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Fazio al Senato comunica il nuovo programma per i controlli alimentari e annuncia che la diossina tedesca ci ha solo sfiorato

Il  ministro della Salute Ferruccio Fazio il 20 gennaio 201 ha presentato in Senato un documento sulla  diossina tedesca e sul sistema dei controlli. Dal testo emerge che il nostro Paese è stato solo sfiorato dal problema, e che i livelli di contaminazione registrati in Germania su uova e maiali sono stati appena superiori ai limiti e hanno riguardato pochissimi animali (tesi confermata nell’intervista che Paola Testori Coggi ha rilasciato a ilfattoalimentare.it).

Nel corso dell’intervento il ministro ha anticipato un programma per migliorare il sistema dei controlli sui prodotti alimentari. Si tratta di un piano in 7 punti che pubblichiamo integralmente.

La diossina

Dai dati ufficiali relativi alle derrate alimentari provenienti dalla Germania risultate positive alla diossina sono risultati positivi, per presenza di diossina, solo 24 campioni di uova, su 110 analizzati, e 2 campioni di carne di pollame, su 43 analizzati. I due campioni di carne di pollame provengono però da allevamenti bloccati, dunque, non sono mai entrati nella catena alimentare. Vorrei chiarire che i valori del campione di carne suina (l’unico risultato positivo) si attestano ad 1,51 picogrammi per grammo di grasso, quando il limite – come è stato già ricordato – è fissato in un picogrammo. Dunque, rispetto al limite fissato il valore risulta superiore di 0,51 picogrammi. Ricordo, per fornire un ordine di grandezza, che un picogrammo corrisponde ad un miliardesimo di milligrammo che, a sua volta, è un millesimo di grammo. Quindi è un miliardesimo di millesimo di grammo.

Il nuovo piano controlli in 7 punti

Per quanto attiene il problema in generale dei controlli nel nostro Paese, abbiamo voluto cogliere questa occasione per mettere a punto una serie di azioni correttive sistematiche dei punti di debolezza, per evitare eventi futuri della stessa natura. Abbiamo costituito una vera e propria cabina di regia, e a tal fine abbiamo convocato, il 13 gennaio ultimo scorso, una riunione con i rappresentanti delle Regioni e Province autonome, dell’Istituto superiore di sanità, degli Istituti zooprofilattici e dei NAS, per esaminare la questione, anche alla luce di quanto emerso a Bruxelles, e definire un piano per la protezione dei consumatori, che ora vi illustrerò.

Il primo punto riguarda la maggiore trasparenza delle attività di autocontrollo. Poiché ci sono evidenze che dimostrano che l’esito di incidenti in sicurezza alimentare dipende anche da un processo di autocontrollo non trasparente, vogliamo adottare – e stiamo attrezzandoci per farlo – iniziative normative (mi riferisco ad una norma primaria, cioè un disegno di legge) per assicurare che i dati generati dall’autocontrollo siano a disposizione delle autorità sanitarie in maniera fruibile e trasparente, in un sistema informatizzato accessibile non solo al Ministero ma anche alle Regioni e alle ASL. Un’altra norma, che potrebbe essere inserita nel disegno di legge citato, dovrebbe rendere obbligatoria, per i laboratori che effettuano analisi per l’autocontrollo, la segnalazione alle autorità sanitarie competenti in caso di non conformità alla normativa vigente.

Il secondo punto è la definizione di una netta separazione tra stabilimenti del settore alimentare e mangimistico da altri settori. Vorrei ricordare che, ancora prima che avvenisse il caso Germania, l’Italia aveva chiesto una modifica dei regolamenti europei vigenti per garantire la separazione tra stabilimenti che lavorano prodotti non destinati ad entrare nella catena alimentare (ad esempio gli oli industriali) e stabilimenti alimentari e mangimistici. È noto che la ditta Harles & Jentsch produceva legalmente sia acidi grassi alimentari, sia acidi grassi destinati ad altre lavorazioni industriali, per cui poi si è verificato il noto problema.

 Il terzo punto riguarda la registrazione informatizzata di tutte le imprese del settore alimentare. È intenzione di questo Governo, con le Regioni, di creare un sistema informatizzato centralizzato, alimentato su base regionale, per la registrazione di tutti gli operatori del settore alimentare, analogo al sistema Sintesi attualmente utilizzato per gli stabilimenti che lavorano prodotti di origine animale. Abbiamo tavoli tecnici attualmente al lavoro su questo progetto.

 Il quarto punto è la tracciabilità dei mangimi. È in fase di approfondimento, con le Regioni e le Province autonome, un progetto nazionale che migliora la tracciabilità dei mangimi. Abbiamo sollecitato le Regioni e riteniamo di riuscire ad andare al più presto in Conferenza Stato-Regioni per approvare questo progetto.

 Il quinto punto è un incremento del 50 per cento sui controlli della sicurezza dei mangimi. In particolare, nell’ambito del Piano nazionale dell’alimentazione animale, ho disposto un aumento del 50 per cento dei campioni per la ricerca di diossina nei mangimi.

Il sesto punto, che per noi ha grande rilevanza, attiene alla collaborazione con le Regioni per i siti di interesse nazionale. Posso annunciare che a breve sarà operativo (stiamo lavorando molto alacremente con le Regioni e le Province autonome a tal fine) un piano di monitoraggio per la ricerca dei contaminanti ambientali che hanno ripercussioni nella catena alimentare e nelle produzioni agricole in aree a rischio definite come siti di interesse nazionale, ai sensi della normativa ambientale. Questo potrebbe riguardare, per esempio, anche il noto problema di Taranto.

Il settimo punto è il piano straordinario di controllo su alimenti provenienti dalla Germania. Abbiamo disposto un piano straordinario di campionamenti random, ossia casuali, sugli alimenti provenienti dalla Germania. Infatti, nel rispetto del Trattato della Comunità europea, i controlli su alimenti provenienti da altri Paesi comunitari non possono essere né discriminatori né ostativi alla libera circolazione delle merci. Nel caso in cui dai campionamenti random risulti una positività per la diossina, si dispongono dei controlli, questa volta a carico dell’operatore (mentre gli altri sono a carico del Servizio sanitario nazionale, attraverso il reperimento di finanziamenti ad hoc nell’ambito del fondo sanitario nazionale), sulle cinque partite successive alla stessa tipologia di prodotto e di provenienza, con attivazione immediata del sistema di allerta comunitario.

Foto: Photos.com

 

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