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Le birre europee quando sbarcano in Australia sono datate. Meglio prepararle in loco con le stesse ricette

Per gli australiani la birra fatta in casa è più buona, ma solo se la ricetta è quella indicata dalle case madri europee. Alcune aziende infatti, come la multinazionale SABMiller, hanno deciso di concedere la licenza di produrre le loro bevande direttamente in Australia, a patto di seguire la ricetta originale.

L’accordo è stato siglato perchè da qualche anno le più famose marche di birra a livello mondiale vengono distribuite nel continente australiano, senza una vera autorizzazione da parte del produttore.

 

Si tratta di un sistema commerciale conosciuto come “mercato parallelo” accettato dai produttori solo perché, in un mondo globalizzato come il nostro, è praticamente impossibile controllare se una partita di birra venduta ad un Paese viene poi trasferita via nave in un altro lontano migliaia di chilomeri.

 

Se da una parte gli appassionati sono felici di bere una bottiglia proveniente dall’altro capo del mondo, la stessa forma di entusiasmo non coglie i produttori che non gestendo direttamente la rete distributiva non sono in grado di garantire un trasporto adeguato e l’arrivo a destinazione di un prodotto integro. 

 

Greg Koch, della birreria californiana Stone, ha rilasciato una dichiarazione pubblica in cui chiedeva espressamente ai consumatori australiani di non comprare le sue bottiglie. Koch sostiene che la sua azienda utilizza una rete ditributiva in grado di rispettare la catena del freddo, preservando l’aroma della birra fino al momento del consumo. Ma una catena del freddo non può arrivare in ogni angolo del mondo anche perchè non è economicamente sostenibile da tutte le aziende.

 

Alcuni commentatori hanno fatto notare che, molto probabilmente, la birra distribuita attraverso il mercato parallelo è un prodotto “danneggiato” che ha perso molto del sapore originale facendo anche cattiva pubblicità alle marche coinvolte. Per questo motivo adesso ci sono produttori di birra  che hanno deciso di produrre in loco le loro bevande seguendo la ricetta originale. In questo modo i consumatori hanno la possibilità di scegliere tra una birra originale importata, oppure la fedele riproduzione.

 

Ma a quale prezzo? A questo dilemma ha provato a rispondere l’associazione dei consumatori CHOICE con un test cieco tra birre originali ed i loro cloni australiani. La prova è stata effettuata da un panel di 7 esperti del settore che non conoscevano le marche (vedi tabella).

 

I risultati del test che ha preso in esame solo alcune  marche in commercio, sono interessanti. A parte l’italiana Nastro Azzurro, di cui è stata preferita la versione originale, e due birre che hanno diviso il gruppo di assaggiatori, la tedesca Becks e la belga Stella Artois, negli altri casi la giuria ha dato una netta preferenza alla vesione clonata prodotta in loco.

 

Come spiegato dagli assaggiatori uno dei fattori più importanti è la freschezza della birra, intesa come data di produzione, e la modalità con cui viene distribuita nel mercato. Infatti un container proveniente dall’Europa può impiegare quasi due mesi per arrivare in Australia e rimanere per 3-6 settimane nei porti, a temperature elevate, riducendo di molto la shelf-life della birra.

 

Alessandro Tarentini da Hastings (Nuova Zelanda)

Foto: Photos.com

 

Risultato della prova di assaggio

Marca

Paese di origine

Voto:

Clone australiano

Voto:

Versione originale

Azienda produttrice

Grolsch

Olanda

6

1

SAB Miller

Kronenbourg 1664 **

Francia

6

0

Fosters

Carlsberg

Danimarca

5

2

Fosters

Heineken

Olanda

5

2

Lion Nathan

Stella Artois

Belgio

3

4

AB InBev

Becks **

Germania

3

3

Lion Nathan

Nastro Azzurro

Italia

2

5

SAB Miller

Nota: ** uno degli esperti era indeciso tra le due versioni

 

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Un commento

  1. Ennio Palmesino

    Su questa rubrica fate continuamente riferimento ai possibili allergeni, in questo test sulla birra si parla addirittura di danneggiamento del prodotto se non è più fresco, e non ricordate invece costantemente che le bevande alcoliche contengono alcol etilico che è tossico, potenzialmente cancerogeno e che può dare dipendenza. Rimettiamo le cose nella giusta prospettiva, per favore. Le bevande alcoliche andrebbero evitate, ma se nessuno lo dice, la gente continua allegramente a bere.