uova di cioccolato cacao pasqua prezzi Depositphotos_19504519_L

Il prezzo del cacao è sceso del 75% dal picco storico di gennaio 2025. Eppure, al supermercato, il cioccolato è aumentato. Mentre le famiglie italiane acquistano le uova di Pasqua, pochi sanno che la materia prima che le compone è crollata. Ecco cosa sta succedendo.

Negli ultimi due anni, abbiamo assistito a un fenomeno apparentemente inspiegabile. Nel gennaio 2025, il prezzo del cacao ha toccato il suo massimo storico: 12.896 dollari a tonnellata. Oggi, poco più di un anno dopo, è sceso a 3.165 dollari. Una discesa del 75%. Eppure, al supermercato, il cioccolato non solo non è diminuito di prezzo. È aumentato. In media del 20%.

Mentre le famiglie italiane acquistano le uova di Pasqua, pochi sanno che la materia prima che le compone è crollata del 75% rispetto a un anno fa. Eppure, il rincaro medio sulle uova di Pasqua è fino al 30%. Come è possibile? Dietro questo paradosso c’è una storia che parte dai campi della Costa d’Avorio, attraversa i porti di Abidjan e Amsterdam, e finisce sui mercati finanziari di Londra e New York e, soprattutto, rivela qualcosa di scomodo su come funziona la filiera.

Michele Coluzzi analisi prezzi cacao trading view
Il prezzo del cacao (future) ha toccato un massimo storico a gennaio 2025 (12.896 dollari a tonnellata) ed è poi sceso ai livelli attuali (3.165 dollari). Una discesa del 75%. Fonte: TradingView, analisi di Michele Coluzzi.

Le cause fisiche

Quando un rincaro è così violento, la tentazione è dare tutta la colpa alla “speculazione”. Ma la verità è più complessa e, per certi versi, più preoccupante. L’80% del cacao mondiale viene dall’Africa occidentale, con Costa d’Avorio e Ghana che da soli coprono oltre il 60% dell’offerta. Negli ultimi anni, questi paesi hanno affrontato una tempesta perfetta:

  • Problemi climatici: piogge fuori stagione e stagioni secche più lunghe hanno compromesso i raccolti.
  • Malattie delle piante: il “virus del cacao” si è diffuso in modo incontrollato, riducendo le rese.
  • Crisi economica locale: i coltivatori, pagati troppo poco per anni, hanno abbandonato le piantagioni o sono passati ad altre colture più redditizie.

Il risultato? L’offerta mondiale è crollata in un momento in cui la domanda, soprattutto dai paesi emergenti, continuava a crescere. Questo squilibrio è il motore del rincaro.

La speculazione del cacao

Detto questo, la speculazione c’è e amplifica il fenomeno. Sui mercati finanziari esistono due tipi di operatori. I primi sono gli operatori fisici: chi compra e vende cacao vero, come le multinazionali del cioccolato o i grandi importatori. I secondi sono i fondi speculativi: non hanno mai visto una piantagione di cacao, ma comprano e vendono contratti finanziari puntando sulle variazioni di prezzo. Quando l’offerta si riduce, questi fondi entrano in massa, spingendo i prezzi ancora più in alto di quanto giustificato dalla sola legge della domanda e offerta. È come se a un’asta ci fossero persone che non vogliono comprare l’oggetto, ma solo far salire il prezzo per rivenderlo a qualcun altro. È proprio questo meccanismo a trasformare una crisi agricola in un’impennata finanziaria esplosiva, scollegando il costo del cioccolato dalla realtà dei raccolti.

Il paradosso

Allora cosa è successo quando il cacao è sceso del 75%? La spiegazione più semplice – e più inquietante – è che i rincari applicati durante la fase di picco non sono mai stati ritirati. Quando il cacao è schizzato a 12.896 dollari, le aziende del settore hanno aumentato i prezzi al pubblico per proteggere i margini. Era comprensibile, persino necessario. Ma quando la materia prima è scesa del 75%, quei rincari sono rimasti. In alcuni casi sono addirittura aumentati.

