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Fibre alimentari, quelle dei vegetali non sono uguali alle altre. Il parere di Gianna Ferretti di Trashfood

Gli esperti di nutrizione consigliano di assumere 30 grammi di fibre vegetali al giorno, attraverso un’alimentazione ricca di alimenti vegetali (frutta, verdure, cereali non raffinati e legumi). L’effetto protettivo che ne deriva è da attribuire alla presenza di vitamine, sali minerali, fito-nutrienti e anche di fibre vegetali che svolgono un’azione preventiva nei confrontidi alcune patologie dismetaboliche. Su cosa si intende con la parola “fibra” occorre fare un po’ di chiarezza, poiché il significato è cambiato negli ultimi decenni. In un primo momento la parola si riferiva solo al materiale della parete secondaria delle cellule vegetali, meglio conosciuta con il nome di cellulosa. Adesso non è più così.

 

Da alcuni anni è stata introdotta una nuova definizione di fibra, frutto del lavoro di un panel di esperti dell’American Association of Cereal Chemists (AACC) e dell’American Academy of Sciences. “La fibra alimentare è la parte commestibili delle piante o di carboidrati analoghi che sono resistenti alla digestione e all’assorbimento nell’intestino tenue umano, con fermentazione completa o parziale nell’intestino crasso. Le fibre alimentari comprendono polisaccaridi, oligosaccaridi, lignina e sostanze vegetali associate. Le fibre alimentari promuovono benefici effetti fisiologici tra cui evacuazione, e/o la riduzione del colesterolo nel sangue, e/o l’attenuazione del glucosio nel sangue.” 

 

Sulle etichette alimentari la parola indica un gruppo di carboidrati e di composti analoghi (oltre alla lignina e ad altre sostanze) che non vengono digerite dall’intestino. Tra queste ci sono i polisaccaridi diversi dall’amido, alcuni oligosaccaridi non digeribili, la cellulosa, le emicellulose come arabinoxilani, arabinogalattani, xiloglucani, pectine, fruttani (inulina), gomme e mucillagini. Tra le fibre troviamo anche composti analoghi ai carboidrati come le destrine, i carboidrati di sintesi e derivati come la metilcellulosa, la idrossipropilcellulosa e il polidestrosio. 

 

La cellulosa che è sicuramente la componente più nota, è un polimero non digeribile appartenente alla famiglia delle fibre insolubili, molto utili per il ruolo esercitato a livello intestinale. Questa sostanza come pure i derivati che in etichetta sono elencati come additivi nella categoria degli addensanti, è molto utilizzata nell’industria alimentare in prodotti come: dessert, budini, salse, gelati, piatti pronti, insaccati, yogurt, low-fat products, prodotti gluten-free. Riconoscere la presenza dei derivati della cellulosa nei prodotti non è però così semplice perchè i composti hanno nomi e numeri diversi.

Ecco le sigle più diffuse: Cellulosa E460i, Metil-cellulosa (E461), Etilcellulosa (E 462), Idrossi-propil-cellulosa (E 463), Idrossi-propil-metilcellulosa (E 464), Etilmetilcellulosa (E 465), Carbossimetilcellulosa (CMC, E 466).

Anche il polidestrosio, già noto additivo alimentare (E1200), negli ultimi anni è stato promosso a “fibra alimentare”, comparendo infatti nelle etichette sotto questa categoria.

 

A questo punto si può pensare che la dicitura “contiene fibre“, riportata con una certa evidenza su alcune etichette, possa risultare fuorviante perchè dà un fal so senso di sicurezza nutrizionale. Il rischio è allontanare il consumatore dall’idea che siano prevalentemente le diete ricche di alimenti vegetali, fonti naturali di fibre e altre preziose sostanze, a esercitare un effetto benefico sulla salute. Non esistono evidenze scientifiche secondo cui i carboidrati non digeribili esercitino un effetto positivo sulla salute. Anzi, al contrario, grandi quantità di fibre possono fermentare nell’intestino e provocare effetti indesiderati. A questo aspetto si sommano i dati scientifici contrastanti sull’effetto dei prodotti con supplementi di fibre.

 

Bisogna infine considerare il ruolo decisivo svolto dalla pubblicità, molto abile nell’utilizzare messaggi salutistici fuorvianti che inducono i consumatori a ipotizzare proprietà benefiche inesistenti. Un’alimentazione ricca di fibre significa privilegiare piatti con cereali non raffinati, legumi, ortaggi, frutta, il resto sono solo accessori.

 

Gianna Ferretti, curatrice del blog Trashfood.com. 

Foto: Photos.com

 

 


 

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