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Marchette, pubblicità e publiredazionali. La triste realtà del giornalismo

Una volta i finti articoli pubblicati sui giornali per promuovere i prodotti degli inserzionisti venivano definiti dai giornalisti ‘marchette’. Si tratta di una parola dal significato molto chiaro, che indicava l’ambiguo rapporto commerciale stipulato fra editore e azienda per la pubblicazione di questi finti articoli. A volte l’inserimento veniva concordato nel contratto pubblicitario, altre volte si trattava di un accordo verbale. I signori del marketing, quando invitavano i direttori dei giornali a pubblicare questi falsi articoli, non utilizzavano la parola ‘marchette’, ma preferivano parlare di ‘publiredazionali’ per questa forma di pubblicità mascherata.

Poi il settore si è evoluto e i falsi articoli hanno occupato intere pagine di giornale. Queste pagine ci sono ancora e si dovrebbero distinguere   dalle altre per il carattere tipografico diverso e perché in alto a destra o a sinistra compare in un piccolo riquadro la scritta: “A cura della …. pubblicità”, oppure la frase più ambigua “A cura della ….media“.

Nell’era di internet le forme di pubblicità mascherata si sono moltiplicate e distinguere fra articoli e marchette risulta più difficile. In genere il lettore dovrebbe riconoscere il testo pubblicitario dalla sigla ‘AD’ (abbreviazione della parola ‘Advertising’) , posizionata in un piccolo riquadro in alto a destra o sinistra della foto di apertura. C’è però chi correttamente preferisce riportare la parola italiana ‘Sponsorizzazione’ oppure la scritta ‘Publiredazionale in collaborazione con …‘. L’ultima furberia consiste nell’inserire a fianco del testo nel piccolo riquadro posizionato in alto la scritta ‘Guest post’ (terminologia inglese che indica un articolo personalizzato redatto appositamente per il sito o per il blog). Ma al peggio non c’è mai fine. Adesso diversi editori concordano con l’inserzionista ‘publiredazionali’ senza riportare indicazioni o avvertenze. Si pubblica per intero il testo scritto dall’azienda con le relative foto. Il contributo della redazione consiste nell’aggiungere un titolo accattivante e una firma di fantasia.

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Roberto La Pira

  Roberto La Pira

Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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