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Milena Gabanelli lascia Report: questa sarà l’ultima stagione come conduttrice del programma di Rai 3

Milena Gabanelli report Rai
Milena Gabanelli lascia Report di Rai 3

Report è la cosa più bella che ho fatto dopo mia figlia, dopo vent’anni penso però sia venuto momento di dire che questa è la mia ultima stagione alla conduzione del programma”. Con queste parole Milena Gabanelli ieri sera nel corso della prima puntata autunnale del programma ha annunciato il suo addio ai telespettatori. La Gabanelli ha parlato dei redattori precisando che “è arrivato il momento di premiare la loro professionalità, aiutandoli a diventare più protagonisti anche di una rigenerazione”.

La giornalista ha precisato che non smetterà di fare il mestiere e che non esclude di lavorare in Rai in altri progetti. Poi la serata è proseguita con un servizio sulle problematiche alimentari e delle truffe collegate al mondo del biologico.

Milena Gabanelli report rai
Più spazio alla meritevole redazione di Report

L’auspicio che facciamo è che la Gabanelli continui a lavorare in Rai, magari promuovendo nuovi programmi di servizio e di inchiesta che mancano nel panorama attuale. È doveroso ricordare come trasmissioni dedicate al mondo dei consumi sono una rarità nella tv pubblica, soprattutto nell’ambito del settore alimentare. Questa carenza ormai va avanti da molti anni. Report si distingue dal resto altre trasmissioni perché entra nel merito dei problemi segnalando i marchi, i nomi dei prodotti e delle aziende coinvolte nelle vicende, come si dovrebbe fare nel giornalismo di inchiesta senza farsi influenzare dagli inserzionisti pubblicitari.

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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34 Commenti

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    Meno male (anche se come temevano i cittadini di Siracusa…)

    L’agricoltura è importante non solo per le sue produzioni ma anche per il complesso, silenzioso e non retribuito lavoro di controllo e gestione del territorio, dalla regimazione delle acque, alla conservazione delle aree di pregio, immenso patrimonio del Paese. Un calcolo di questa multifunzionalità porta a cifre astronomiche che nessuno sarebbe in grado di sostenere.

    E invece una reiterata opera di demolizione delle pregevoli filiere (bio, cereali, vino, latte ecc ecc..) che hanno ridato speranza e un pò di reddito a chi si ammazza di lavoro e preoccupazione nelle difficili campagne italiane preservandole dall’abbandono e relativo degrado sociale ed idrogeologico.

    Bel giornalismo d’assalto! Assalto a chi? Alle persone perbene, la stragrande maggioranza del mondo agricolo italiano con redditi …beh lasciamo perdere i tristissimi confronti

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    Che infinita tristezza, siamo alle solite…demolire con grande enfasi, ma in maniera SUBDOLA, mai con dati certi e ripetibili, tanto il popolo forcaiolo, evasore, furbetto e rancoroso non aspetta altro e plaude allo scalpo dell’infame politico, amministratore, soggetto pubblico, imprenditore, organizzatore. Poi al limite piccolo, oscuro trafiletto “non era vero niente”, ma intanto nella pausa pubblicitaria, quanti bei soldoni dai pannolini-automobili-telefonini che giustficano il megastipendio della STAR TV con incassi 20 volte superiori ai più fortunati agricoltori.
    Poi dai politici, fin troppo facile, si passa alle banche, ai finanzieri, ancora facilissimo e poi con una bella piroetta si getta fango anche ad intere filiere che hanno buttato sangue per farsi conoscere ed essere credibili e quindi sopravvivere. Che siano filiere del bio, dei cereali, del vino , meritorie imprese fornitrici del migliore agroalimentare riconosciuto nel mondo creatrici di lavoro e salvaguardia territoriale soprattutto collinare e marginale (utilissima purtroppo anche ai forcaioli vocianti) …machisseneimporta , tanto fra 100 000 persone perbene, perbenissimo ti pare che non ce ne sia qualcuna scorretta?

