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La celiachia costa meno al supermercato rispetto alle farmacie: 20 euro di differenza in media per l’acquisto di 12 prodotti

pane varietà
12 prodotti scelti per il paniere tra farine, pasta, prodotti dolciari e da forno e surgelati

Ai celiaci non conviene fare la spesa in farmacia: è questa la conclusione scientifica che dimostra una sensazione comune a molti celiaci e a chi acquista alimenti senza glutine. Secondo un’indagine condotta su 13 Regioni italiane dall’Osservatorio dell’Associazione Italiana Celiachia (AIC), per l’acquisto di un paniere di 12 prodotti senza glutine scelti tra quelli più venduti e abitualmente consumati da chi è celiaco la differenza tra supermercati e farmacia è di circa 20 euro. Lo scarto di 20 euro è abbastanza rilevante, visto che il paziente celiaco in alcune regioni può acquistare prodotti senza glutine solo in farmacia, disponendo di un buono unico di importo compreso tra 99 e 142 euro.

 

I bonus in denaro variano in base all’età e al sesso: mediamente 140 euro per i maschi adulti e 99 per le donne. Ci sono situazioni come la Toscana dove il valore del ticket è stato portato a 125 per gli uomini e 110 per le donne, e può essere speso anche nei supermercati. In Piemonte c’è una quota fissa per tutti gli adulti pari a 120 euro, che in Val d’Aosta lievita a 142 euro, ma è spendibile solo in farmacia. In alcune Regioni il ticket non può essere frazionato e questo vuol dire che deve essere speso in una sola farmacia. In altre Regioni c’è la possibilità di utilizzare il buono anche nei supermercati e di suddividere l’importo in quote minori da spendere in diversi momenti in tanti negozi. Queste però sono decisioni regolate a livello regionale.

 

Come spiega bene l’Associazione Italiana Celiachia (AIC): «la possibilità di attivare l’utilizzo dei buoni del SSN riservati ai celiaci per l’acquisto di prodotti dietetici senza glutine anche in GDO è stata prevista e autorizzata dal Ministero della Salute fin dal 2001, ossia da quando il decreto Veronesi lo ha espressamente consentito nel testo della norma. L’AIC ha promosso l’attuazione in ogni regione in cui è stato possibile, dalla Toscana fino alla più recente Lombaardia. L’applicazione infatti avviene a livello delle singole amministrazioni regionali e provinciali. In alcune regioni italiane, quindi, l’erogazione da parte del SSN in GDO dei prodotti per celiaci è già realtà da alcuni anni, e in altre si sta diffondendo. L’obiettivo oggi è di estendere l’applicazione della norma nazionale alle regioni ancora non interessate e implementare e migliorare l’accesso dei celiaci alla GDO anche nelle regioni già attive».La ricerca ha preso in esame i prezzi di 12 alimenti (elencati in tabella) molto diffusi come: farina, pasta, dolci, prodotti da forno e surgelati. La comparazione tra farmacia e supermercato è stata fatta prendendo in considerazione alimenti dalle caratteristiche simili per qualità degli ingredienti, in modo da non sovrastimare la differenza di prezzo.

 

Tabella paniere AIC
Prezzi record, la pasta si trova a circa 8 euro al chilo in farmacia, mentre la GDO chiede quasi 5 euro

Il paniere completo costa 39 euro circa al supermercato, che lievitano sino a 60 in farmacia. Osservando la lista si scoprono casi davvero anomali: il prezzo della farina senza glutine che arriva alla cifra record di 7 euro in farmacia contro i 4 euro del supermercato. La pasta si trova a circa 8 euro al chilo in farmacia, mentre la GDO chiede quasi 5 euro. Analizzando le differenze regionali, nelle Marche si registra lo scarto maggiore tra farmacia e grande distribuzione, 35 euro contro i 66. Trentino e Veneto conquistano il podio più alto della classifica delle farmacie rispettivamente con 75 e 74 euro (per essere precisi va ricordato che in Veneto è possibile usare il ticket anche nei supermercati). La Lombardia si proclama la regione virtuosa con una differenza di soli 11 euro.

 

tab aic paniere 2013
Il paniere dei 12 alimenti costa 39 euro circa al supermercato, che lievitano sino a 60 in farmacia

L’analisi andrebbe estesa a tutte le Regioni italiane, standardizzata per il costo della vita nelle singole Regioni e monitorata in modo costante. Sono 135 mila i pazienti italiani celiachi, per una spesa complessiva di 200 milioni l’anno. Il Servizio Sanitario Nazionale riesce a coprire una parte di questa cifra, mentre circa 50 milioni sono invece lasciati ai cittadini. Il problema è che c’è una differenza di listino tra prodotti senza glutine e quelli standard che spesso non è giustificata.

