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Bloccate in frontiera borracce, fiaschette e tazze in alluminio prodotte in Cina per l’azienda italiana Ferrino

Campeggiatori incalliti, attenzione. Sono state bloccate in frontiera  alcuni lotti di borracce, fiaschette e tazze in alluminio prodotte in Cina per l’azienda italiana Ferrino. La causa del ritiro è il rivestimento esterno in neoprene, una gomma sintetica. Le borracce hanno rivelato un significativo rilascio di naftalene (presente nella concentrazione di 4,7 mg per Kg di materiale) e di toluene (0,12 mg/Kg). Si tratta di due composti  tossici derivati del petrolio, tanto che  il primo è classificato come sospetto cancerogeno, mentre il secondo è ritenuto potenzialmente dannoso per la riproduzione.

A bloccare l’importazione del prodotto, già lo scorso 15 febbraio, era stato l’USMAF (Ufficio di sanità marittima, aerea e di frontiera) del porto di Genova. Come spiega Aurelia Fonda, del ministero della Salute, «L’Italia è uno dei pochi paesi europei con un sistema di controllo sanitario alle frontiere affidato agli uffici USMAF (considerati una diramazione del ministero della Salute),  che esercitano un controllo igienico-sanitario su mezzi, merci e persone in arrivo sul territorio italiano e comunitario. È ovvio che non è possibile controllare tutto, di norma vengono analizzati tutti gli alimenti e  le merci che destano qualche sospetto».

Nel caso della borraccia è stato il cattivo odore che emanava a indurre il controllo e il blocco in frontiera. Ma soltanto dopo un lungo iter burocratico (le analisi di rito dell’Arpa Liguria e una valutazione del rischio richiesta dal ministero della Salute all’Istituto superiore di Sanità) la borraccia è stata  segnalata agli altri Pesi europei attraverso il sistema europeo di allerta rapida per i prodotti pericolosi non alimentari RAPEX .

Purtroppo  la comunicazione è stata fatta ufficialmente solo alla fine di agosto. «Non possiamo escludere  – osserva Fonda – che nel frattempo la borraccia  sia entrata in Europa attraverso altre frontiere, anche se esiste un sistema di comunicazione “informale” attraverso le dogane anche a di fuori del RAPEX».

«Bisogna tuttavia precisare – continua Fonda – che il materiale tossico si trova nel rivestimento esterno della borraccia, visto che l’oggetto è in alluminio. Il pericolo, quindi, è inalatorio e cutaneo, non c’è rischio di contaminazione dell’acqua contenuta nella borraccia. Il rischio inalatorio non è però da sottovalutare, perché può provocare stati irritativi dell’apparato respiratorio, soprattutto in ambienti ristretti come una tenda da campeggio. Per questo come consumatori è sempre buona regola diffidare di tutto quello che puzza di plastica, gomma o benzina. L’odore non è altro che una molecola chimica che raggiunge le nostre terminazioni nervose».

Nel caso la borraccia fosse riuscita a passare la frontiera e avesse recato danni a qualcuno, l’azienda Ferrino sarebbe stata passibile di sanzioni penali, secondo l’articolo 112 del Codice del consumo: «L’ignoranza non è ammessa: chi importa prodotti deve dotarsi di propri consulenti che verifichino la tossicità perché è responsabile come chi li produce», ha spiegato Fonda.

Stefania Cecchetti

Foto: Ministero della Salute

  Agata Deppieri

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