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Cavolo e cipolla addio! È quello delle spezie l’odore di cibo che scatena le liti condominiali

odore, peperoni in cotturaSembra strano a dirsi, eppure è così: alla base di molte liti condominiali ci sono proprio le abitudini alimentari o, meglio, gli odori che circolano negli appartamenti. Un problema che si è acuito ulteriormente durante il periodo della pandemia, vista la costrizione di un maggior numero di persone tra le mura domestiche. Il dato emerge da un’ampio sondaggio condotto dall’Associazione nazional-europea amministratori d’immobili (Anammi), reso noto il mese scorso. Quasi il 60% degli interpellati ha infatti affrontato nella sua quotidianità professionale questo tipo di scontri.

Naturalmente, i cattivi odori alla base delle discussioni tra condomini non sono sempre quelli della cucina di un appartamento, ci sono anche gli effluvi provenienti dai ristoranti, ma questi ultimi rappresentano una minoranza (circa il 22%). Quali sono, quindi, gli odori che scatenano le maggiori controversie? In cima alla classifica delle lamentazioni spiccano le spezie tipiche della cucina etnica, che rappresentano oltre la metà dei casi citati, mentre a seguire, ma molto distanziato, si trova l’odore di fritto o di grigliata.

odore, ciotola con zuppa etnica
Generalmente l’odore può essere eliminato con un intervento tecnico sull’impianto di areazione, ma dove non fosse possibile la soluzione è nella conoscenza reciproca

Tra le cause di questi contenziosi vi è quindi spesso un contrasto tra culture e abitudini diverse, anche per quanto riguarda gli orari dei pasti. Generalmente la questione può essere risolta con un intervento tecnico sull’impianto di areazione. Laddove invece la canna fumaria sia funzionante, diventa dirimente la capacità di mediazione dell’amministratore, visto che nel 90% degli episodi chi si lamenta non si rivolge direttamente al vicino, ma chiede l’intervento del professionista. Il consiglio dell’associazione è quello di evitare lo scontro, promuovendo la tolleranza e la conoscenza reciproca, magari proprio a tavola. “Una cena condominiale – suggerisce il presidente di Anammi – può essere l’occasione giusta per ritrovare il sorriso”.

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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3 Commenti

  1. Quando ho letto l’articlolo quasi non ci credevo. Devo essere fortunata perché nel mio condominio ognuno si fa i fatti propri e si vive bene. E poi suvvia basterebbe aprire le finestre e spruzzare in cucina un po’ di “olio essenziale di agrumi o di vaniglia,” naturale e dall odore gradevolissimo. I cattivi odori SPARIRANNO completamente lasciando un gradevole e delicato profumo completamente naturale e non chimico come accade con i deodoranti..

    • Sì, questo se ci si ferma a pensare ai profumi di cibo ai quali si è abituati e agli orari a cui si è abituati a mangiare. Purtroppo a me è capitato di stare a contatto di chi fa uso di spezie molto forti a qualunque ora e non è piacevole. Certo ci si deve venire incontro, ma nemmeno si può banalizzare tutto. E te lo dico dopo un’esperienza studio universitario bellissima all’estero, che ripeterei subito. Però me lo ricordo quell’odore forte forte. Se ce lo avessi tutti i giorni nel condominio non mi farebbe piacere

    • Non possiamo certo paragonare gli odori di cucina casalinga tra l’altro limitati a certi orari, con quelli dei ristoranti, specialmente quando non hanno canna fumaria ,ma cappe aspiranti. Questi locali non dovrebbero neanche essere aperti, invece il più delle volte lavorano grazie alla latitanza dei controlli. E poi non si può confrontare “l’odore di cibo” casalingo con quello che fuoriesce dai ristoranti che friggono in olio di palma e scaricano miasmi non filtrati in strada..