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È ora di muoversi. In senso letterale. La campagna della first lady americana Michelle Obama

Cittadini, muoviamoci!

Non è uno slogan politico, ma un’aspirazione sociale sulle due sponde dell’Oceano Atlantico.

In USA, la first lady Michelle Obama ha dato il via alla campagna “Let’s Move!”. L’obiettivo è incoraggiare i cittadini, a partire dai più piccoli, a migliorare il loro stile di vita. Grazie a un’alimentazione più equilibrata e a un maggiore esercizio fisico.

Obesità e soprappeso sono in continua crescita, tanto da riguardare un ragazzo americano ogni tre. Bisogna invertire la rotta, chiamare all’appello tutti coloro che possono contribuire all’iniziativa: scuole e docenti, amministrazioni locali, società dell’informazione, accademie e ordini medici, servizi sociali, imprese. Un’iniziativa di valore immenso per il futuro del Paese, poiché si investe sulla qualità della vita e sulla salute delle generazioni che verranno.

Senza dimenticare il bisogno di prevenire l’esasperazione dei costi della sanità pubblica legati alla cura delle malattie che si associano a stili di vita non corretti (es. diabete, patologie cardiovascolari). In pratica, si dovrà assicurare la disponibilità di cibo più salutare e di impianti sportivi, nelle scuole e nelle comunità, alla portata di tutte le tasche.

In Europa, il 30 giugno si è tenuto al Comitato Economico e Sociale il convegno “Sport e attività fisica per tutti”.  Isca (International Sport and Culture Association) ha presentato l’iniziativa “100 Milioni in più di europei attivi nello sport e nell’esercizio fisico entro il 2020”.

Anche in questo caso il valore del progetto è evidente: si aspira a migliorare la qualità della vita, oltre a ridurre malattie e morti premature. Le “malattie del benessere” – sedentarietà e alimentazione scorretta – causano circa il 10 per cento dei decessi in Europa, con un’incidenza ancor maggiore sui costi sanitari (dati Oms, 2006).

L’automatizzazione dei trasporti e l’uso diffuso di strumenti informatici hanno contribuito, negli ultimi anni, a ridurre drasticamente il movimento nelle popolazioni dei Paesi “evoluti”. Meno movimento, minor consumo di energia. In assenza di variazioni altrettanto significative sugli apporti di energia (dieta), si verifica uno squilibrio.

Squilibrio che non si risolve sostituendo un piacevole pasto “mediterraneo” con una ciotola di riso scondito. Ridurre i consumi e gli apporti di energia non basta, in particolare per i giovani e i bambini che devono invece crescere e sviluppare i propri apparati (scheletrico, muscolare, neurologico): non incollati davanti alla TV o alla “Playstation”, ma al parco in bicicletta, in piscina, al limite a giocare con la “Wii” (il  videogioco domestico che costringe i giocatori a muoversi).

E allora, servono gli strumenti. Il programma Isca considera un elemento cruciale il rapporto tra sport e “social inclusion” (“Sport per tutti – nessuno escluso?”).

Sport per promuovere l’integrazione sociale e la socialità, con particolare attenzione alle categorie vulnerabili: giovani, anziani, disabili, immigrati. Ciò significa che, ove l’autonomia dei singoli è diminuita, servono anche servizi di supporto e di accompagnamento. Non basta lo sconto sulla piscina a 30 km di distanza, serve qualcuno che prenda cura del piccolo o dell’anziano al posto del genitore o del figlio impegnato al lavoro.

Una delle prime sfide da affrontare è dunque di tipo economico: le restrizioni di bilancio delle amministrazioni locali lasciano troppo poco spazio a infrastrutture sportive, piste ciclabili, servizi di assistenza.

È vero che il miglioramento dello stile di vita a partire da oggi potrebbe ridurre i costi sanitari di domani, ma i bilanci sono annuali, gli orizzonti elettorali sempre troppo brevi per ipotizzare politiche di lungo termine che non possono prescindere dalla continuità.

E allora? Isca propone di introdurre subito meccanismi in grado di alimentare gli investimenti ad hoc: per esempio, dedicare una quota dei tributi sui diritti televisivi (calcio, Formula 1, eccetera) e le  scommesse sportive; prevedere incentivi per le imprese che investono o sponsorizzano centri sportivi; detrazioni fiscali per le spese familiari connesse ad attività sportive (es. abbonamenti, attrezzature e abbigliamento).

La prossima iniziativa a calendario è il congresso “MOVE2010 Congress on Sport for all and health: a strategic partnership”, a Francoforte il 20-24 ottobre, con il sostegno della Commissione europea (Educazione e Cultura).

 

foto: photos.com

 © Il Fatto Alimentare 2010 – Riproduzione riservata

  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

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