Donna con carrello in un supermercato tra gli scaffali della pasta

Per contrastare i furti nei supermercati arrivano casse automatiche intelligenti, telecamere e riconoscimento facciale: ma l’uso dell’IA nei negozi solleva dubbi su privacy, discriminazioni ed errori ai danni dei clienti.

Si chiamano differenze inventariali e consistono nelle perdite totali di merce non giustificata. Nel 2024, in Italia, le perdite di origine sconosciuta hanno pesato sull’1,2% dei ricavi totali del retail, nel bricolage, invece, l’incidenza sale all’1,4%: in totale, la stima economica è di 4,12 miliardi di euro. Secondo un’indagine realizzata da Nielsen Consumer/Checkpoint System, le cause principali sono i furti esterni (che pesano per il 53%), i furti interni (21%), eventuali errori di consegna, o ammacchi nei colli, o frodi alla ricezione della merce (15%) e gli sbagli amministrativi che possono riguardare l’inventario, gli scarti di merce scaduta o non registrata correttamente. Quest’ultima voce riguarda il restante 11%.

IA e casse automatiche 

Per far fronte a questo mancato guadagno, sempre più negozi si stanno rivolgendo all’intelligenza artificiale, una scelta che, come vedremo, porta con sé inquietanti retroscena. In questo scenario, le casse automatiche dotate di IA sono oramai una realtà. In Francia, i punti vendita Monoprix hanno installato un prodotto sviluppato dalla start-up Mo-Ka che individua in tempo reale le mancate scansioni e segnala al personale qualsiasi comportamento valutato come dubbio. Secondo quanto dichiarato dall’azienda, le immagini sono sfocate al fine di garantire l’anonimato e il sistema non registra dati personali dei consumatori.

Una donna scansiona una confezione di mele alla cassa self o cassa automatica di un supermercato; concept: IA
I punti vendita Monoprix hanno installato un sistema che riconosce le mancate scansioni alle casse automatiche

Ma il caso francese non è un unicum. In Italia, la catena piemontese Borello Supermercati dall’anno scorso utilizza l’Iconic Safe Checkout della MarTech Company Retex. Si tratta di una tecnologia basata sul computer vision – un ramo dell’IA che consente alle macchine di elaborare, analizzare e interpretare immagini e video – e sul machine learning – una branca dell’IA che fa sì che i computer imparino dai dati e migliorino le proprie prestazioni nel tempo. Anche in questo caso, siamo davanti a un sistema di monitoraggio avanzato dei movimenti presente nelle casse self-service che attraverso un algoritmo riconosce i gesti azionando immediatamente un allarme laddove ritenuto necessario.

IA e telecamere

Accanto a questa tecnologia, ce n’è una ancora più invasiva, che in Francia sta spopolando in questo periodo: la videosorveglianza algoritmica. Il marchio francese Veesion ha sviluppato una IA addestrata ad analizzare i gesti dei clienti. Da installare direttamente sulle telecamere e i videoregistratori già esistenti, questo sistema è in grado di rilevare una serie di azioni ritenute sospette, come l’introduzione di un prodotto in una borsa o in tasca, e immediatamente informare dell’anomalia il direttore e gli agenti della sicurezza con un avviso video.

Sebbene oramai questa soluzione sia presente in migliaia di negozi, non tutti i consumatori sono d’accordo: c’è chi, giustamente, sottolinea la necessità di sapere di essere videosorvegliati e studiati dall’intelligenza artificiale almeno attraverso dei cartelli che indichino la presenza di telecamere potenziate. Ma Veesion non ha conquistato solo il mercato oltralpe. Come si legge sul sito dell’azienda, questo algoritmo “addestrato a riconoscere le posture tipiche del furto” c’è in almeno due negozi Carrefour a Milano e in un punto vendita Despar di Udine.

Persona spinge un carrello semivuoto tra le corsie di un supermercato; concept: spesa, prezzi; rapporto Coop
Un algoritmo “addestrato a riconoscere le posture tipiche del furto” è presente in almeno due Carrefour a Milano e in un Despar di Udine.

