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Il colesterolo che mangiamo fa male, pubblicato uno studio in contrasto con la tendenza degli ultimi anni

colesteroloAl colesterolo che mangiamo bisogna stare attenti, perché aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e la mortalità, indipendentemente dal peso corporeo e dalla qualità della dieta. È quanto afferma uno studio pubblicato su JAMA il 19 marzo, che esamina i dati di 30 mila statunitensi facendo luce su una questione dibattuta da tempo, ovvero se il colesterolo alimentare sia o meno nocivo per la salute. Secondo gli autori, i risultati della ricerca indicano la necessità di rivedere le linee guida.

I ricercatori hanno raccolto i dati di sei studi, i cui partecipanti sono stati seguiti per circa 17 anni, e hanno analizzato dieta, stile di vita, incidenti cardiovascolari e mortalità. I risultati mostrano che ogni 300 mg di colesterolo assunti in più al giorno implicano un aumento del 17% della probabilità di avere un incidente cardiovascolare e un aumento del 18% di mortalità. Analogamente, mangiare mezzo uovo in più al giorno implica un incremento del 6% della probabilità di danno cardiocircolatorio e un aumento di mortalità dell’8%.

La questione del colesterolo nella dieta è stata oggetto di dibattito negli ultimi anni, e nelle recenti linee guida negli Stati Uniti (2015-2020) è riportato che “non è un nutriente il cui consumo eccessivo debba preoccupare”. Finora i risultati degli studi sull’associazione tra colesterolo alimentare e salute sono stati contrastanti, per via della scarsità di dati e della mancanza di rigore metodologico nelle analisi. La nuova ricerca, grazie alla numerosità del campione e al lungo periodo dell’indagine, offre risultati più consolidati, anche se si tratta di uno studio osservazionale e non può quindi provare una relazione di causa-effetto.

Un’alta colesterolemia è dannosa per il sistema cardiovascolare: secondo l’OMS è responsabile di un terzo degli infarti nel mondo ogni anno e si stima causi 2,6 milioni di decessi e 29,7 milioni di disabili. Ma il collegamento tra incidenti cardiovascolari e la molecola assunta con la dieta non è evidente, e sebbene l’alimentazione sia importante per il controllo dei valori sanguigni, non vi è una relazione diretta fra il colesterolo che mangiamo e quello che misuriamo con le analisi: “La maggior parte del lipide in realtà viene prodotta dal nostro organismo, in media l’80%, e solo il 20% deriva dall’alimentazione” ci spiega Ilenia Ventura, biologa nutrizionista. Il nostro organismo è in grado di regolare sia la quantità di colesterolo alimentare assorbito, sia quella prodotta, per cui più ne mangiamo, meno ne sintetizziamo.

cuore malattia colesterolo
Finora i risultati degli studi sull’associazione tra colesterolo alimentare e salute sono stati contrastanti

Il colesterolo nel sangue va distinto tra “cattivo” (LDL) e “buono” (HDL): il primo è responsabile dei processi di aterosclerosi mentre il secondo li contrasta. “I fattori da cui dipendono i livelli di LDL sono molti, fra cui la genetica, alcune patologie (ipotiroidismo e disfunzioni epatiche) e l’uso di certi farmaci,” dice Ventura. Tuttavia, tra il 21 e il 39% dei casi di ipercolesterolemia in Italia è associato a una dieta squilibrata, al fumo, alla sedentarietà e all’obesità. “Per quanto riguarda l’alimentazione è importante soprattutto stare attenti ai grassi saturi, alle carni rosse, agli insaccati e ai prodotti lavorati”, spiega ancora Ventura, mantenere uno stile di vita sano rimane la migliore strategia di prevenzione delle malattie cardiovascolari, sia per chi è predisposto geneticamente sia per chi non lo è.