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      Forse parla di un altro paese…

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      L’Italia ha l’agroalimentare migliore e più sano: tedeschi, americani e giapponesi NON HANNO L’ANELLO AL NASO ( e il biologico ri-valorizza i territori più integri , anche al SUD !). Si faccia un giro nella splendida Lucania e se ne faccia una ragione.

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      Su quali dati lei basa queste convinzioni?

      Il biologico rende economicamente all’agricoltore molto di più del convenzionale, altrimenti ben pochi si cimenterebbero in quest’attività.

      Smettiamola di fare gli ipocriti, gli agricoltori sono imprenditori e hanno come primo interesse (giustamente) il profitto.

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      fabrizio_caiofabricius

      “…rende molto più…”
      Ma di cosa sta parlando?
      Ma la conosce la redditività dell’attività agricola? (il grano duro è pagato 18€/q, per andare in pareggio bisognerebbe produrne almeno 80 q/ha…figuriamoci per “arricchirsi”. Ma al Sud difficilmente si superano i 40 q/ha)
      “Molto di più” del pochissimo sarebbe sempre poco.
      il Biologico si fa perchè in certi ambienti marginali-collinari la produttività sarebbe comunque scarsa anche ricorrendo a forti input agrotecnici di natura chimica. Molti poi lo fanno per passione e vocazione che non è caratteristica genetica esclusiva dei sedicenti giornalisti d’assalto e loro fan col telecomando in mano.

      O dobbiamo fare un’altro bel report scandalistico-invidioso smaschera gli arricchiti “delinquenti” (lo sono tuuuuti, SignoraMia, salvo noi due , ovviamente, no?) anche su questo?

      Con il Cupio dissolvi che sta immiserendo moralmente ed economicamente l’ex Bel Paese
      si appaga la rabbia forcaiola, ma non si va da nessuna parte . E i nostri figli troveranno lavoro solo all’estero. Che peccato.

      Che peccato! Avevo visto bellissime realtà biologiche nella bellissima e ancor integra Lucania, per esempio (ma non fatelo sapè alla grande moralizzatrice. Tante volte ci ripensasse)

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      E’ davvero difficile trovare un senso a quello che lei scrive….

      Per la cronaca, basta leggere un qualsiasi report estratto dalla base dati RICA per conoscere la redditività del biologico.

      p.s. per quel che riguarda la “integra” Lucania vada a leggersi le carte sull’inchiesta per il disastro ambientale in val d’agri…

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      fabrizio_caiofabricius

      Il senso mi pare EVIDENTE E PUNTUALE a chi ha elementari nozioni di aritmetica e voglia di confrontarsi..

      La redditività della cerealicoltura biologica è al limite del pareggio, lo sanno TUTTI e purtroppo anche le migliaia di operatori onesti, forse se la ridono i pochi disonesti strumentalmente presi a simbolo del tutto dalle STAR TV in cerca di scuuuup senza pensare a chi si va a nuocere.

      La invito di nuovo a staccarsi dalla tastiera e visitare le meravigliose campagne e i borghi Lucani, sopravvissuti alla devastazione paesaggistico-ambientale di molte altre zone d’Italia-un pò la Toscana del Sud, come sanno e apprezzano i crescenti visitatori giapponesi.

      La Val D’Agri non è un deserto dopo l’olocausto chimico (a proposito di cupio dissolvi e sparate giornalistiche webetamente ingingantite) , ma un territorio ancora struggente anche se parzialmente (molto parzialmente per ora) offeso da pochi speculatori in cerca di rapido arricchimento da idrocarburi a danno del benessere duraturo di molti = AGRICOLTURA SOSTENIBILE e prodotti territorialmente genuini (Non a caso la Lucania ha superato il quorum al referendum).