Il caso Facewatch

Spostiamoci ora nel Regno Unito dove il sistema di riconoscimento facciale Facewatch è in espansione nel settore delle vendite al dettaglio. In questo caso, le telecamere catturano direttamente il viso delle persone che entrano nei negozi. Le immagini vengono analizzate e convertite in dati biometrici che vengono a loro volta confrontati con i dati presenti in un database di individui che, secondo Facewatch, sono stati coinvolti in furti o in azioni violente. Laddove un cliente fosse segnalato, si trova davanti a due possibilità: gli può venir chiesto di abbandonare il punto vendita, oppure un addetto alla sicurezza lo seguirà per tutto il tempo trascorso all’interno dell’esercizio commerciale.

I falsi positivi

Quello che è presentato come un dispositivo di sicurezza, sembra piuttosto essere un dispositivo invasivo di controllo soggetto a errori. Esistono, infatti, diverse testimonianze di persone allontanate senza alcuna motivazione, così come raccontato qualche settimana fa dal quotidiano britannico The Guardian. Ian Clayton, un uomo di 67 anni di Chester, dopo essere stato erroneamente collegato a un furto, è stato allontanato dalla catena Home Bargains. Per scusarsi dell’accaduto, il negozio gli ha offerto un buono da 100 sterline a condizione che i dettagli dell’incidente rimanessero riservati. Per la cronaca, Clayton ha rifiutato.

Anche a Jennie Sanders, una donna di 48 anni di Birmingham, le cose non sono andate meglio. Un sabato pomeriggio del 2025 era da B&M – famosa catena di negozi di articoli per la casa, alimentari e fai-da-te – quando una guardia di sicurezza l’ha avvisata che il sistema l’aveva segnalata e che l’avrebbe dovuta accompagnare durante il suo shopping per controllare che non rubasse. Secondo Facewatch Jennie Sanders avrebbe precedentemente rubato una bottiglia di vino. Quando la donna ha chiesto a B&M le prove di quanto accaduto, la catena ha dichiarato di non averle più: dopo essere stata eliminata dal database, le è stato offerto un buono da 25 sterline.

Una tecnologia discriminatoria?

Come se non bastasse, lo scorso anno il Ministero degli Interni britannico ha ammesso che in alcuni contesti è più probabile che la tecnologia di riconoscimento facciale identifichi in modo errato le persone nere e asiatiche – in particolare le donne nere – rispetto a quelle bianche. Lo ha imparato sulla propria pelle Warren Rajah a cui è stato chiesto di appoggiare il cestino e lasciare il supermercato Sainsbury’s. Anche a lui, per la sbagliata segnalazione hanno offerto un buono da 75 sterline: quando Rajah ha comunicato che non si sarebbe sentito a proprio agio nel ritornare, gli hanno beffardamente detto di utilizzarlo online. Questi possono apparire dei semplici esempi di falle del sistema, ma invece raccontano come ai tempi dell’intelligenza artificiale, il prezzo della sicurezza rischia di essere il razzismo e la profilazione.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos

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Domenico
Domenico
26 Maggio 2026 12:45

Tutti quelli che stanno dietro a questo sistema sono pagati profumatamente dalle aziende e, a meno di problemi personali, non combatteranno mai questa piaga, perché a loro non tocca, per ora…. Auguri.

marco
marco
26 Maggio 2026 13:06

Tutto questo mi sembra mostruoso. Penso ci voglia una legge per vietare nel modo più assoluto l’uso di simili sistemi.

Stefano
Stefano
26 Maggio 2026 13:46

Perdite di fatturato pe 4 miliardi ….sai quanta gente assumi con 4 miliardi??? Basta che assumi la gente per servire i clienti e la roba non sparisce

Maurizio Callegaro
Maurizio Callegaro
27 Maggio 2026 12:06

Perdonatemi, ma per le donne che portano in velo? E non intendo sui capelli ma sul viso, come si comportano? Perché se ammesso dalla legge non puoi certo vietargli di entrare, ne di fare spesa, poi c’è l’aspetto più interessante per me, chi mi garantisce che non vengo profilato con il controllo facciale? E che i miei dati siano al sicuro, oppure che mi venga riconosciuto un compenso se li usano …..mi sembra molto campato in aria, se non vengo avvisato prima per quel che mi riguarda scatta la denuncia immediata.e chiaramente la perdita del cliente….per sempre …..

