mozzarella prodotto tipico Italiano derivato dal latte con pomodori e basilico

Aggiornamento

In seguito al caso della mozzarella blu, il Ministero della Salute informa che sono in corso di svolgimento i sequestri su tutto il territorio nazionale delle mozzarelle a marchio prodotte in Germania dalla ditta Milchwerk Jäger Gmbh & Co.

  • Land (vendute da Eurospin);
  • Lovilio (vendute da LIDL);
  • Malga Paradiso (vendute da MD discount).

Il caso della mozzarella blu

La notizia della mozzarella blu è stata ripresa da tutti i giornali, ma pochi sanno che il primo allerta sulla mozzarella è scattato il 9 giugno 2010 a Verona, quando le autorità sanitarie locali scoprono  una partita di formaggio colorata di azzurro, la ritirano e avvertono il Ministero della salute. A questo punto il Ministero invia immediatamente una comunicazione al sistema di allerta Rasff a Bruxelles dicendo che  sono state bloccate queste mozzarelle tedesche, dopo la segnalazione di un consumatore, precisando che i latticini potrebbero essere ancora sul mercato.

Il secondo annuncio viene spedito a Bruxelles il 18 giugno 2010, dicendo che è stata ritirata una seconda partita di mozzarelle per lo stesso problema riscontrato nella zona di Torino e precisando che questa volta il prodotto  ha superato la data di scadenza. Il duplice allerta si spiega perché la signora che ha fotografato con il telefonino la famosa mozzarella blu, da cui è scaturito il sequestro dei Nas aveva acquistato la mozzarella 17 giorni prima.

Quello che più irrita in questa vicenda è il modo in cui è stato trattato l’episodio dai media che hanno puntato subito il dito contro la mozzarella tedesca, sottolineando la necessita di conoscere l’origine dei prodotti alimentari. Sapere l’origine è importante ma è un elemento poco rilevante per valutare la qualità di un prodotto che non rientra nella categoria Dop o Igp. La carta di identità di una mozzarella e quindi l’origine non è un attestato di genuina e di qualità. Per valutare la qualità di una mozzarella bisogna decodificare l’etichetta come viene spiegato nella nota pubblicata su questo sito. Per rendersi conto dell’importanza relativa dell’origine basta solo sfogliare l’archivio delle frodi.

Cattive pratiche

Ricordo un test fatto per la trasmissione televisiva Mi manda Lubrano 15 anni fa, in cui si denunciava l’abitudine di miscelare al latte di bufala quello di mucca, soprattutto in estate quando gli animali  producono meno latte. L’aggiunta era lecita, ma bisognava dichiararlo in etichetta e molti produttori dimenticavano questo piccolo particolare. Più di recente nel  2008 le cronache raccontavano della mozzarella di bufala Campana Dop contaminata dalla diossina. Allora i ministri della repubblica per minimizzare la portata dello scandalo, si facevano riprendere mentre mangiavano mozzarella. Qualcuno ipotizzava addirittura un complotto contro i nostri prodotti alimentari  anche se la situazione era abbastanza seria.

In un comunicato ufficiale datato 29 aprile 2008 relativo alle analisi  condotte in tutti i caseifici della Campania, si diceva che i 116 campioni di latte analizzati provenienti dalle province di Salerno e Benevento erano tutti in regola, mentre i 39  campioni di mozzarelle di bufala (pari al 14,4% ) provenienti  dalle  province di Napoli, Caserta ed Avellino  risultavano contaminati. Sul fronte degli allevamenti la situazione era analoga: su83 allevamenti posti sotto sequestro all’inizio della crisi nel mese di marzo, 31  sono  risultati positivi alla diossina. Mi chiedo perché oggi si criminalizza la mozzarella tedesca che diventa azzurra? Sarebbe meglio puntare il dito contro  tutte le sofisticazioni senza rivendicare al prodotto italiano una superiorità virtuale non sempre meritata.

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