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      E’ tipico di chi non ha argomenti validi prendere un esempio non documentato e generalizzarlo: la cerealicoltura è solo una delle tante coltivazioni ed anche solo per questa ci sono prodotti biologici che hanno rendimenti molto alti, ad esempio il grano Khorasan.

      Le consiglio di aprire gli occhi sul mondo.

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      fabrizio_caiofabricius

      Mi sembra che le ho portato numeri e dati e luoghi certi. Non sono esperto in frittate rovesciate, almeno io. La cerealicoltura e il grano duro sono la prima voce dell’agricoltura italiana sia convenzionale sia bio. Il grano Khorasan ha “rendimenti” alti per la multinazionale americana che lo ha “brevettato” con la storiella del Faraone e messo il marchietto R per cui neanche un centesimo arriva all’agricoltore italiano (e neanche europeo).
      Esiste una piccola ma crescente produzione di ottimo Khorasan italiano (mi spiace se la turbo ancora ma il più conosciuto è proprio la Saragolla Lucana) che spero tutte le residue persone perbene del nostro Paese siano contente che possa svilupparsi e rendere sostenibile la permanenza nelle meravigliose colline dell’Appennino centro-meridionale, frenandone il pericolosissimo abbandono (pericoloso per tutti, anche per le Giovanne d’Arco e loro aficionados).

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      Lei ripete sempre e solo la stessa storia…dato che in Basilicata i cerealicoltori fanno la fame, la colpa è di Gabbanelli che alza velo sui problemi.

      Continuiamo così…

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      fabrizio_caiofabricius

      Ma allora di quale Khorasan stava parlando, DI GRAZIA?
      O era così “per sentito dire” che ci si arricchisce facilmente col Khorasan????? (Dovranno al più presto farci una puntata fiume su Telescandalo allora)
      O si cambia argomento quando arriva una replica contraria e circostanziata?
      In ogni caso io parlo quando conosco, e di cereali e grano duro e di Bio qualcosina conosco.

      E non solo la Lucania, ma anche le Marche , e la Toscana e la Sicilia hanno SUPERSTITI Paesaggi splendidi (GRATIS) e territori in sicurezza (GRATIS) laddove sopravvive l’attività agricola…le rinnovo l’invito a visitarle con doveroso rispetto per il lavoro e la fatica ONESTA.

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    Non so. Io sono stato disgustato dalla inchiesta fatta da una stretta collaboratrice della Gabanelli per Report di qualche anno fa in cui veniva fatto un epocale killeraggio politico di Di Pietro. Da quella volta ho praticamente smesso di seguire Report.

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    Giornalismo d’inchiesta significa ricercare le anomalie, documentarle e divulgarle, isolando un problema da un contesto, ma in un dato contesto.
    Quello che è mancato a Report ed alla Gabanelli in questi anni, quindi non solo per le inchieste sul biologico, ma anche in molti altri casi, è il contesto non inquadrato ne valutato.
    E questo è grave, fuorviante e responsabile per i danni che provoca a tutto il contesto, costituito da centinaia di migliaia di operatori in buona fede, ma anche da milioni di ascoltatori e consumatori che si sentono erroneamente, ingiustamente e potenzialmente truffati per l’accaduto nei loro acquisti.
    Senza riportare le proporzioni quali/quantitative di un evento, non si fa inchiesta ne informazione corretta, ma strumentalizzabile da chiunque abbia interesse a screditare un settore, un partito o una categoria intera.
    Il dito che indica la Luna è puntato in una direzione, non nasconde il satellite ma lo isola dal suo contenitore, nell’immensità del cielo stellato.

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      Ma quale sarebbe stato l’errore in questa inchiesta? Aver denunciato un sistema di controlli lacunoso e fallace? Aver documentato come è stato facile per un truffatore spacciare come biologico del prodotto convenzionale?

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      fabrizio_caiofabricius

      L'”errore” (bell eufemismo) è quello di essere la 4° o 5° volta che la STAR TV spara a zero sul biologico, dopo aver sbertucciato più volte le altre filiere agricole , come il vino, altro prestigio del Made in Italy con quasi un milione di posti di lavoro e SALVAGUARDIA del Territorio collinare oltre che presidio della bellezza paesaggistica superstite, altra fonte di milioni di posti di lavoro, non solo turistico-commerciali…

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      Mi sembra che l’unico che spara a zero sia lei: non è capace di portare un elemento concreto per controbattere ciò che è stato denunciato non solo dalla trasmissione ma anche dalle organizzazioni, Federbio in primis.

      Ad ogni modo le consiglio di rivedere anche le puntate vecchie di Report nelle quali è stato più volte esaltato sia il settore agricolo biologico che quello zootecnico.

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      fabrizio_caiofabricius

      Ho ancora buona memoria, se le vada a rivedere lei: in particolare quelle sul vino e le tante distruttive sul biologico (evidentemente è l’argomento che più solletica le rabbiose attese del forcaiolo morboso).
      Non bastano 3 buone paroline a fine puntata (“ma la maggioranza dei produttori è onesta”) per equilibrane 10 000 che gettano fango.

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    Concordo con Ezio. Purtroppo non è un caso isolato, non è solo la Gabanelli e non è solo Report. Quando i media generalisti si addentrano in argomenti più tecnici lo fanno sempre in modo superficiale. Mi da sempre l’impressione che programmi come Report partano dalla conclusione a cui vogliono giungere e costruiscano a ritroso l’inchiesta in modo che dia loro ragione. A mio avviso il percorso dovrebbe essere opposto, fai l’inchiesta e alla fine trai le conclusioni. Capisco che questo significherebbe dover mettere in conto di buttare via il tempo dedicato ad un’inchiesta che non porta a nessuna conclusione o ad una conclusione che non piace/non serve. Ogni volta che guardo quel tipo di programma penso sempre “sì, ma…” però all’interno del programma stesso non c’è mai una figura tecnica che si fa portavoce di questo mio (e non solo mio suppongo) “sì ma…” O se c’è è confinata in un intervento di pochi secondi, magari sminuito dalla conduttrice al termine del filmato. Questo non significa però che il problema del biologico non esista, così come tanti altri problemi sollevati nelle loro inchieste. E non è perchè un settore è più o meno importante per un paese che non se ne debba parlare. E’ chiaro che, da un lato c’è un evidente analfabetismo funzionale che impedisce a molte persone di capire che un episodio non rappresenta necessariamente l’intera realtà, ma dall’altro non c’è la volontà di presentare le problematiche in modo da renderle davvero comprensibili (dando ad esempio a due parti in contrapposizione lo stesso tempo e gli stessi spazi per presentare le proprie distinte opinioni su una questione) e si preferisce presentare l’argomento raccontandolo nel modo in cui la gente comune vorrebbe venisse raccontato.

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      Le conclusioni dell’inchiesta mi sono sembrate piuttosto chiare: il sistema di certificazione su cui si basa l’agricoltura biologica non fornisce le adeguate garanzie. Da una parte ci sono i controllati che pagano i controllori e dall’altra c’è un sistema di gestione farraginoso e facilmente frodabile (ammesso dalla stessa Federbio). L’Italia è un paese di furbetti, quindi un sistema siffatto lascia ampi spazi di manovra ai truffatori.

      Forse non è un caso il fatto che nel nostro paese l’agricoltura biologica cresca con ritmi molto più alti che negli altri, sicuramente c’è qualcuno che si sta approfittando di questa situazione.

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    Fantastico… si guarda il dito e non la luna, ovvero si critica una dei pochissimi programmi che fanno incheista per come la fanno, quello che scoprono sembra non importare.
    Preferiamo forse i programmi tipo Porta a Porta dove ci dicono che “và tutto ben madama la marchesa” ??
    Io no!