Pablo
Pablo
30 Maggio 2026 10:04

Potete chiedere lumi al Garante della Privacy e presentare un ricorso. É probabile che finisca nel nulla o venga “accantonato” per anni. Poi “scoperti” si risvegliano dall’improvvisa “sonnolenza” e blaterano giustificazioni inverosimili…chiedere a me…tutto documentato…

angelo
angelo
Reply to  Pablo
1 Giugno 2026 19:14

Il Garante della Privacy? Quello che spendeva, e spandeva, le nostre tasse in tarallucci e vini? Siamo messi molto male. Ma molto, molto male. L’unica soluzione é in noi, purtroppo é difficile metterla in atto.

alan
alan
30 Maggio 2026 10:47

A titolo personale dichiaro di essere totalmente favorevole a qualunque tipo di controllo gestito con o senza l’intelligenza artificiale per arginare gli episodi di furto tra gli scaffali dei supermercati. Mi sento anzi motivato a frequentare in modo particolare quei brand che fanno uso di sistemi di repressione dei furti. Se dovesse accadere di essere scambiato per un ladro, mi auguro che l’intervento di avvicinamento da parte del personale di vigilanza sia improntato al rispetto, all’innocenza preventiva, alla verifica scrupolosa delle accuse che precede l’espulsione del “ladro” dal punto vendita. Non credo che accetterei il buono spesa a scopo riparatore e qualora lo accettassi non ci vedo nulla di disdicevole a spenderlo nello shop on line dello stesso brand.

Giorgio Massa
Giorgio Massa
30 Maggio 2026 10:59

Mi domando: come mai questi problemi non esistano nei mercatini rionali? Ogni bancarella ha il proprio gestore, ed è difficile rubare; inoltre si paga ad ogni bancarella; il rapporto rischi/prevenzione numericamente è negativo. Credo quindi che i problemi aumentino con la centralizzazione, in cui il rapporto numerico rischi/prevenzione si inverte, aumentando molto il numeratore e restando praticamente invariato il denominatore. Forse la grande distribuzione comincia ad accusare un altro dei problemi legati alla dimensione, una elefantiasi che perde di vista il dettaglio. Probabilmente farebbero meglio a riorganizzarsi strutturalmente al loro interno, invece che affidarsi all’avventura di tecnologie mal controllabili e problematiche, rivalutando il fattore umano. In medicina l’AI punta ad una medicina di precisione, al dettaglio collocato nel contesto in modo armonico, senza alterarlo, qui, invece, si compie l’operazione opposta, dato che il dettaglio è il consumatore-essere umano che soccombe alla prevalenza massificante e grossolana del contesto, mostrando che il rischio del consumatore è considerato meno importante del rischio del venditore. La logica del profitto ha colpito ancora!

alan
alan
Reply to  Giorgio Massa
31 Maggio 2026 20:40

Nelle fasi successive alla scoperta di un odioso furto a domicilio (con o senza la presenza in casa dei residenti derubati) “divampano” a tutti i livelli le richieste di maggiori controlli da parte delle forze dell’ordine, “esplodono” gli appelli all’attivazione capillare della videosorveglianza e in un numero crescente di situazioni, “deflagrano” gli inviti più o meno mascherati, all’avvio/potenziamento dei controlli di vicinato che altro non sono che una versione embrionale delle famigerate ronde. Per scoraggiare/reprimere i furti all’interno dei supermercati (di fatto un esempio particolare di furto a domicilio) si ha la tendenza crescente a implementare sistemi volti a “videosorvegliare” (con o senza l’AI) la zona così da avere più probabilità di identificare gli autori dei furti. A fronte di questi sforzi antifurto qualcuno arriva a stracciarsi le vesti urlando alla mancanza di privacy per il cliente del supermercato. Alla luce dell’argomentazione che ho descritto mi sembra che in materia di furti si voglia far passare una gestione doppia, non uniforme e controversa. La repressione dei furti dovrebbe essere uniforme, tanto in occasione dei furti a domicilio quanto in concomitanza dei furti nei supermercati.

