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L’epidemia dimenticata: a settembre erano 800 le persone colpite da epatite A per i frutti di bosco. Da allora le informazioni del Ministero della salute si sono interrotte

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Da cinque mesi non si sa più niente sull’epidemia di epatite A causata dai frutti di bosco surgelati contaminati dal virus

Il 2013 sarà ricordato come l’anno dell’epidemia di epatite A causata dai frutti di bosco surgelati contaminati. In pochi mesi il virus ha colpito oltre 800 persone in Italia e numerose all’estero. Le aziende coinvolte sono state una decina, 15 i lotti ritirati dagli scaffali. Le aziende coinvolte in teoria avrebbero dovuto esporre nei supermercati migliaia di cartelli per avvisare i consumatori.

Di fronte a questa emergenza il Ministero della salute nel mese di dicembre – 9 mesi dopo i primi casi – ha diffuso un avviso rivolto alla cittadinanza invitando a non consumare i frutti di bosco surgelati senza cuocerli prima del consumo. Per rendersi conto di quanto sia critica la situazione basta dire catene di supermercati come Esselunga, Coop e Conad da mesi hanno interrotto la vendita di frutti di bosco surgelati.

 

Il Fatto Alimentare ha seguito con attenzione l’intera vicenda pubblicando i nomi dei prodotti ritirati e, quando siamo riusciti ad averli, l’elenco dei punti vendita coinvolti.

Tutto si è però fermato all’inizio di novembre 2013, quando si è verificato una sorta di black out. Da allora non ci sono più stati aggiornamenti da parte delle autorità sanitarie sull’andamento dell’epidemia e la stima delle persone colpite è rimasto fermo al mese di settembre. Sono passati 5 mesi e in questo periodo abbiamo chiesto numerose volte alle autorità sanitarie notizie, ma senza successo.

 

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I frutti di bosco utilizzati da gelaterie, ristoranti e pasticcerie sono stati davvero restituiti al fornitore e distrutti?

Molti interrogativi restano irrisolti. Qual è la situazione attuale? Si è riusciti a conoscere la causa della contaminazione e l’origine dei frutti di bosco che presentavano il virus? La scelta di richiamare solo i lotti con la contaminazione confermata è stata sufficiente a fermare l’epidemia? I consumatori hanno davvero buttato via le confezioni infette? L’informazione è stata sufficiente? E i frutti di bosco utilizzati da gelaterie, ristoranti e pasticcerie sono stati davvero restituiti al fornitore e distrutti?

Ieri abbiamo ricevuto una comunicazione dal Ministero della salute in cui si dice che dall’11 novembre 2013 non sono più state rilevate partite di frutti di bosco contaminate dal virus dell’epatite A. L’avviso si conclude senza chiarire quante persone siano state colpite e precisando che la task force, istituita per l’emergenza, fornirà nuovi dati quando avrà finito gli accertamenti.

 

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Epidemia dimenticata: ma l’epatite A in 1 caso su 100 può comportare un trapianto di fegato e anche il rischio di morte

Qualche cosa però non convince visto che il 3 dicembre 2013 è scattata l’ennesima allerta (numero 2013.1602) a carico di una partita di frutti di bosco distribuita in Italia ritirata poi dal mercato. L’altro elemento che desta perplessità è l’assenza di notizie sull’epidemia in corso. Il Ministero non dice se è finita, se continua, se le persone ammalate sono aumentate o diminuite. Come mai le informazioni sulla vicenda sanitaria peggiore degli ultimi anni, con almeno 800 persone e una decina di aziende coinvolte, da cinque mesi non arrivano più?

Aspettiamo fiduciosi notizie dal Ministero, ricordando che circa in un caso su 100 di epatite A può esserci necessità di trapianto di fegato e anche il rischio di morte. Questo silenzio assordante non è proprio di buon auspicio e comunque risulta difficile da comprendere sia dai nostri partner europei sia da qualsiasi esperto di sicurezza alimentare.

 

Roberto La Pira e Luca Bucchini

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Foto: Thinkstockphotos.it

  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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3 Commenti

  1. sicuramente la malattia continua e i casi sono aumentati,
    visto che solo nella mia famiglia ci sono stati tre (3) casi di epatite A (nei mesi di dicembre e tutto gennaio 2014)
    Poi volevo anche denunciare che una persona delle 3 è stata trattata malissimo (come se abbia avuto una malattia altamente contagiosa solo a guardarla)

  2. Ci sto preparando la tesi su questo argomento… e spero vivamente che ci siano delle novità… grrr

  3. Gigi,
    ma nonostante i suggerimenti, ormai datati, a consumare i frutti di bosco surgelati solo se bolliti, e i commenti ugualmente datati su questo blog sull’eterogeneità, e non assoluta sicurezza di lotti anche trovati negativi ai controlli, avete continuato a consumare frutti di bosco congelati senza precauzioni?
    Penso che non sarà facile risalire alle vere cause dell’inquinamento virale se non resettando il sistema ed analizzando a fondo tutte le provenienze in base ai dati di tracciabilità.