Home / Sicurezza Alimentare / Frutti di bosco: epidemia in fase di esaurimento. A metà agosto documento Efsa e nuovi dati del Ministero. Ancora valide le precauzioni di fare bollire prima del consumo e attenzione al ristorante

Frutti di bosco: epidemia in fase di esaurimento. A metà agosto documento Efsa e nuovi dati del Ministero. Ancora valide le precauzioni di fare bollire prima del consumo e attenzione al ristorante

frutti boscoSono passati cinque mesi dall’ultimo aggiornamento del Ministero della salute (*) sul numero di persone colpite da epatite A  per aver mangiato frutti di bosco surgelati ( a febbraio 2014 erano più di 1.000 in tutta Italia). In questi giorni doveva essere pubblicato  un aggiornamento della situazione che però non c’è stato. Il motivo è che l’Efsa dovrebbe uscire a metà agosto con un documento focalizzato su questa epidemia che ha coinvolto diversi paesi europei e di cui non si è riusciti ancora ad identificare l’origine. Le notizie raccolte da Il fatto Alimentare sull’evoluzione dell’epidemia sono abbastanza tranquillizzanti. Fonti bene informate ci dicono che la curva è in calo, e il numero di  casi di epatite si sta stabilizzando su livelli standard. In altre parole siamo nella fase discendente della crisi iniziata 15 mesi fa.

 

 frutti boscoVuol dire che possiamo ricominciare a mangiare i frutti di bosco surgelati e anche le torte  servite nei ristoranti ? La domanda è  lecita ma ci sono ancora delle riserve sul quesito che il Ministero della salute dovrebbe risolvere. Sino ad oggi è ancora valida  l’indicazione del Ministero di fare bollire i frutti di bosco surgelati prima di consumarli, tanto che catene di supermercati come Conad, Coop e Esselunga alla luce di questa comunicazione ufficiale  hanno deciso di  interrompere la vendita . Il consiglio che Il Fatto Alimentare ha dato sin dall’inizio di questa brutta storia è ancora valido, non consumare frutti di bosco surgelati se non previa cottura. Per quanto riguarda le crostate  consumate al ristorante o in pizzeria , in assenza di consigli ufficiali il nostro invito è di chiedere se sono stati preparati con frutti di bosco  surgelati e, in assenza di informazioni precise,  scegliere un altro dessert.

 

frutti boscoÈ bene ricordare che fino ad ora non è stata individuata l’origine del virus, ovvero in quale fase della filiera alimentare e/o da quale paese ha preso il via l’epidemia che ha contagiato  mezza Europa.  In questi mesi è stato individuato con precisione il Dna del virus responsabile ed è  possibile stabilire  con precisione se le persone  colpite da epatite A sono state infettate dai frutti di bosco. La decodifica è importante perché i  laboratori si stanno attrezzando è in futuro le autorità sanitarie saranno in grado di mettere a punto una strategia di intervento più mirata ed efficace. Il problema dell’epatite A causata da frutti di bosco surgelati è stato comunque  trattato in modo superficiale  dal Ministero  della salute che non ha avvisato in modo adeguato i cittadini. Per rendersi conto della gravità della situazione basta dire che l’Efsa ha dedicato negli ultimi mesi tre dossier alla vicenda, mentre il ministro Beatrice Lorenzin  ha diffuso tre comunicati stampa e un avviso ai consumatori in una crisi che ha colpito  oltre mille cittadini!

 

(*) Secondo quanto diffuso dal Ministero della salute all’inizio di aprile 2014,  i casi segnalati in Europa dal primo gennaio 2013 sarebbero 1.315. La maggioranza (1.075) sono stati registrati in Italia, mentre 240 hanno coinvolto soggetti che non hanno avuto contatti con l’Italia e risiedono in: Francia, Germania, Irlanda, Norvegia, Paesi bassi, Svezia e Regno Unito.

Roberto La Pira

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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Un commento

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    L’epatite A è un virus che in aree geografiche come le nostre non è più così comunemente presente, come invece lo può essere in altri paesi in via di sviluppo. In linea di massima però, i suoi sintomi e le relative conseguenze non sono estremamente pericolose e gravi. Io credo che comunque se aumentassero i controlli e in particolare se le aziende rispettassero la catena del freddo, sarebbe molto meno probabile contrarre l’epatite A.