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McDonald’s: in California è battaglia sui gadget abbinati ai menu per i bambini Happy Meal

All’approssimarsi del Natale un velo di benevolenza dovrebbe stendersi come neve sull’umanità, così almeno un tempo si credeva. Non è così per tutti, non almeno per il gran capo di McDonald’s, il Ceo (chief executive officer) Jim Skinner, che ha reagito alle critiche sugli Happy Meals , accusando a sua volta i commentatori di comportarsi come una “polizia alimentare”, e di essere responsabili di creare incertezze nelle scelte di acquisto dei genitori in merito ai pasti delle loro famiglie.

Proviamo a ricostruire la storia: il mese scorso l’Amministrazione di San Francisco in California (USA) ha deciso di vietare a McDonald’s l’offerta di giocattoli agli acquirenti degli Happy Meals (pasti rivolti ai bambini), a meno che questi  non rispettino determinati limiti in termini di valore energetico, sodio, zuccheri e grassi.

Mr Skinner, in un’intervista rilasciata al Financial Times il 13 dicembre, ha comunicato che McDonald’s continuerà a vendere gli Happy Meals come sempre, sino a quando il divieto non sarà applicabile nel dicembre 2011. Ha poi colto l’occasione per inneggiare alla libertà delle scelte individuali, con toni che ricordano quelli della potente “lobby” americana delle armi (Nra National rifle association”): “le nuove regole espugnano il diritto delle scelte personali dalle famiglie, le quali sono più che capaci di prendere le loro decisioni”.

Il messaggio di Mr Skinner va ben oltre il caso di San Francisco e mira a colpire la crescente legione di coloro – additati come la “food police” – che osano criticare McDonald’s per il contributo da esso fornito allo sviluppo epidemico dell’obesità in USA e negli altri Paesi “sviluppati”.

Da molti anni assistiamo alle pretese di chi intende vincolare le scelte mediante la legislazione”, sostiene il Ceo di McDonald’s. “Il nostro Happy Meals viene sostenuto dai genitori. E’ nutritivo, include le mele e rispetta le linee guida  della Fda (Food and drug administration). Noi vendiamo scelte, sui menu, grazie alle quali i nostri consumatori possono meglio decidere il loro stile di vita.”

Il legislatore non dovrebbe interessarsi della salute dei cittadini? Seguendo questo approccio tipo  Far West style, i cow-boys dovrebbero poter correre senza casco sulla Harley Davidson e senza cinture di sicurezza sugli Hammer. I meno fortunati, se pur costretti a lavorare dovrebbero esser pur liberi di scegliere se indossare o meno i dispositivi di protezione individuale … E’ una scuola di pensiero come altre. Ma perché metter di mezzo anche i bambini? Se uno su tre di loro è sovrappeso o obeso, negli USA come in diversi altri Paesi al mondo, bisognerà pure far qualcosa!

E’ vero che negli ultimi 20 anni McDonald’s ha integrato la propria offerta di hamburgers e Chicken McNuggets con qualche insalata, frutta e smoothies. Ma è pur vero che si tratta della prima catena di fast-food”sul pianeta, con 32.000 ristoranti in 117 Paesi. L’inno alla libertà di ingozzare i propri figli con gli Happy meals  può convincere qualche texano nel suo ranch ma non il resto del mondo, non più almeno.

Il modello di business alla base della fortuna globale di McDonald’s – fondato su un’offerta standard, semplice ed economica – é ora chiamato e non può sottrarsi dal fare i conti con le esigenze dei cittadini dell’intero pianeta di nutrirsi in modo compatibile con la loro salute. Il modello di pasto deve fare i conti con le calorie, a maggior ragione quando rivolto ai bambini. Sia questa un’annotazione, un suggerimento o un augurio, benevolo o malevolo in ragione della strada che il gigante del fast-food deciderà di prendere.

Giova peraltro annotare come le filiali europee di McDonald’s hanno già avviato un percorso virtuoso, integrando l’offerta alimentare e pure offrendo un’informazione nutrizionale completa circa le caratteristiche dei vari prodotti anche se le vendite di questi prodotti alternativi è davvero ridotta.

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  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

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