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Glifosato: genotossico o no? Uno studio americano lo assolve e punta il dito sugli altri ingredienti della formula

pesticidi erbicidi campi agricoltura uomoLa delicata e controversa vicenda del glifosato conosce una nuova puntata. La Environmental protection agency statunitense, (Epa), si è espressa in favore della sostanza, affermando che non è cancerogena. La presa di posizione sarà utile alla Bayer, che ha acquistato la Monsanto nel 2018 per 63 miliardi di dollari. L’azienda sta affrontando cause per una cifra stimata tra i 10 e i 12 miliardi di dollari intentate da decine di migliaia agricoltori che attribuiscono al diserbante Roundup l’origine dei loro tumori (tre cause sono già state perse dall’azienda, che se sarà battuta anche in appello dovrà pagare centinaia di milioni di dollari ai ricorrenti).

Negli stessi giorni alcuni ricercatori del National toxicology program (Ntp), programma di ricerca finanziato con denaro pubblico statunitense, hanno aggiunto un altro tassello al quadro. Secondo uno studio condotto su cellule coltivate in vitro, alcuni prodotti commerciali a base di glifosato sono genotossici, cioè danneggiano il Dna. Tuttavia questo effetto sarebbe attribuibile a diversi altri composti presenti nei prodotti, e non al glifosato in sé.

Il gruppo ha effettuato test su 13 tra i prodotti venduti, sia per uso domestico sia professionale, e ha concluso che l’effetto genotossico è dovuto ad altri composti, genericamente chiamati tensioattivi, quasi sempre presenti per favorire l’assorbimento del glifosato da parte delle piante. Le accuse riguardano anche altri principi attivi usati in alcune formulazioni chiamati: diquat dibromuro, mesotrione e metolacloro.

Il Guardian, che ha ripreso lo studio, ha fatto notare alcune criticità. Per esempio, spesso i tensioattivi sono indicati in etichetta come “altri ingredienti”, e lo studio non va oltre, limitandosi a parlare dell’intera categoria: ciò non consente di capire quali siano le sostanze pericolose eventualmente presenti.

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Secondo uno studio americano, non è il glifosato ad essere genotossico, ma altri ingredienti presenti nelle formulazioni

Poi, come è emerso da documenti interni pubblicati in seguito, già nel 2016 la stessa Epa aveva cercato di ottenere da Monsanto una lista dettagliata delle sostanze presenti e, soprattutto, dei tensioattivi, insieme ai i risultati dei test condotti dall’azienda, senza successo. Da altri carteggi tra Epa e Monsanto era emerso che l’azienda utilizzava, come ingrediente accessorio, l’ammina di sego polietossilata (Poea, o poliossietilene ammina), una sostanza vietata in Europa a partire da quello stesso anno, proprio per i rischi di genotossicità.

Infine, sempre stando a quanto riferisce il Guardian, dalle carte dei processi sarebbero emerse testimonianze come quella di un ricercatore della Monsanto, che nel 2003 affermava “non potete dire che non è cancerogeno… non abbiamo condotto i test che possono convalidare tale affermazione”, e altre nelle quali altri dirigenti dichiaravano che il glifosato era ok, ma il prodotto finito no.

Ripercorriamo le tappe principali della vicenda. Le controversie sono iniziate nel marzo 2015, quando l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Oms afferma che il glifosato è un probabile cancerogeno, in base a studi condotti in proprio e da altri su animali e persone, tutti pubblicati su riviste riconosciute dalla comunità scientifica. Il pronunciamento fa notare che i composti commerciali sono anche più tossici della sola sostanza.

Nel novembre del 2015 anche l’Efsa si esprime in senso contrario: in base al suo esame della letteratura, conclude che è molto improbabile che il glifosato rappresenti un rischio per l’uomo. Nel maggio 2016 giungono alla stessa conclusione i lavori di una conferenza internazionale organizzata dall’Onu: se assorbito con la dieta, il glifosato non rappresenterebbe un pericolo. Ora a questi rapporti si aggiunge quello dell’Epa, che però prende in considerazione solo il 23% degli studi considerati dallo Iarc.

