibile se distrugge gli ambienti dove vivono migliaia di animali rischiando l’estinzione di molti specie. Distruggono gli enormi palmeti dove vivono per piantare palme alimentari per olio.

    • maria grazia algisi

      ma che sostenibile … volete incantare i serpenti .. ma non è così .. è ora di finirla di prenderci in giro NO OLIO DI PALMA … NO ASSOLUTAMENTE NO!!!!!

    • maria grazia algisi

      pienamente daccordo … non è sostenibile x niente .. basta vedere la distruzione in atto sul territorio IO NON ACQUISTO NESSUN PRODOTTO CON OLIO DI PALMA!!!!