 

Marina Pellizzari, una mamma celiaca con un figlio anch’esso affetto da celiaca, è riuscita a portare a galla il problema, grazie a una petizione lanciata su change.org, con la quale chiedeva al ministro della salute Beatrice Lorenzin di rendere validi i ticket anche al supermercato. Si tratta di un primo passo per sostenere le famiglie, aumentare la competitività e rendere possibile l’abbassamento dei prezzi. Un segnale in contro tendenza è arrivato invece dall’Unione Europea, che ha deciso di non considerare i celiaci come consumatori da tutelare, a causa del boom mediatico e della tendenza delle persone a considerare come più “sano” ciò che è privo di glutine, anche quando non si soffre di celiachia. I prossimi passi? Fare ordine e chiarezza, rivolgendosi ai produttori che sfruttano questa patologia come se fosse una nuova moda proponendo listini esagerati, spinti da chi segue il “gluten-free” alla ricerca di un finto benessere non necessario.

 

Eleonora Maria Viganò

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Foto: Photos.com, Aic

  Eleonora Viganò

redazione Il Fatto Alimentare

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9 Commenti

  1. Mancherebbe una gestione centralizzata, quanto meno su base regionale, di tutta la GDO + negozi specializzati + farmacie (se proprio rimane necessario) per poter dare la possibilità agli utenti di utilizzare il buono mensile ovunque, approfittando del decremento dei prezzi al consumo dei prodotti senza glutine determinato della liberalizzazione di vendita e dal largo consumo. A questo punto il bonus, a mio avviso, potrebbe essere ridotto o addirittura eliminato, con ovvio decremento della relativa voce di spesa pubblica.

  2. So che anche AIC per la regione Lombardia stava portando avanti un progetto che si sarebbe concretizzato a breve. Mi informerò sullo stato dell’arte…

  3. Iniziare un articolo con “Ai celiaci non conviene fare la spesa in farmacia”, certamente denota una posizione molto chiara e di parte. Nell’articolo viene usato un metodo di analisi molto superficiale e totalmente privo di informazioni. La differenza di costo è basata sul medesimo prodotto? Oppure sul gruppo merceologico? Le differenze di prezzo nel grafico, perché non sono estese anche sulle altre regioni? Dovevate scrivere “Ai celiaci non conviene fare la spesa in farmacia delle regioni x, y, z” per lo meno. E’ facile indirizzare da chi è vostro sponsor sul sito, però non è così scontato che l’utente finale vada a chiedere consiglio o un parere (nelle pubblicità si sente “chiedete al vostro farmacista” e non al vostro cassiere della GDO). Non bisogna essere dei bocconiani per capire che la differenza di prezzo finale è ovviamente impari, Davide contro Golia, però la professionalità e la preparazione, spesso e volentieri, non è possibile quantificarli in denaro. Sminuire una sindrome come la celiachia basandosi SOLO sul prezzo finale è discriminante per chi ne soffre. Se si preferisce il canale della GDO, ben venga, se si ritiene la cosa necessaria. Però non si venga in farmacia (“(se proprio rimane necessario)” solo a chiedere consiglio.

    • Ovvio che tu sei un farmacista e difendi i tuoi interessi.Se pure la differenza è basata sul gruppo merceologico, se i due prodotti hanno la stessa composizione NON è David contro Golia.
      Se fai parte della casta dei farmacisti, sicuramente avresti baciato Monti quando ha legiferato che i farmaci senza obbligo di ricetta non potevano essere venduti in parafarmacie. Lui è stato un difensore delle lobbies, come ad esempio quella dei taxisti. E poi mi blaterava che così avrei risparmiato !!!

  4. Buongiorno
    Rispondo ad Alessandro. Io sono celiaca. Arrivo da milano dove mi trovavo sicuramente meglio in fatto di negozi fatti apposti per noi. Entrare in farmacia per comprarsi da mangiare è molto avvilente. Ci fa sentire degli ammalati. Adesso che abito in umbria e che compro in farmacia,a parte i prezzi superiori,la poca scelta(tanto è vero che sono stata io a fare arrivare dei prodotti di marca che desideravo) ma chiedendo alla farmacista,non è che mi ha aiutato molto con consigli. Anzi! Sa cos’è la patologia. Punto.Mi è capitato di dare qualcosa per fargliele assaggiare!Dunque ben venga il supermercato oppure negozi specializzati,dove ci sentiremo “uguale” agli altri.

