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Celiachia, la dieta senza glutine resta l’unico trattamento. La Relazione del ministero

Per la celiachia, l’unico trattamento disponibile resta l’esclusione totale e permanente del glutine dalla dieta. Nonostante l’impegno dei ricercatori e le risorse investite, non esiste e non sarà disponibile a breve termine infatti una terapia che consenta di consumare alimenti contenti glutine senza danni alle persone celiache. Lo ribadisce la Relazione annuale al Parlamento sulla celiachia del ministro della Salute Roberto Speranza, che raccoglie i dati epidemiologici italiani relativi al 2019 e le novità scientifiche in materia.

La celiachia è una patologia cronica che interessa circa l’1% della popolazione e si sviluppa in persone geneticamente predisposte. Ciò significa che in Italia dovrebbero esserci circa 600 mila persone celiache. Tuttavia nel 2019, rivela il documento, il numero di soggetti celiaci nel nostro ha raggiunto il totale di 225.418, con un aumento di oltre 11 mila diagnosi effettuate nell’anno analizzato. Ciò significa che restano ancora oltre 350 mila soggetti senza diagnosi. In termini assoluti, la Regione italiana dove risiede il maggior numero di celiaci è la più popolosa, la Lombardia, con 40.317 soggetti censiti, seguita da Campania (22.320) e Lazio (22.157).

Uncooked gluten free pasta from blend of corn and rice flour
La dieta senza glutine resta l’unico trattamento disponibile per la celiachia

Dal momento in cui una persona riceve una diagnosi di celiachia deve seguire una dieta priva di glutine. Fortunatamente, si tratta di un regime alimentare più facile da rispettare rispetto al passato, grazie a una maggiore sensibilità al tema, al miglioramento dell’etichettatura e dall’ampia varietà di prodotti glutee free attualmente disponibili sul mercato. I soggetti celiachi devono evitare segale, orzo e tutti i cereali del genere Triticum, come frumento, Kamut® e farro. L’avena è un caso a sé stante, perché è considerata un cereale contenente glutine dalla normativa, ma evidenze scientifiche mostrano che può essere inserita nella dieta della maggior parte dei celiaci senza effetti negativi e può essere usata per realizzare prodotti glutee free se il glutine è inferiore ai 20 ppm.

Quest’anno nella Relazione si è parlato anche di Covid-19, rivelando che in realtà la comunità scientifica non ha ancora indagato direttamente il rischio per le persone celiache. Tuttavia, come indicato anche dal rapporto 38/2020 dell’Istituto superiore di sanità su Covid-19 e celiachia, le evidenze scientifiche indirette accumulate permettono di ipotizzare che i soggetti con celiachia non complicata, in trattamento con dieta senza glutine, e in buono stato nutrizionale e di salute non presentino un rischio più alto della popolazione generale di contrarre il coronavirus e di avere un decorso più grave. Diversa la questione per le persone con celiachia complicata da iposplenismo, che sono immunodepressi e vanno quindi considerati ad alto rischio di contrarre l’infezione.

A tutti i soggetti celiaci si raccomanda quindi di seguire una rigorosa dieta senza glutine per controllare l’infiammazione, e di rispettare le misure di contenimento della pandemia (distanziamento, uso della mascherina e igiene delle mani). Nel caso in cui compaiano diarrea, vomito e altri sintomi gastrointestinali che possono essere legati sia alla patologia, sia l’infezione da Sars-CoV-2, è importante contattare il proprio medico curante per capire se sia il caso di effettuare accertamenti diagnostici.

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