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Latte: nuovo sistema di analisi per la ricerca dei residui di trattamenti veterinari

La contaminazione dei prodotti di origine animale da parte di residui di farmaci veterinari è costantemente all’attenzione dei consumatori che chiedono alimenti sani e di qualità. Gli animali negli allevamenti intensivi possono essere sottoposti a trattamenti farmacologici di gruppo per controllare le malattie e anche nei casi in cui le condizioni di allevamento non siano sempre idonee.

Recentemente l’attenzione è stata focalizzata sul latte alimentare in commercio: una indagine ha rilevato la presenza, anche se in minime quantità, di antibiotici e di antinfiammatori in un certo numero di confezioni in vendita.
La ricerca specificava come i livelli fossero al di sotto dei limiti di legge (Limite massimo residui ammessi – Lmr) come stabiliti dalla normativa comunitaria, ma l’interesse per il dato rilevato andava visto nell’ottica della possibile ricaduta sulla problematica dell’antimicrobico resistenza.

La nuova tecnica strumentale per il rilevamento dei farmaci, si basa sulla combinazione di cromatografia liquida e spettrometria di massa ad alta risoluzione

La collaborazione tra Ats Brescia e Istituto Zooprofilattico sperimentale della Lombardia ed Emilia-Romagna (IzsLER)  allevatori, associazioni di categoria e veterinari aziendali, con il supporto delle rilevazioni dei consumi di farmaci provenienti dal sistema della ricetta elettronica hanno permesso un progetto pilota di monitoraggio di tutte le fasi produttive correlate alla filiera della produzione del latte. Lo scopo era disporre di un quadro aggiornato e corretto in particolare per quanto riguarda l’utilizzo degli antibiotici ai fini del contrasto del fenomeno della resistenza agli antimicrobici (Amr).

La tecnica strumentale per il rilevamento dei farmaci, sviluppata presso l’IzsLER, si basa sulla combinazione di cromatografia liquida e spettrometria di massa ad alta risoluzione e nel caso del latte consente di determinare contemporaneamente una serie di antibiotici, come ad esempio le penicilline, le cefalosporine, gli amfenicoli, i sulfamidici, i chinolonici, le tetracicline, i macrolidi, le rifamicine per un numero complessivo di oltre 60 molecole.

È possibile quindi ricavare informazioni sia sulla struttura chimica delle molecole che sulla loro concentrazione, anche quando queste sono presenti a livelli di contaminazione inferiori ai limiti di legge (anche 100-1000 volte inferiori al limite) riuscendo ad “vedere” la struttura chimica di ciascun antibiotico tutto questo sullo stesso campione contemporaneamente. L’approccio del tipo “multiclasse” rappresenta quindi un grande cambiamento per il settore della ricerca dei residui e quindi nel controllo degli alimenti aumentandone la sicurezza. L’approccio “multiclasse” è applicabile inoltre non solo al latte, ma a tutte le matrici d’interesse alimentare come carne, uova, miele.

© Riproduzione riservata Foto:stock.adobe.com

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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