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Il glifosato divide: l’Europa lo ‘riabilita’, mentre gli Usa bocciano il ricorso di Bayer-Monsanto

erbicida glifosato pesticidi erbicidi campi agricolturaCon una sentenza che ricalca il parere più volte sostenuto da Efsa, Oms, Who e Fao, lo scorso 30 maggio il Comitato per la valutazione dei rischi (Rec) dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) ha riabilitato il glifosato, uno dei principi attivi più diffusi nei pesticidi, classificandolo come non cancerogeno nelle quantità a cui sono normalmente esposti i consumatori. O meglio, dichiarando che non esistono prove scientifiche sufficienti per dimostrare la mutagenicità o la tossicità specifica verso determinati organi. L’erbicida più usato al mondo, da tempo al centro di studi e dibattiti, potrebbe quindi continuare a circolare negli Stati membri dell’Ue anche dopo il 15 dicembre di quest’anno, vedendosi rinnovare per altri tre lustri la licenza d’uso da parte della stessa Agenzia regolatoria che tuttavia, nel suo verdetto, ha sottolineato come questa sostanza debba continuare a essere considerata capace di provocare gravi lesioni oculari e tossica per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata.

Questa posizione ambigua assunta dall’Ente preposto alla valutazione del rischio connesso all’uso di sostanze chimiche, ha suscitato la reazione di Health and Environment Alliance (Heal), un consorzio di organizzazioni ambientaliste europee, European Environmental Bureau (Eeb) e ClientEarth, Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) e della coalizione di Organizzazioni non governative che già cinque anni fa si erano unite per presentare alla Commissione europea l’Ice (Iniziativa dei cittadini europei) Ban Glyphosate. Secondo queste organizzazioni l’Echa starebbe volutamente ignorando i risultati di diversi studi, sia epidemiologici sia condotti in laboratorio su modello animale, che dimostrerebbero il meccanismo cancerogeno legato all’esposizione al glifosato.

glifosato
Il Corporate Europe observatory mette in dubbio l’imparzialità del giudizio espresso dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche

A essere messa in dubbio dal Corporate Europe observatory (Ceo), il gruppo di ricerca che indaga l’influenza esercitata dalle aziende e dagli interessi economici sui processi decisionali dell’Ue, è quindi l’imparzialità del giudizio espresso dall’Agenzia europea e con essa la stessa credibilità delle autorità europee di regolamentazione, sospettate di aver tenuto in maggiore considerazione i 53 studi presentati dal mondo dell’industria (ritenuti poco attendibili perché non in linea con gli standard scientifici internazionali di base fissati dall’Ocse per la valutazione della genotossicità) rispetto a quelli indipendenti condotti, per esempio, dai ricercatori in Tossicologia genetica dell’Istituto di ricerca sul cancro del Centro ospedaliero universitario di Vienna.

Va sottolineato che, attualmente, anche le ricerche scientifiche più autorevoli risentono di una strumentalizzazione mediatica che, negli anni, senza troppi approfondimenti, ha suscitato un allarmismo ingiustificato attorno a determinate sostanze, colpevolizzando ingiustamente e indistintamente alcuni prodotti e le aziende che operano in interi settori dell’agroalimentare (come è avvenuto di recente con i marchi leader del grano e della pasta italiana in relazione alla presenza di glifosato e micotossine). Il risultato è quello di creare confusione fra i consumatori, ma soprattutto di togliere credibilità alle notizie e a chi le diffonde.

formula del glifosato
Negli Usa è stato accolto il ricorso contro l’Agenzia per l’ambiente, accusata di non aver tenuto in giusta considerazione di rischi per la salute e l’ambiente

Mentre in Europa si discute la legittimità della risoluzione dell’Echa, il nono circuito della corte d’appello degli Stati Uniti ha accolto il ricorso di una coalizione di Ong che, dopo l’ultimo rinnovo dell’autorizzazione all’uso del glifosato, aveva trascinato in tribunale l’Agenzia per la protezione ambientale (Epa), accusandola di non aver tenuto in giusta considerazione i possibili rischi per la salute umana e per l’ambiente e l’ha costretta a riaprire la procedura di valutazione del glifosato. Nel frattempo la Corte Suprema ha bocciato un ricorso di Bayer-Monsanto rigettando la sua richiesta di riesaminare la sentenza che le aveva imposto di risarcire con 25,3 milioni di dollari Edwin Hardeman. Nel 2019, infatti, questo cittadino californiano era riuscito a fare valere il nesso di causalità tra il linfoma non-Hodgkin che gli era stato diagnosticato e l’esposizione trentennale al Roundup, diserbante a base di glifosato prodotto proprio dalla Monsanto.

Bayer-Monsanto è stata condannata per non aver mai sufficientemente esplicitato i rischi legati all’utilizzo di prodotti a base di glifosato e l’Epa, accusata di aver sottovalutato i possibili rischi per la salute con l’impiego della sostanza, dovrà riaprire la procedura di valutazione. Una decisione che ha creato un precedente e, oltre a spingere la multinazionale tedesca a rinunciare alla produzione e commercializzazione del diserbante Roundup a partire dal 2023, ha bloccato i circa 30 mila ricorsi in sospeso, presentati da altrettanti cittadini americani che si sono ammalati di ‘cancro del glifosato’.

mani acqua, glifosato
Il Ministero della salute inglese mette in guardia sul rischio determinato dalla presenza nelle acque pubbliche dei pesticidi più usati, tra cui il glifosato

Se la speranza è che il precedente americano stimoli una maggiore sensibilità a proposito degli effetti del glifosato sulla salute umana e sull’ecosistema a livello globale, non mancano esempi più vicini, che dimostrano un impegno in questa direzione. Il Ministero della salute inglese mette in guardia da anni sul rischio determinato dalla presenza nelle acque pubbliche dei pesticidi più usati, tra cui appunto il glifosato, evidenziando come negli ultimi 40 anni questi hanno modificato l’ambiente microbico e favorito lo sviluppo di batteri e funghi resistenti ai farmaci. In Germania invece, per la prima volta, un’azienda agricola è stata condannata dal tribunale distrettuale di Francoforte a risarcire un apicoltore che, a causa del glifosato utilizzato sui campi limitrofi agli alveari, ha dovuto gettare via tonnellate di miele contaminato, con residui di pesticida 152 volte superiori rispetto ai limiti consentiti. Questa sentenza rappresenta un precedente a cui si potranno appellare anche altri apicoltori ma, soprattutto, rappresenta un deterrente per altre aziende agricole rispetto all’uso del glifosato nei loro campi.

Insomma, oltre alla presunta cancerogenicità del glifosato per gli esseri umani (che si manifesterebbe solo a livelli di esposizione superiori a quelli che interessano la maggior parte della popolazione), il focus andrebbe esteso ai suoi effetti sull’ambiente nel suo complesso, per esempio per quanto riguarda la salute degli insetti impollinatori (come api e bombi) che, oltre a rischiare la morte per intossicazione, a causa di questa sostanza perdono la capacità di regolare la temperatura dei loro nidi e subiscono un danneggiamento dei sensi tale da rischiare di interrompere le complesse interazioni sociali necessarie per far sì che si sviluppi una colonia di successo.

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Roberto La Pira

  Chiara Di Paola

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Un commento

  1. non mancano certamente gli studi che evidenziano criticità nell’uso del glifosate, come per altre sostanze chimiche adoperate in agricoltura, ma, mi sembra evidente che questi organismi deputati ad esprimere un parere che conta su tali prodotti, risentano più delle influenze delle multinazionali che degli interessi dei comuni cittadini europei.

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