Home / Sicurezza Alimentare / Coloranti alimentari: c’è da fidarsi delle scritte sulle etichette che ne certificano l’assenza?

Coloranti alimentari: c’è da fidarsi delle scritte sulle etichette che ne certificano l’assenza?

Il regolamento (CE) n. 1333/2008 stabilisce che un colorante può essere autorizzato per uso alimentare se soddisfa le condizioni generali fissate per tutti gli additivi alimentari oltre ad alcune specifiche previste per questa categoria. L’impiego di questi additivi, è consentito se, “sulla base dei dati scientifici disponibili, non pone problemi di sicurezza per la salute dei consumatori”, e “non induce in errore i consumatori”.

La funzione dei coloranti è di “restituire l’apparenza originaria di alimenti il cui colore è stato alterato per effetto della trasformazione, della conservazione, dall’imballaggio e dalla distribuzione, e il cui aspetto può di conseguenza risultare inaccettabile. Oltre a ciò possono “accrescere l’attrattiva visiva degli alimenti, colorare gli alimenti di per sé incolori”. A questo punto bisogna cercare di capire se queste regole garantiscono davvero “un elevato livello di tutela della salute umana e di protezione dei consumatori”.

Tutela della salute umana. I circa quaranta coloranti alimentari autorizzati sono così suddivisi: una decina è di origine vegetale o animale, sei sono minerali e i restanti sono sintetici. L’autorizzazione viene data dopo il parere favorevole da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) (1) sulla base dei dati scientifici disponibili. Ciò significa che l’Autorità considera innocui tutti i coloranti alimentari autorizzati?

Diciamo che l’Efsa li autorizza e li ritiene innocui a condizione che non si superi la dose quotidiana di assunzione, la cosiddetta Dga (2) stabilita. La Dga, che si esprime in mg/kg di peso corporeo varia da un valore minimo di 0,03 mg/kg p. c. per la cantaxantina (E 161g) a un valore massimo di 300 mg/kg p.c. per diversi tipi di caramello (E 150a,b,d). Per l’alluminio, usato sia come colorante (E 173) sia come lacca per altri coloranti alimentari (quasi come se gli alimenti fossero carrozzerie di auto da metallizzare), la dose è fissata non è quotidiana ma settimanale (1 mg/kg p. c.). Per alcuni coloranti, come il biossido di titanio (E 171), l’argento (E 174) e l’oro (E 175), l’Efsa ha dato parere favorevole pur non essendo stata in grado di assegnare la Dga per l’insufficienza dei dati tossicologici (alla faccia del principio di precauzione!).

Ovviamente più bassa è la Dga e più alto è il rischio che essa venga superata soprattutto da parte dei bambini. È quanto accade, per esempio, con tre coloranti di sintesi, il giallo di chinolina (E 104), l’amaranto (E 123) e il rosso cocciniglia (E 124) la cui Dga è inferiore a 1 mg/kg p.c. Per il giallo di chinolina e il rosso cocciniglia e altri coloranti di sintesi come la tartrazina (E 102), il giallo tramonto FCF (E 110), l’azorubina (E 122) e il rosso allura AC (E 129), la normativa obbliga a scrivere in etichetta la frase “possono influire negativamente sull’attività e sull’attenzione dei bambini”.

L’Efsa ha valutato la tossicità dei singoli coloranti, ignorando però l’effetto tossico correlato all’assunzione quotidiana di un cocktail di coloranti e di altri additivi. Non è stata nemmeno considerata l’eventualità che persone con problemi di salute possano accumulare nell’organismo quantità di coloranti e/o additivi, superiori alla Dga, a causa di una ridotta capacità di inattivazione, degradazione ed escrezione di tali sostanze.

Tutto ciò desta qualche dubbio. Ci sono poi alcuni coloranti, come il giallo di chinolina (E 104), l’azorubina (E 122), il nero brillante BN (E 151) e la litorubina BK (E 180) che sono autorizzati nell’UE ma non in altri paesi come USA, Canada e Giappone. Un altro fattore che complica la situazione è la posizione assunta dall’Agenzia francese per la sicurezza sanitaria alimentare, dell’ambiente e del lavoro (Anses) sul colorante biossido di titanio (E 171) che viene classificato come tossico, anche se autorizzato con il beneplacito dell’Efsa. Detto in parole povere, si dà licenza all’industria alimentare di “truccare” con additivi prodotti che senza l’aggiunta di coloranti non sarebbero per nulla invitanti. Nella lista dei cibi truccati troviamo alimenti voluttuari come: bibite, certi liquori amari, caramelle, confetti, liquirizia… e alcuni gelati industriali.

