; Cambiamenti climatici: quali ripercussioni sui prodotti tipici?
Home / Pianeta / Cambiamenti climatici ed eventi estremi: quali ripercussioni sui prodotti tipici? L’intervento di Giovanni Ballarini

Cambiamenti climatici ed eventi estremi: quali ripercussioni sui prodotti tipici? L’intervento di Giovanni Ballarini

Negli ultimi trent’anni, a causa di pochi gradi di differenza della temperatura stanno mutando le vite di numerose specie di animali selvatici, uccelli che migrano prima, renne e caribù che si spostano quando non dovrebbero, lupi e orsi che modificano i loro comportamenti e molte specie selvatiche stanno scomparendo, ma cosa avviene negli animali domestici allevati dall’uomo e nelle loro produzioni a causa dei cambiamenti climatici in corso e ancor più, previsti? Quali le possibili prospettive per i prodotti tipici dei quali l’Italia è ricca?

Quando si dice che “il clima è già cambiato” si elenca un susseguirsi di record che non possono lasciare indifferenti per un’eccezionalità che è diventata la norma. Anche in Italia si registra una tendenza alla tropicalizzazione del clima che si manifesta con un’elevata frequenza di manifestazioni meteorologiche violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense e sbalzi termici, aumento delle temperature massime, periodi anormalmente siccitosi o piovosi con precipitazioni fuori dalla norma. I cambiamenti climatici sono oggetto d’attenzione soprattutto per gli effetti che gli eventi estremi hanno sui centri abitati, le strade e le altre strutture umane. Molto meno il pubblico considera le correlazioni tra i cambiamenti climatici e il sistema alimentare e quali sono le possibili vie per affrontare la crisi climatica attraverso le pratiche eco-sostenibili da adottare nell’intera catena alimentare.

maiale macello carne
Lo stress termico influenza anche le caratteristiche di qualità della carcassa e della carne

Molte sono le specie vegetali e animali che siamo abituati a vedere sulle nostre tavole e che da alimenti comuni potrebbero divenire prodotti privilegiati perché, più che scomparire, potrebbero subire gli effetti di uno spostamento di fascia climatica della loro produzione. Ciò significa che quello che oggi si coltiva, si alleva, si conserva a latitudini temperate, domani potrebbe trovare terreno e clima più favorevoli in altre parti del mondo, che così potrebbero trarre benefici economici dai cambiamenti climatici. Senza dimenticare che alcune coltivazioni potrebbero trarre vantaggio da un ulteriore aumento della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera.
Nel quadro di un riscaldamento globale della temperatura, lo stress da caldo è una delle principali sfide che la produzione animale deve affrontare. Lo stress da calore si verifica quando la temperatura ambiente è superiore alla zona di neutralità termica dell’animale ed è influenzato da molti fattori che interferiscono sull’aumento o la perdita di calore come velocità del vento, temperatura dell’aria, umidità, precipitazioni, radiazione solare, razza animale, colore del mantello, disponibilità di ombra o riparo ecc. Importanti sono anche la specie e la razza degli animali, il livello di alimentazione, il tipo e le caratteristiche dell’allevamento.

La principale risposta adattativa degli animali allo stress termico è la riduzione dell’assunzione di alimenti con una riduzione dell’incremento ponderale e dell’indice di trasformazione dell’alimento e di conseguenza alla macellazione l’animale ha una minore resa con un’inferiore quantità di grasso, soprattutto intramuscolare, con perdite economiche alle industrie zootecniche. Lo stress termico influenza anche le caratteristiche di qualità della carcassa e della carne, altera la velocità e l’entità della glicolisi muscolare post-mortem e di conseguenza il pH, con un aumento nei ruminanti di carni scure e secche e nei maiali di carni pallide, morbide e essudative.

Cambiamenti climatici
I cambiamenti climatici può portare a siccità con minore disponibilità di acqua e un aumento dei costi di produzione

Non ancora prevedibile è la possibilità degli animali di adattarsi allo stress termico senza arrivare a un’influenza negativa sulla qualità della carne. Riguardo ai principali effetti del cambiamento climatico sugli animali, oltre al calo della fertilità e alla diminuzione degli incrementi ponderali, è da ricordare che un clima più caldo aumenta la sopravvivenza di insetti che possono diffondere malattie (mosche, pidocchi ecc.) e una maggiore incidenza di malattie che aumenta i costi veterinari e dei farmaci. Il cambiamento climatico può portare a siccità con minore disponibilità di acqua e un aumento dei costi di produzione per il dispendio energetico impiegato nel raffreddamento e ventilazione dei locali d’allevamento, unitamente a un aumento del costo delle proteine dei mangimi e dell’energia a causa delle rese ridotte dovute a condizioni meteorologiche estreme. Inoltre gli stress termici negli animali favoriscono colonizzazione di patogeni che possono comportare rischi per la sicurezza della carne e suoi prodotti (carni, latte e uova) e nelle loro carni un pH più elevato offre un ambiente favorevole alla crescita di batteri lattici mesofili e aerobici.

I cambiamenti climatici riguardano anche i nostri prodotti alimentari tipici e le eccellenze storiche Dop e Igp dai vini ai formaggi e ai salumi che devono le proprie specifiche caratteristiche anche all’ambiente geografico comprensivo dei fattori umani e del clima. Come già insegnano le esperienze che riguardano i produttori di vini, che stanno adeguando le loro produzioni ai cambiamenti climatici, certamente lo stesso avverrà anche per i produttori di alimenti tipici d’origine animale (formaggi e salumi) che dovranno adattarsi, mantenendo la sicurezza e la qualità delle produzioni. Anche in questo caso sembra valere il detto che bisogna cambiare perché tutto rimanga come prima.

Giovanni Ballarini – Articolo ripreso da Georgofili.it

© Riproduzione riservata. Foto: Stock.adobe.com

Se sei arrivato fino a qui...

...sei una delle 40 mila persone che ogni giorno leggono senza limitazioni le nostre notizie perché diamo a tutti l'accesso gratuito. Il Fatto Alimentare, a differenza di altri siti, è un quotidiano online indipendente. Questo significa non avere un editore, non essere legati a lobby o partiti politici e avere inserzionisti pubblicitari che non interferiscono la nostra linea editoriale. Per questo possiamo scrivere articoli favorevoli alla tassa sulle bibite zuccherate, contrastare l'esagerato consumo di acqua in bottiglia, riportare le allerta alimentari e segnalare le pubblicità ingannevoli.

Tutto ciò è possibile anche grazie alle donazioni dei lettori. Sostieni Il Fatto Alimentare

Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

Guarda qui

Stop pesticidi, lettera aperta di “Salviamo le api” ai decisori italiani. Firmiamo l’appello europeo

L’agricoltura europea sta raggiungendo un vicolo cieco. Le politiche agricole che erano orientate unilateralmente verso …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *