;
Home / Sicurezza Alimentare / Muffa negli alimenti conservati in frigorifero, cosa fare? Risponde Antonello Paparella dell’Università di Teramo

Muffa negli alimenti conservati in frigorifero, cosa fare? Risponde Antonello Paparella dell’Università di Teramo

muffaCosa fare quando nel frigorifero si trovano cibi o conserve con tracce di muffa? La domanda è una di quelle più gettonate su internet in ambito alimentare. La risposta la troviamo in questo video dove Antonello Paparella che insegna microbiologia degli alimenti presso l’Università di Teramo risponde, rifacendosi a un parere che può sembrare estremo. Il docente consiglia senza mezzi termini di buttare via tutta la marmellata che ancora resta nel vasetto o la mezza bottiglia di passata di pomodoro avanzata, perché non è sufficiente limitarsi ad asportare la parte ammuffita per essere al sicuro. La muffa infatti non è solo quella visibile, ci sono parti invisibili che penetrano in profondità nel cibo e non si vedono.

Anche il sito americano Food safety inspection service è dello stesso parere e non ha dubbi quando dice di buttare via tutto il cibo contaminato. Un’altra accortezza consiste nel pulire bene il tappo dei contenitori quando vengono usati perché il punto di chiusura è quello dove più facilmente si possono formare muffe. In ogni caso dei buoni consigli sono di consumare entro tre giorni gli avanzi di cibo e pulire il frigorifero con una miscela, in parti uguali, di acqua e aceto (anche ogni settimana), in questo modo si limiterà la formazione di muffe indesiderate. Non tutte le muffe sono però nocive, ad esempio quelle “controllate e programmate” dei formaggi come il gorgonzola, presenti all’acquisto, trasformano il prodotto in un cibo molto apprezzato dai consumatori.

© Riproduzione riservata Foto: stock.adobe.com

Il Fatto Alimentare da 11 anni pubblica notizie su: prodotti, etichette, pubblicità ingannevoli, sicurezza alimentare... e dà ai lettori l'accesso completamente gratuito a tutti i contenuti. Sul sito non accettiamo pubblicità mascherate da articoli e selezioniamo le aziende inserzioniste. Per andare avanti con questa politica di trasparenza e mantenere la nostra indipendenza sostieni il sito. Dona ora!

Roberto La Pira

  Sara Rossi

Sara Rossi
giornalista redazione Il Fatto Alimentare

Guarda qui

Salmonella e Campylobacter: come prevenire l’infezione in cucina? Lavandosi le mani!

In Europa i principali batteri che provocano malattie di origine alimentare sono Campylobacter e Salmonella. Secondo …

2 Commenti

  1. Avatar
    Enrico Belfanti

    Perchè non dotare il frigo di scomparti depressurizzati (del resto è gia presente un compressore nel frigo) in modo che gli alimenti si conservino molto più a lungo?

  2. Avatar

    Prima dell’avvento dei “sotutto” internettari (che concionano indifferentemente di cucina, dei Marò, di disinfezione col bicarbonato, del ponte Morandi, di Padre Pio, di stazioni spaziali, di vaccini… dando pareri personali privi di qualunque valore) il cibo ammuffito lo si buttava via, senza porsi il minimo dubbio, e poi si badava a comprarne un po’ meno per non doverlo sprecare.

    “Non tutte le muffe sono però nocive, ad esempio quelle “controllate e programmate” dei formaggi come il gorgonzola trasformano il prodotto in un cibo molto apprezzato dai consumatori.”
    Occhio a non creare confusione in chi legge di fretta, le “muffe controllate” sono solo quelle presenti nel gorgonzola “fresco” (ossia appena acquistato), NON quelle che poi si formano sugli avanzi e che spesso non hanno colori allarmanti (credo che nessuno sia così sciocco da mangiare del formaggio con la muffa rossa oppure nera).