Coloranti alimentari
Tra i prodotti industriali “truccati” troviamo: bibite, certi amari, i prodotti di confetteria e i gelati industriali

Speriamo che casi di coloranti alimentari come quelli del rosso 2G (E 128) famoso in Italia perché veniva aggiunto all’aperitivo Rosso antico e non solo, e del bruno FK (E 154) utilizzato per le aringhe affumicate. Questi additivi sono stati poi vietati perché si scoprì che il primo era cancerogeno e il secondo mancava di dati tossicologici. Fortunatamente l’impiego dei coloranti è oggi più razionale e c’è maggiore attenzione sia da parte delle autorità sanitarie sia da parte dell’industria alimentare. Le aziende utilizzano sempre più spesso coloranti naturali o prodotti naturali in grado di colorare come lo zucchero caramellato e gli estratti naturali di carota, carota nera, ribes, cartamo e mirtilli. Gli alimenti bio sono colorati esclusivamente con prodotti naturali che non rientrano nella categoria dei coloranti alimentari perché per legge l’impiego di questi ultimi è vietato.

Comunque, va detto che i prodotti voluttuari prima citati, che siano “truccati” con coloranti o con estratti naturali, oppure siano biologici dovrebbero essere consumati con moderazione per via della qualità nutrizionale scadente e l’alto contenuto di zucchero (o di edulcoranti di sintesi).

Chiudo con la raccomandazione di stare attenti alle scritte riportate sulle etichette come “Non contiene coloranti” e “Non contiene coloranti artificiali”. La prima non esclude la presenza di altri additivi e la possibilità di usare che non rientrano nella categoria dei coloranti. La seconda dicitura non esclude la presenza di coloranti naturali e altri additivi. L’industria alimentare colora un prodotto per invogliare l’acquisto a prescindere dalle sue qualità nutritive.

1.     L’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) è un’istituzione finanziata dall’Unione europea con sede a Parma e ha il compito di valutare la sicurezza degli additivi alimentari esaminando i dati scientifici disponibili.
2.     La Dga è la dose giornaliera ammissibile, cioè la quantità che, in base al peso corporeo, una persona può assumere quotidianamente, anche per tutta la vita, senza rischi individuabili allo stato attuale delle conoscenze. È espressa in mg/kg di peso corporeo. Si calcola dividendo la quantità massima di un additivo che una cavia può ingerire senza danno per un fattore di sicurezza (abitualmente 100).

Matteo Giannattasio (medico e agronomo, già docente del corso Qualità degli alimenti e salute del consumatore all’Università di Padova)

© Riproduzione riservata

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

Guarda qui

carta pane sacchetti panettiere supermercato baguette

Pane, salumi e coronavirus: come comportarsi con questi alimenti? Le precauzioni spiegate da Antonello Paparella

Dopo la pubblicazione della nostra intervista al professore Antonello Paparella* sulle precauzioni da prendere in …

2 Commenti

  1. Avatar

    Non mi risulta che per l’alluminio (E173) esista una DGA. L’autore dell’articolo cita all’inizio il regolamento UE del 2008, ma tale regolamento è stato modificato dal Regolamento UE 1129/2011. Non vorrei avesse citato nell’articolo le DGA del vecchio regolamento.

  2. Avatar
    Matteo Giannattasio

    In effetti nelll’articolo non si parla di DGA dell’alluminio ma di dose di assunzione settimanale.
    Il regolamento UE da me citato è il testo di legge fondamentale per gli additivi alimentari. Il regolamento 1129/2011 lo completa aggiungendo l’ALLEGATO II, che in sostanza definisce le categorie degli alimenti e gli additivi che possono essere impiegati per ciascuna categoria. Va anche detto che sia nel regolamento UE del 2008 che in quello del 2011 non si parla di DGA.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *