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La coltivazione idroponica si diffonde in Europa. Il caso della Farm Urban di Liverpool raccontato dal Guardian

vertical farm urban liverpool torri idroponicaAumenta anche in Europa la diffusione degli stabilimenti per la coltivazione idroponica insediati in impianti industriali in disuso con lo scopo di fornire verdure a km zero cresciute consumando pochissime risorse (il 95% di acqua in meno rispetto a quelle tradizionali, per citare uno dei parametri più noti) e senza quasi ricorrere a pesticidi, perché non necessari. Dopo Growing Underground, l’azienda che produce in un bunker della seconda guerra mondiale sotto Clapham Road a Londra, ecco la Farm Urban di Liverpool fondata nel 2014 in un ex-zuccherificio da due ricercatori, Jens Thomas e Paul Myers.

A raccontare la loro storia è il Guardian, che mette in evidenza i rischi dell’impresa, dopo il fallimento di aziende simili fondate negli anni scorsi come la Biospheric Foundation di Manchester, che aveva insediato uno stabilimento di acquaponica, cioè di idroponica alimentata dalle deiezioni dei pesci, e che dopo tre anni ha chiuso con 100 mila sterline di debiti, a causa dei costi di gestione ancora troppo elevati.

Thomas e Myers, però, hanno avuto da subito un approccio in parte diverso. Intanto, dal punto di vista tecnico, si sono concentrati sulla versione più moderna della coltivazione idroponica, quella che si basa sulla verticalità, ossia in torri che permettono di sfruttare al massimo lo spazio e quindi le risorse impiegate.

Poi hanno fatto ricorso a un modello di finanziamento misto: quello iniziale è arrivato da un’organizzazione che sostiene progetti sociali, la First Ark, che ha fornito 150 mila sterline in parte come prestito, in parte come finanziamento a fondo perduto. Per ripagare il debito si stanno affidando sia alla vendita – l’azienda produce diversi tipi di insalate, erbe e frutti di bosco, e per ora propone un abbonamento da 600 sterline all’anno per forniture regolari, oppure confezioni di insalata da 12,50 sterline – che al crowdfounding, attraverso l’iniziativa chiamata Greens for Good, grazie alla quale per ogni confezione acquistata un’altra viene donata a una scuola locale; i fondi già raccolti con questo canale ammontano a 17 mila sterline sulle 25 mila previste.

agricola moderna
Anche a Milano si sperimenta l’idroponica con l’impianto Agricola Moderna

Anche in Italia iniziano a esserci diversi esperimenti promettenti. Uno dei più noti è quello di Agricola Moderna, fondato da Benjamin Franchetti e Pierluigi Giuliani con un investimento di 100 mila euro nelle vicinanze dell’Università Bocconi di Milano, esteso su una quarantina di metri quadrati ma pronto per il trasferimento in periferia, questa volta su un’area di 1.500 mq.

Secondo diversi studi e molti ricercatori, soprattutto da quando il costo dei LED indispensabili per la crescita delle piante è sceso sensibilmente, la coltivazione senza suolo e in ambiente controllato rappresenta il futuro dell’agricoltura, che potrà permettersi sempre meno i costi elevatissimi (economici, ma anche biologici) dei sistemi tradizionali; questi primi impianti su larga scala stanno permettendo di verificarne le potenzialità, e di ottimizzare i modelli.

Il mercato delle vertical farm oggi nel mondo vale 2 miliardi di euro, ma le previsioni sono di 5,8 miliardi nel 2022.

Fonte immagini: Instagram @greens.for.good, Facebook Agricola Moderna

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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