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Crisi alimentare: il Parlamento europeo si mobilita. Contro la fame e il rialzo dei prezzi la parola d’ordine è “produrre di più con meno”

Il Parlamento europeo è di nuovo intervenuto sul grave e attuale problema della sicurezza degli approvvigionamenti alimentari. Come abbiamo visto sul Ilfattoalimentare.it, in gennaio aveva già riconosciuto il ruolo strategico di una politica agricola europea forte come presupposto per la “food security”. L’Assemblea è tornata sull’argomento per dare evidenza al sintomo dirompente della crisi in atto – il rialzo dei prezzi alimentari – e chiedere alla Commissione europea di intervenire “con la massima urgenza e costanza”.

L’Assemblea di Strasburgo richiama le otto raccomandazioni del relatore speciale delle Nazioni Unite per il Diritto all’alimentazione al G20, pubblicate il 29 gennaio 2011 e la comunicazione della Commissione «Affrontare le sfide relative ai mercati dei prodotti di base e alle materie prime» del 2 febbraio 2011. Sottolinea che i prezzi alimentari hanno raggiunto il loro livello più alto per il settimo mese consecutivo tra il 2010 e il 2011 e che le impennate dei prezzi dei generi alimentari costituiscono un elemento destabilizzante nell’economia globale e nella società, tanto da innescare rivolte e disordini in diversi paesi in via di sviluppo e più recentemente in Algeria, Tunisia ed Egitto.

Il Parlamento europeo considera che: secondo le ultime stime Fao, le persone sottonutrite nel mondo sono 925 milioni; questo numero potrebbe salire; 29 paesi necessitano di assistenza alimentare esterna; a essere colpiti più duramente dal rincaro dei generi alimentari sono i paesi e le fasce più vulnerabili della popolazione, sia nelle aree più sviluppate (compresa l’Ue) che in quelle in via di sviluppo. La sicurezza alimentare mondiale sul lungo periodo è a repentaglio. Infine, il Parlamento ricorda che i quasi duecento Stati che aderiscono alla Fao hanno concordato che alla sicurezza degli approvvigionamenti alimentari si associa il diritto universale al cibo e all’accesso a un’alimentazione adeguata, sicura sotto il profilo della salute e valida sotto quello nutrizionale.

In molti Paesi in via di sviluppo, la contrazione dell’economia globale e l’aumento dei prezzi delle derrate alimentari e del petrolio hanno drammaticamente ridotto l’accesso al cibo, annullando in parte i progressi compiuti nell’ultimo decennio contro la povertà. Bisogna dunque contribuire ai bisogni alimentari urgenti, e ai programmi di protezione sociale in questi paesi.

Questi problemi riguardano anche l’Unione europea: circa 79 milioni di persone vivono ancora al di sotto del livello di povertà, vale a dire che oltre il 15% dei cittadini ha un reddito inferiore al 60% rispetto a quello medio del paese di residenza. Di questi, 16 milioni hanno ricevuto lo scorso inverno aiuti alimentari attraverso enti di beneficenza.

La “food security” deve assumere un ruolo prioritario nelle politiche europee, e richiede coordinamento tra varie aree d’intervento: agricoltura, energia, ricerca, sviluppo e commercio. Nell’Unione europea, un settore agricolo  e un ambiente rurale solidi e sostenibili, garantito dalla Politica agricola comune), sono essenziali per far fronte alla sfida. Per la sicurezza alimentare, è fondamentale il mantenimento dell’attività agricola nell’Ue. I prodotti devono essere accessibili ai consumatori a prezzi ragionevoli, e occorre garantire un tenore di vita equo.

Quanto ai fattori che contribuiscono all’aumento del prezzo dei generi alimentari, si considerano inondazioni e siccità, la limitata disponibilità di risorse naturali e la crescente domanda di cibo da parte di popolazioni in continua crescita. È quindi necessaria una migliore cooperazione fra l’UE e i Paesi in via di sviluppo in materia di cambiamento climatico, con specifico riguardo ai trasferimenti di tecnologia.

A questi fattori naturali si aggiungono quelli umani: la riduzione delle scorte alimentari mondiali a fronte delle crescenti produzioni di bio-combustibili, dell’utilizzo di cereali come mangimi e della speculazione su alimenti di base. E, infine, la dipendenza dalle importazioni di prodotti alimentari, in molti Paesi in via di sviluppo, causata da conflitti e fallimenti delle politiche di sicurezza alimentare.

La sfida in agricoltura è quella della sostenibilità: «produrre di più con meno», incentivando gli agricoltori a una maggiore efficienza sotto il profilo energetico, e rafforzando la produzione agricola nei Paesi in via di sviluppo per aumentarne la resistenza e l’adattabilità alle crisi alimentari.

Bisogna perciò anche invertire la tendenza al drastico calo della quota degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo destinata all’agricoltura degli ultimi tre decenni. E modificare l’orientamento di questi aiuti, finora rivolti all’export anziché alla sostenibilità delle produzioni locali. Perciò sono necessari investimenti sulla formazione e sulla consulenza e ricerca agraria per i Paesi in via di sviluppo, per una più efficace gestione  delle risorse idriche e dei terreni, con l’adeguato supporto dello Stato, ad esempio per l’accesso al credito, al microcredito senza fini di lucro e alle sementi.

È anche necessario intervenire sui gravi problemi identificati dalla Commissione nella comunicazione per un «Migliore funzionamento della filiera alimentare in Europa»: l’abuso di potere d’acquisto dominante della grande distribuzione, le pratiche contrattuali sleali (compresi i pagamenti tardivi), le modifiche unilaterali dei contratti, il versamento di anticipi per accedere alle trattative, le restrizioni dell’accesso al mercato, l’assenza di informazioni sulla formazione dei prezzi e la distribuzione dei margini di profitto lungo la filiera alimentare.

Il Parlamento denuncia anche il “land-grabbing”: l’acquisto di ampie estensioni di terra, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, da parte di società internazionali, spesso senza il consenso degli affittuari che vengono pure privati della partecipazione ai raccolti. Queste terre non sono sempre sfruttate per la produzione alimentare, ma anche per quella legname destinato all’esportazione. Gli agricoltori locali, spesso incapaci di dimostrare i loro diritti, hanno pure difficoltà ad accedere al credito e al microcredito.

Le scorte alimentari globali devono essere gestite meglio, con l’intervento delle autorità locali, regionali e nazionali e di un organismo di coordinamento sotto l’egida della Fao. Nei negoziati internazionali, l’Ue deve lottare contro irragionevoli barriere unilaterali agli scambi commerciali. La Commissione deve assicurare che gli accordi commerciali internazionali e bilaterali offrano agli agricoltori europei un futuro sostenibile e salvaguardino la produzione alimentare Ue e l’agricoltura su piccola scala. Infine, i governi nazionali, non devono adottare misure di restrizione all’export che potrebbero accrescere l’incertezza sui mercati e perturbare i mercati mondiali, contribuendo a ulteriori aumenti dei prezzi a livello globale.

Per approfondire: la risoluzione del Parlamento europeo

foto: Photos.com

  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

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