Unifil denuncia l’irrorazione aerea di erbicidi lungo la linea di confine. Le analisi parlano di glifosato, sostanza classificata come “probabile cancerogeno” dalla Iarc
L’esercito diIsraele avrebbe irrorato dall’aria un erbicida sulle terre agricole del Sud del Libano, lungo la cosiddetta Blue Line. A denunciarlo è l’Unifil, la forza di pace delle Nazioni Unite presente nell’area — alla quale partecipano anche militari italiani — che ha parlato di un’operazione notificata preventivamente alle truppe Onu, invitate a sospendere le attività e a mettersi al riparo.
Secondo quanto riferito, campioni raccolti con il supporto delle forze armate libanesi avrebbero evidenziato la presenza di erbicidi a base di glifosato. La sostanza è classificata come “probabile cancerogeno” dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Oms ed è da anni al centro di un acceso dibattito scientifico e regolatorio per i possibili effetti sulla salute e sull’ambiente.

Attività inaccettabile
L’operazione si sarebbe svolta in aree in parte evacuate per le ostilità tra Israele e Hezbollah, ma ancora frequentate da civili, allevatori e personale Onu. Unifil ha definito l’attività “inaccettabile” e contraria alla risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza, esprimendo preoccupazione sia per la salute dei peacekeeper e della popolazione locale sia per l’impatto sui terreni agricoli e sul ritorno dei civili nelle loro case.
L’uso massiccio di glifosato può provocare la rapida essiccazione delle colture e alterare l’equilibrio degli ecosistemi. Oltre ai possibili rischi sanitari legati all’esposizione, restano aperti gli interrogativi sugli effetti a lungo termine su suolo, acqua e sicurezza alimentare in un’area già provata dal conflitto.
Il governo libanese ha annunciato l’intenzione di portare la questione all’attenzione delle Nazioni Unite. Il caso riaccende il dibattito sull’impiego di sostanze chimiche in contesti di guerra e sulle conseguenze ambientali e sanitarie che possono protrarsi ben oltre la fine delle ostilità.
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giornalista redazione Il Fatto Alimentare



Sarebbe da verificare se utilizzano ancora il glifosato nelle piantagioni in Israele.
Se così fosse sarebbe un ulteriore giusto motivo di boicottaggio.