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Secondo lo Iarc il glifosato è probabilmente cancerogeno, mentre per l’Efsa è improbabile che ponga un rischio per l’essere umano

Nel dibattito interviene, nel 2019, una revisione pubblicata da Charles Benbrook, consulente ambientale, sulla rivista scientifica Environmental sciences Europe. Il documento confronta le affermazioni – così diverse – delle due agenzie, concludendo che “dei 104 studi analizzati, uno solo di quelli presentati per le approvazioni e 35 degli altri (pari al 67% di quelli disponibili) dimostrano che il glifosato è genotossico; per quanto riguarda i prodotti commerciali, su 108 studi, nessuno di quelli presentati alle agenzie per le approvazioni afferma che sono genotossici, ma il 75% di quelli pubblicati sì”. In altre parole, quando sono i produttori a presentare i dati agli enti che devono approvare i prodotti non emerge alcun problema, ma quando sono i ricercatori a presentarli sulle pubblicazioni alla comunità scientifica, la situazione è molto diversa.

Il messaggio che arriva da questa continua altalena di pronunciamenti è che, visti anche i denari in gioco, per il momento non è possibile avere un quadro chiaro, e capire davvero che cosa sia pericoloso e cosa no, e in quali condizioni.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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6 Commenti

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    E’ almeno la seconda volta che l’agenzia Usa ripete che il glifosato puro 100% non è genotossico , prendiamone pure onestamente atto , però i preparati industriali da utilizzare sul campo invece lo sono , la dichiarazione ufficiale mi da l’impressione di fare dei distinguo per salvaguardare in qualche modo i bilanci aziendali dalla valanga di cause legali che sarebbero distruttive per tanti e per tenere in piedi tutte le coltivazioni ingenierizzate per essere resistenti alla sostanza ( che però non viene quasi mai usata pura).
    Sostanzialmente però questa manovra non cambia nulla , nell’attesa che si dimostri che qualche preparato è sicuro ora anche l’EPA non potrà più negare che tutti i preparati diserbanti a base di …… attuali non siano genotossici. Amen.

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    Dall’arrivo di Trump alla presidenza è stato un susseguirsi di teste che cadevano per “incompatibilità” con un presidente che non sa leggere i dati e sfrutta le agenzie come cassa di risonanza delle sue idee personali.

    Nulla di quello che arriva dalle agenzie statunitensi dovrebbe essere più considerato affidabile. Per le mire distruttive e pro corporation di Trump, l’EPA è stata la prima agenzia ad essere rovinata.

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      a mio modesto avviso, non posso dare torto a Luca. se prima erano le varie multinazionali a manipolare il panorama informativo generale, ora c’è Trump che le incarna e dispone a proprio piacimento. in barba a tutti i crismi per una sana, libera ed imparziale ricerca e diffusione della verità…

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    Non riesco a capire la differenza nell’affermazione ” Secondo lo Iarc il glifosato è probabilmente cancerogeno, mentre per l’Efsa è improbabile che ponga un rischio per l’essere umano”, tra il “probabilmente” e l'”improbabile” , in definitiva non c’è sicurezza di nulla !!!!

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    La signora Codignola saprà sicuramente rispondere in maniera più corretta ed esauriente , io seguo un ragionamento che appare nelle righe dell’articolo, cioè la differenza tra due situazioni inconciliabili ( probabile o improbabile) deriva dall’aver inglobato nel giudizio IARC diversi studi indipendenti mentre EFSA sembra aver accettato maggiormente le risultanze degli studi proposti dal produttore.
    Qui si certifica il sistema “supermercato” della scienza in cui per il produttore il diserbante è innocuo per l’uomo mentre tanti studi indipendenti ( più o meno neutrali) lo associano a diverse patologie.
    Dopo aver cestinato Seralini è apparso chiaro che EFSA valuta più attendibili gli studi di Monsanto , la cosa per me paradossale è che anche studi successivi della stessa Efsa hanno evidenziato patologie negli animali nutriti con prodotti trattati con glifosato esaminati ma mentre Seralini metteva questi riscontri in prima pagina , i suoi successori mettono quelle stesse evidenze a pagina 70 e non ne tengono assolutamente conto nel giudizio finale.
    Misteri della fede.

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    Glifosato sì, glifosato no: ci sarebbe un modo per venirne a capo. Ma poiché si tende a ragionare con la pancia e non con il cervello, si è demonizzato qualsiasi prodotto OGM, per cui non si possono usare (né ricercare né studiare, in Italia) prodotti OGM che non hanno bisogno di così tanto uso di diserbanti e antiparassitari. Chissà se prima o poi si riuscirà a capire questa semplice cosa? Ed è inutile che mi si parli di principio di precauzione, e di altre consimili argomentazioni, perché non sono suffragate da nessuna ricerca scientifica SERIA in proposito, ma sono opinioni e non fatti accertati.