In Italia, secondo le linee guida per la prevenzione dell’aterosclerosi del Ministero della salute (2004) i livelli di colesterolo LDL e totale sono ottimali se sotto i 100 mg/dL e i 200 mg/dL, rispettivamente. I dati riportati dal Progetto cuore dell’Istituto Superiore di Sanità mostrano che tra il 2008 e il 2010 il livelli di colesterolemia negli adulti italiani sono in media sopra i livelli consigliati: l’LDL è di 133 mg/dL negli uomini e 135 mg/dL nelle donne, mentre quello totale è 211 mg/dL negli uomini e 218 mg/dL nelle donne. Secondo Epicentro  (il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica) tra il 1998 e il 2002, il 21% degli uomini e il 23% delle donne aveva concentrazioni oltre i limiti (colesterolo totale sopra 240 mg/dl), mentre il 37% degli uomini e il 34% delle donne era in una condizione definita border line (fra 200 e 239 mg/dl).

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Il consumo di uova e di colesterolo è collegato con un aumento dei livelli di LDL, HDL

Le linee guida italiane sull’alimentazione consigliano, per gli adulti in buona salute, un apporto giornaliero di colesterolo inferiore ai 300 mg e un consumo massimo di 4-5 uova alla settimana. Il tuorlo contiene circa 180 mg del lipide, ma essendo le uova ricche di importanti nutrienti, altamente proteiche e con molte vitamine e minerali, gli stessi autori dello studio su JAMA dicono che non vanno eliminate dalla dieta, ma è importante non esagerare, soprattutto per chi ha già un’elevata colesterolemia.

Victor Wenze Zhong, primo autore della pubblicazione, ci spiega che “le associazioni riscontrate nello studio con gli incidenti cardiovascolari e la mortalità sono indipendenti da altri grassi alimentari, sia insaturi, che saturi e trans, e che il consumo di uova e di colesterolo è collegato con un aumento dei livelli di LDL, HDL e totali”. Nonostante nello studio non siano state fatte delle misurazioni dirette, la grande quantità di dati ha permesso di tenere in considerazione molti fattori, e di escludere che il collegamento con i problemi cardiocircolatori sia dovuta ad altri tipi di grassi o allo stile vita. In questa ricerca è stata riscontrata un’associazione tra colesterolo alimentare e sanguigno, mettendo in discussione quanto riportato finora in letteratura. “L’impatto netto del lipide sul rischio cardiovascolare, continua Wenze Zhong, rimane un punto da approfondire, può essere che la colesterolemia non sia il solo fattore di rischio. Servono ulteriori studi per chiarire i meccanismi responsabili per le associazioni che abbiamo trovato nel nostro studio”.

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6 Commenti

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    “in medio stat virtus”
    In attesa di ulteriori evidenze della ricerca scientifica e medica, meglio non rischiare con esperimenti ed il sano principio di un po’ di tutto cambiando spesso, ci permette di fare la nostra migliore ricerca interna e soggettiva, con relative analisi non solo dei colesteroli, ma anche della preziosa Vit./Ormone D metabolizzata tramite i suddetti nemici.

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    Se tolgo il tuorlo il rischio di colesterolo è uguale?

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      Assolutamente no, l’albume è molto ricco in proteine e contiene pochissimo colesterolo.

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    “si tratta di uno studio osservazionale e non può quindi provare una relazione di causa-effetto.” è una affermazione contenuta nell’articolo che è fondamentale per capire i grandi limiti della pubblicazione, dunque… Eppoi come sempre si generalizza sugli stili alimentari, applicando al resto del mondo lo stile alimentare degli statunitensi. Ed è subito paura: “Se tolgo il tuorlo il rischio di colesterolo è uguale?”.

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    ahahahaha “I risultati mostrano che ogni 300 mg di colesterolo assunti in più al giorno implicano un aumento del 17% della probabilità di avere un incidente cardiovascolare e un aumento del 18% di mortalità. ” quindi se per qualche giorno mangio qualche grammo di colesterolo in più posso stare tranquilla di avere un abbondante 100% di probabilità di morire e di avere un infarto. sì, mi pare sensato e scientificamente inoppugnabile…

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      L’aumento del rischio (calcolato nello studio) è su una media di 17 anni (secondo paragrafo), se si assumono 300mg in più al giorno. Quindi, nella corte osservata, 300 mg di colesterolo in più al giorno, tutti i giorni, per 17 anni, corrispondono con un aumento del rischio del 17% rispetto al resto della corte.