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Danimarca, è tempo di lavare l’onta della tradizionale “festa” ai delfini balena

La Danimarca, nel nostro immaginario di europei del sud, è un paese ordinato, civile, all’avanguardia nei rapporti sociali. C’è tuttavia una macchia, anzi un mare di sangue di cui pochi sanno. Alle isole Far Oer si celebra ogni anno una festa tradizionale: la Grindadráp, la “festa al delfino balena”. Quando i delfini balena si avvicinano alle rive, le scuole chiudono e i bambini accorrono in spiaggia assieme ai genitori. I cetacei, in gran parte femmine con i loro piccoli, arrivano in branchi. Sono animali intelligenti, curiosi e socievoli al punto da lasciarsi avvicinare dall’uomo con grande facilità.

Gli isolani vestono gli abiti e gli accessori tradizionali della festa. Non cibo o fiori da donare ai simpatici ospiti, ma le fiocine e i pugnali. Per infilzare i delfini, immobilizzarli e quindi affondare le lame nella carne viva per reciderne la spina dorsale. All’animazione provvedono gli stessi delfini balena con le loro urla. Anche il colore non manca, ed è il profondo rosso che ammanta le acque della baia. Un paio di migliaia di corpi mutilati, a volte ancora agonizzanti, è poi trascinato sulla spiaggia, per la celebrazione dei trofei.

Questo macabro rituale, secondo Wikipedia, è essenzialmente “un hobby per i faraoesi”. La gran parte dei cetacei viene lasciata a marcire e poi rigettata in acqua, poiché gli elevati tenori di metalli pesanti e altre tossine accumulati nelle loro carni non sono compatibili con gli standard europei di sicurezza alimentare. È allora per questo che i 50mila abitanti delle Far Oer custodiscono gelosamente il segreto del loro hobby, e ostacolano l’accesso dei media per prevenire maggiori critiche che potrebbero interferire con il turismo nelle isole? Non a caso il video della carneficina faraose è circolato per breve tempo su You Tube e subito eliminato (ma ora è di nuovo visibile)

Gli Inuit, almeno, possono provare a giustificare l’altrettanto crudele e pure tradizionale caccia alla foca con l’utilizzo delle carni per finalità alimentari e l’impiego delle pelli e del grasso per altre produzioni . Ma i faraoesi no. Questa barbarie viene perpetrata a danno di una specie protetta, il delfino balena, di cui neppure si conosce il numero di esemplari ancora esistente. La tutela risale alla “Convenzione di Berna” del 1979 (The Convention on the Conservation of European Wildlife and Natural Habitats), che aspira “a conservare la flora e la fauna selvatiche e i loro habitat naturali, soprattutto quelle specie e quegli habitat la cui preservazione richiede la cooperazione di più Stati, e a promuovere tale cooperazione. Particolare enfasi è dedicata alle specie vulnerabili e in pericolo, comprese quelle migratorie”.

Neppure Greenpeace è ancora riuscita a fermare questo scempio. Possiamo sperare che siano il Parlamento europeo o la Commissione ad assumere un’iniziativa. Nel frattempo, è possibile inviare una e-mail alla Regina di Danimarca per mostrare che i cittadini europei non sono indifferenti e chiederle di intervenire

foto: Photos.com, The Rotunda Weblog

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  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

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