  5. Anche io sono celiaco da 33 anni (praticamente dalla nascita) e ho vissuto personalmente il mutamento delle offerte in termini di quantità, qualità e punti di approvvigionamento dei prodotti senza glutine.
    Alessandro, comprare un prodotto confezionato in farmacia o in una GDO è la stessa identica cosa, non si necessita di un consiglio farmaceutico, terapeutico o posologico come per i farmaci.
    Se parliamo poi di accostamenti paritari, allora posso accettare la differenza fra un acquisto presso la GDO o presso una gastronomia artigianale ma non fra una GDO e una farmacia (di fatto oggi un minimarket). I produttori sono a volte i medesimi, i brand cambiano in funzione della filiera di distribuzione. Ma ovviamente questa è una cosa ormai nota (in fondo basta leggere sulle confezioni il nome delle industrie alimentari).
    Pertanto l’unica differenza rimane il prezzo e ritengo che la farmacia, che per anni va riconosciuto essere stata l’unica ancora di salvezza per chi necessitava alimenti gluten-free, ora non può più essere l’unico punto di rifornimento (peraltro, ripeto, vendendo gli stessi prodotti della GDO).
    GDO o farmacia o negozio specializzato, io sono dell’idea che i prodotti debbano essere soggetti al libero mercato aumentandone quindi la commerciabilità e di conseguenza la concorrenza in qualità e prezzo.
    Toglierei i bonus mensili o quanto meno li ridurrei al minimo per coprire solamente l’eccedenza di prezzo che i prodotti gluten-free comunque continueranno ad avere, se non altro per le lavorazioni e gli accorgimenti tecnici a cui sono soggetti durante le fasi produttive.

  6. Sarebbe interessante per l’Utenza chiarire che gli alimenti per celiaci non sono quelli che riportano la scritta gluten free (dicitura imprecisa e scorretta di solo richiamo per l’acquisto) ma quelli che riportano il logo con la spiga sbarrata.

    Solo i prodotti che hanno ottenuto questa certificazione assicurano al paziente celiaco di assumere alimenti che lungo tutta la filiera produttiva non sono mai stati contaminati da nutrienti contenenti glutine.

    Poi forse si potranno fare differenze di prezzo…ma confrontando tra loro prodotti identici, come correttamente indicato da altri lettori intervenuti.

    .

    • Associazione Italiana Celiachia (AIC)

      La dicitura senza glutine è normata da uno specifico regolamento europeo (http://www.celiachia.it/NORME/Norme.aspx?SS=346&M=791), che richiede al produttore di garantire un contenuto massimo di glutine di 20 mg/kg. In realtà, quindi, un alimento di consumo corrente che riporti questa dicitura è sicuro per il consumatore celiaco. La norma sui prodotti specificamente formulati per celiaci (http://www.celiachia.it/NORME/Norme.aspx?SS=346&M=790), poi, è ancora più stringente, perché prevede l’autorizzazione dello stabilimento produttivo da parte della Sanità Pubblica Locale e la verifica dei singoli prodotti da parte del Ministero della Salute. La Spiga Barrata, viceversa, è una sorta di certificazione volontaria di prodotto, e rappresenta un valore aggiunto, anche in termini di sicurezza, per il celiaco, perché prevede che l’azienda adegui il proprio piano di autocontrollo ai più rigorosi standard di sicurezza e di gestione del pericolo delle contaminazioni. La Spiga Barrata è rilasciata dall’AIC alle aziende che soddisfano i requisiti di uno specifico Disciplinare di riferimento e che vengono ispezionate regolarmente da ispettori qualificati AIC per verificare procedure, attrezzature e prodotti. Per maggiori informazioni: http://www.celiachia.it/dieta/Dieta.aspx?SS=176

  7. Associazione Italiana Celiachia (AIC)

    La possibilità di attivare l’utilizzo dei buoni del SSN riservati ai celiaci per l’acquisto di prodotti dietetici senza glutine anche in GDO è stata prevista e autorizzata dal Ministero della Salute fin dal 2001, cioè da quando il decreto veronesi lo ha espressamente consentito nel testo della norma. In ogni regione in cui ciò è stato attuato , a partire dalla regione Toscana, fino alla recentemente aggiunta Lombardia, l’AIC ne è stata promotrice attiva, spesso seduta ai tavoli locali che hanno definito modalità e procedure. La competenza dell’applicazione della norma, infatti, non è del Ministero della Salute, ma delle amministrazioni regionali e provinciali. In alcune regioni italiane, quindi, l’erogazione da parte del SSN in GDO dei prodotti per celiaci è già realtà da alcuni anni, e in altre si sta diffondendo. L’obiettivo oggi è di estendere l’applicazione della norma nazionale alle regioni ancora non interessate ed implementare e migliorare l’accesso dei celiaci alla GDO anche nelle regioni già attive.
    Senza entrare nel merito dei molteplici fattori che incidono sul costo dei prodotti per celiaci, va rilevato che, se la GDO può garantire al consumatore un maggior contenimento dei prezzi, il canale farmaceutico e quello dei negozi specializzati possono garantire un maggior assortimento, facendo sì che la possibilità di accedere tramite buoni SSN a entrambi i canali sia la soluzione più auspicabile per i celiaci.
    Pur non essendo nel potere delle associazioni pazienti intervenire sulla definizione dei prezzi, che attiene ai fattori del mercato, che non è possibile controllare, l’Osservatorio Celiachia dell’AIC ripeterà a intervalli regolari la valutazione del “paniere senza glutine”, con l’obiettivo di approfondire la conoscenza della tematica e avere a disposizione maggiori dati e strumenti per continuare l’opera di sensibilizzazione delle istituzioni a garantire l’assistenza alle persone celiache, affinché l’accesso alla terapia non dipenda dal censo dei pazienti.