Roberto La Pira
Reply to  alan
1 Giugno 2026 13:05

I sistemi di controllo con l’IA nei supermercati sono l’ultimo gradino di una schedatura pressoché totale concessa alle catene attraverso l’adesione alle carte fedeltà ed altri sistemi di mkt aggressivo

Giorgio Massa
Giorgio Massa
Reply to  alan
1 Giugno 2026 15:57

Capisco il punto di Alan, vorrei perciò fare alcune precisazioni:
1) Qui non si parla di repressione dei furti ma di prevenzione: nei furti domiciliari la figura del ladro si identifica con l’azione del furto e non può essere equivocata con altri comportamenti, in quanto si autodefinisce in modo inequivocabile, per cui la prevenzione cerca di evitare che l’evento accada: una persona che si arrampica di notte sui balconi non lascia dubbi sulle proprie intenzioni ed eventuali sorveglianti agiscono senza tema di fraintendimenti, così come una sirena potrebbe scattare. Il presupposto è l’intrusione in un appartamento e a scopo di furto o altro crimine. Il supermercato è un luogo aperto al pubblico, che è anzi benvenuto e non un intruso: ed è qui che la prevenzione richiede precisione e tatto, perché chi entra è di solito una persona onesta. I criteri di sorveglianza, ancorché legittimi, non possono sbagliare e quindi non possono giustificarsi con criteri statistici e approssimativi.
2) In un supermercato i furti avvengono nelle corsie, dove c’è il self-service, e non nei banchi del fresco (carne, pesce. gastronomia) dove i clienti sono serviti. E’ per questo motivo che ritengo che una riorganizzazione dei vari settori con personale differenziato dedicato in ciascun settore offre maggiori garanzie di sicurezza. La tecnologia applicata alle grandi dimensioni sarà sempre approssimativa.

Azul98
30 Maggio 2026 15:49

Sistema Perverso e Contro la Privacy degli Utenti,ma se danno dei rimborsi vuol dire che non è in conformità con nessuna legge,nessun codice civile o penale, come ci si permette di spiare in modo invasivo persone, che vengono allontanate per errori,e se vengono riconosciuti “Non Colpevoli” vengono beffardamente rimborsati,o hanno dei buoni spesa, inoltre il Ministero degli Interni ha ammesso che vengono identificate più donne o persone di colore, e asiatiche di quelle bianche ai Supermercati Sainsbury’s,con una politica razzista e discriminatoria nei loro confronti,ma ci pensa cosa succede sopra di chi entra in un Supermercato, tacciato da Facewatch come un potenziale ladro o persona non attendibile, e in più con l’aggravante di razzismo di un AI che spia di nascosto,utenti onesti,che di differente hanno il colore della pelle o la Nazionalità

alfredo
alfredo
31 Maggio 2026 10:17

se non controllati questi sistemi sono molto pericolosi, i clienti dovrebbero essere avvisati dei tipi di controlli, e senza una personale autorizzazione non permessi. Ci sono controlli sulla merce e le scansioni automatiche, già oggi i super sanno le abitudini dei clienti e acquistano le merci in base agli algoritmi.
Capisco l’esigenza x contrastare i furti , ma parliamo, parliamo, parliamo di privacy e poi……

piernostro
piernostro
31 Maggio 2026 23:04

dovrebbero vietarla e basta!

angelo
angelo
1 Giugno 2026 19:09

…. E noi andremo a fare la spesa nei negozi di quartiere abbandonati a favore della GDA. Se riuscissimo a fare ciò codesti ingranerebbero la retromarcia. Purtroppo é utopia, come in molte altre cose tipo i social.

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