Questo fenomeno si chiama “rigidità dei prezzi al ribasso”. In termini più semplici: quando i costi salgono, i prezzi salgono subito. Quando i costi scendono, i prezzi restano alti. Le ragioni sono varie. Le aziende possono aver accumulato scorte a prezzi alti durante il picco, e devono smaltirle prima di poter ridurre i listini. Oppure, più semplicemente, hanno colto l’occasione per migliorare i propri margini, approfittando del fatto che i consumatori si erano già abituati a pagare di più. Qualunque sia la spiegazione, il risultato per il consumatore è lo stesso: paghiamo il cioccolato più caro di quanto giustificato dall’attuale costo della materia prima. E le uova di Pasqua 2026 ne sono l’esempio più lampante.

Ciotola di cacao in polvere accanto a tartufi al cioccolato e fave di cacao
Ciotola di cacao in polvere accanto a tartufi al cioccolato e fave di cacao

Chi ci guadagna?

La domanda che i lettori de Il Fatto Alimentare si pongono è legittima: qualcuno sta guadagnando da questa situazione? In parte, sì. I fondi speculativi hanno realizzato profitti enormi scommettendo sul rialzo fino a gennaio 2025. Alcuni grandi trader internazionali, che hanno accumulato scorte nei magazzini, hanno venduto a prezzi da capogiro. Ma c’è un altro attore che è uscito vincente da questa storia: l’industria di trasformazione. Grandi multinazionali del cioccolato e aziende di medie dimensioni hanno approfittato del momento di crisi per rivedere al rialzo i propri listini. E quando la materia prima è scesa, hanno mantenuto quei prezzi.
I veri perdenti? Da un lato, i coltivatori africani, che continuano a vivere con meno di 2 dollari al giorno nonostante i prezzi record. Dall’altro, i consumatori, che pagano il conto finale – anche quest’anno, sulla tavola di Pasqua.

Cosa cambia per il consumatore

Per noi consumatori, l’effetto è già visibile sugli scaffali. Il cioccolato costa di più, e in alcuni casi le tavolette si sono rimpicciolite (la cosiddetta “shrinkflation“). Le aziende del settore, dai grandi marchi ai piccoli cioccolatieri artigianali, hanno dovuto aumentare i prezzi al pubblico. Alcune hanno riformulato i prodotti, riducendo la percentuale di cacao o sostituendolo con ingredienti più economici.
Nei prossimi mesi, se i prezzi rimarranno bassi (rispetto al picco), sarà interessante vedere se qualcuna di queste aziende avrà il coraggio di ridurre i prezzi. La storia insegna che ciò avviene raramente…

La vicenda del rincaro del cacao non è solo un caso finanziaria. È la storia di una filiera globale rotta, in cui i rincari salgono come un razzo e scendono come una piuma. Dove chi produce la materia prima resta povero, chi specula fa profitti enormi, e chi consuma paga il conto – anche quando i motivi del rincaro sono già venuti meno. Questa Pasqua, mentre acquistiamo le uova di cioccolato, possiamo fare una scelta semplice ma importante: diventare consumatori consapevoli. Capire che dietro un rincaro non c’è sempre una “crisi inevitabile”, ma scelte commerciali ben precise fatte dall’industria. Informarsi è l’unico vero antidoto alla speculazione: perché solo capendo cosa succede davvero possiamo decidere, con il nostro acquisto, a quale mercato dare fiducia.

Michele Coluzzi: Analista mercati e trader materie prime con 30 anni di esperienza B2B nel settore dolciario e vegan. Creatore del metodo “Configurazione Chiave” e autore selezionato da TradingView, supporta le aziende food nella definizione di strategie d’acquisto e analisi prezzi.

© Riproduzione riservata – Foto: Depositphotos

5 1 vota
Vota
Iscriviti
Notificami
guest

0 Commenti
Feedbacks
Vedi tutti i commenti
0
Ci piacerebbe sapere che ne pensi, lascia un commento.x