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Crolla il mercato del pellame bovino e si aggravano i costi per allevatori, macelli e consumatori

pellameBuona parte del settore collegato alla carne bovina non ha registrato crisi durante i mesi dell’epidemia da Covid-19, a eccezione della commercializzazione delle pelli che ha registrato un calo di richieste notevole dall’ambito automobilistico e dal settore della pelletteria. L’Organizzazione Interprofessionale della carne bovina (OI Intercarneitalia), ha scritto alla ministra Teresa Bellanova per chiedere un intervento urgente, a sostegno della crisi. L’industria dell’automobile e il settore di lavorazione del pellame hanno ridotto drasticamente la richiesta e i prezzi sono scesi drasticamente. Se  il valore pre Covid di una pelle di vitellone acquistata presso il macello era di circa 100 euro, adesso il prezzo è di 20 euro.

Prima una pelle di scottona o di vitello valeva 80 adesso il valore è rispettivamente di 12 e 30 €. La perdita complessiva per l’intero anno è stimata in circa 100 milioni di euro, che graveranno sui bilanci degli allevatori, dei macelli e anche sul prezzo al dettaglio della carne.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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2 Commenti

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    Vanno previste politiche adeguate di sostengo per aiutare gli allevatori a ridurre la produzione bovina e nel contempo reindirizzarla verso altri settori più sostenibili (un esempio a caso: coltivazione della canapa, utilizzabile sia per bioedilizia, tessuti, consumo umano, ecc. ecc).

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    Certo che ecologicamente ha poco senso ridurre la domanda di pellame… finché si continuerà a mangiare carne bovina, ci sarà sempre del pellame che se non viene utilizzato dall’industria va smaltito con ulteriori costi e sprechi.