  7. Avatar

    Tutte le certificazioni italiane ed europee sono pagate dai produttori certificati, direttamente agli stessi enti certificatori, quindi il mondo delle certificazioni bio sono come tutte le altre e non un’organizzazione di furbetti come erroneamente ipotizza Vincenzo, senza essere informato.
    Le associazioni per delinquere ci sono in tutte le attività produttive, culturali, sanitarie, politiche ed anche religiose per non fare torto a nessuno e non lasciare l’esclusiva alle associazioni mafiose.
    Le responsabilità penali sono individuali e non della categoria d’appartenenza.
    Se dovessimo abolire e/o screditare tutta una categoria per le malefatte di qualcuno, dovremmo abolire e/o screditare tutte le attività umane, anche quelle più elevate.

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      Invece mi pare che sia tu ad essere poco informato. Per molte certificazioni, come quelle sanitarie, esiste un terzo attore che ha il compito di controllare e garantire. In molte altri casi dove invece questo terzo attore manca è lo stato stesso a svolgere un ruolo di certificatore..

      Qui stiamo parlando di un rapporto tra privati, quindi il conflitto di interessi è pesante. La situazione è resa ancora più grave del fatto che non è possibile determinare a posteriori se ci sia stata una truffa o meno: se prendo due frutti, uno convenzionale e l’altro bio, non ho modo di distinguerli!

      Non esiste in Europa una situazione paragonabile a questa…

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    ma si oscuriamole tutte queste inchieste e fidiamoci degli attuali sistemi di autocertificazione ….
    se vivessi in un altra nazione con una cultura di base DIFFERENTE (altro che forcaioli….magari) , potrei farlo …… ma purtroppo NON QUI DA NOI

    sarà pur vero che certe star da TV hanno bisogno di urlare ed estremizzare … che guadagnano molto … che nelle loro denunce (purtroppo) inevitabilmente danneggiano anche le parti sane ……. ma non per questo devo accettare di mettere la testa SOTTO LA SABBIA

    che gli agricoltori onesti…gli imprenditori seri … FACCIANO LE GIUSTE E DOVUTE PRESSIONI (vedi federbio , ministeri, & CO) per migliorare I SISTEMI DI CONTROLLO
    anzichè denigrare e lapidare chi METTE LA LUCE SU “SISTEMI INADEGUATI”

    se davvero gli attori coinvolti CI TENGONO ALLA LORO REPUTAZIONE facciano IN MODO che questa banca dati SI AVVVII finalmente e che sia efficiente
    del resto FEDERBIO e le altre associazioni …DA CHI E’ COMPOSTA??? dai diretti interessati che ora si sentono danneggiati “da pochi truffatori” …

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    Vincenzo, ma lei lo sa che gli enti cerificatori bio sono devono essere autorizzati dal Ministero delle politiche Agricole e Forestali?

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      Tutti i certificatori sono autorizzati, non solo quelli bio. Il problema infatti è che non c’è nessuno che vigila su quello che succede dopo.

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    Per Vincenzo solo due esempi di enti certificatori italiano ed europeo: ACCREDIA e TUF.
    I due enti accreditati più rappresentativi, indipendenti a diversa e variegata partecipazione societaria.
    Questi enti privati certificano la qualità dei prodotti e dei servizi offerti, mentre le istituzioni sanitarie fanno solo controlli sulla sicurezza microbiologica e tossica degli alimenti.
    Qualità e sicurezza sono caratteristiche molto diverse, in quanto la sicurezza sanitaria è obbligatoria e quindi a carico dello Stato, mentre la qualità è un attributo soggettivo a certificazione volontaria e non obbligatoria.
    Quindi chi si certifica (Bio, ISO, TUF, ecc..) lo fa volontariamente pagando l’ente che gli fa consulenza e lo controlla e gli concede l’utilizzo del marchio relativo, solo se verificato ed in regola con i dettami della certificazione).
    In tutte le produzioni certificate ci sono possibili aggiramenti alle norme imposte dagli enti certificatori e non per il principio della libera associazione per delinquere, come sembra passare dalle accuse generalizzate sul sistema di certificazione, ma perché qualche furbetto trova le scappatoie per truffare per primi gli enti certificatori, poi tutta la filiera ed per ultimi della catena i clienti truffati.
    D’altra parte l’Italia è ben organizzata con Carabinieri, Finanzieri, Polizia, Vigili Urbani e Sanitari, ma i ladri, truffatori e malavitosi operano liberamente e le nostre carceri sono stracolme solo di quelli che sono stati presi con le mani nel sacco, mentre molti altri solo liberi di reiterare impunemente i reati, in barba ai controllori istituzionali.

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      fabrizio_caiofabricius

      Cari Ezio ed Alessandro: mi rasserena un pò (ma non abbastanza) saper che poi in Italia sopravvivano minoranze colte, ragionevoli, preparate e coraggiose come voi, ma purtroppo, almeno in questo pericoloso momento storco di transizione, è forse inutile !

      Esporre razionalmente dati scientifici e numeri certi e statistiche altamente significative viene oggi guardato con sospetto (sospetto di essere della “kasta” o di avere chissà quali interessi nascosti) mentre vincerà sempre l’emozionante offerta forcaiola che appaga le attese rabbiose al di là del video…salvo che alla fine qualcuno degli ululanti indignati diventi improvvisamente vittima della calunnia generica e gonfiata che fa tanto audience e relative entrate pubblicitarie. Allora con grande piroetta si smetterà di gridare all’untore ma, tremebondi, si spererà ancora in un residuo di garantismo civile e razionale.

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      Non sposterei l’attenzione sulla distinzione tra qualità e sicurezza perchè altrimenti perdiamo il senso della discussione.

      I prodotti vengono controllati tutti alla stessa maniera, ma se un consumatore compra biologico spendendo il triplo non lo fa certo perchè pensa l’EFSA controlli quei prodotti e non gli altri.

      Infine, ti ripeto che il problema è proprio che l’Italia è un paese di furbi, quindi non ha senso avere un sistema così facilmente aggirabile in un contesto del genere.

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    Se si parte dal presupposto che l’Italia è il paese dei furbi, qualunque forma di controllo è facilmente aggirabile. Il terzo attore, Accredia, c’è. Il controllo da parte dello Stato c’è visto che gli enti di controllo bio devono essere autorizzati dal Mipaaf. Non mi è chiara quale dovrebbe essere la modalità corretta secondo lei…

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    fabrizio_caiofabricius

    A proposito di sparate emozionali però tanto orecchiabili e “attese” che poi, a forza di ripeterle come slogan, diventanoo verità assolute: IL BIO NON COSTA NE’ il “triplo”, ma nemmeno il “doppio” del convenzionale, ma, mediamente e giustamente, vista la maggiore difficoltà e minori rese, dal 20 al 40% in più .

    Basta vedere i listini delle borse merci o, più semplicemente, andare in qualsiasi supermercato. SOLDI SACROSANTI se la qualità e la sicurezza (e anche il destino dei nostri territori) sono SUPERIORI. A volte si tratta di pochi centesimi !!! (es. COOP : latte fresco conv 1.20 €, bio 1.49)

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    Non so se lei vive su un altro pianeta o vuole prendere in giro le persone.

    Mettendo da parte il fatto che nel suo esempio i pochi centesimi rappresentano un incremento del 25%, basta andare su http://www.bo.camcom.gov.it/regolazione-del-mercato/borsa-merci-e-rilevazione-prezzi per vedere facilmente quali sono le differenze dei prezzi sula piazza di Bologna.

    Esempi? Cipolle da 0.45 a 1.60, Patate da 0.50 a 1.40 e così via…ma del resto chiunque faccia la spesa in un supermercato queste cose le conosce già.

    Concludo dicendo che nessuno nell’inchiesta ha criticato il fatto che costi troppo, ma semplicemente che è sin troppo facile spacciare un convenzionale per biologico.