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Biossido di titanio ancora sotto accusa: alterazioni della flora intestinale e infiammazione. I risultati di uno studio australiano sui topi

biossido di titanioAncora una volta il biossido di titanio (TiO2) è sotto accusa. Lo è in particolare la sua versione “nano”, costituita da particelle di dimensioni comprese tra 1 e 100 nanometri (un nanometro è tra 40 e 80 mila volte più sottile di un capello), molto usata negli alimenti, nei farmaci, nei cosmetici, nei dentifrici, nei tessuti e in numerosi altri prodotti come sbiancante, e nota come E171. Uno studio dell’Università di Sidney, pubblicato su Frontiers in Nutrion e condotto sugli animali, fa chiarezza sulle sue conseguenze sulla microflora intestinale: e non si tratta di effetti tranquillizzanti, tutt’altro.

Somministrando una soluzione acquosa di biossido di titanio agli animali, i ricercatori hanno infatti visto che la composizione della flora batterica resta grosso modo la stessa, ma il comportamento delle diverse specie cambia molto. In particolare, dopo l’assunzione di TiO2 la microflora produce quantità molto maggiori di biofilm, una sorta di scudo biologico impenetrabile prodotto da tutti i batteri e oggi molto studiato perché responsabile, per esempio, della carie, delle infezioni delle protesi e di diversi altri danni e malattie difficilissime da affrontare, tra le quali anche il cancro del colon. Nell’intestino, in particolare, il biofilm in quantità superiori alla norma è associato a una diminuzione della produzione di muco e a un aumento molto significativo dell’espressione di un gene chiamato beta difensina, a riprova della profonda alterazione dell’equilibrio biologico esercitata dalla sostanza.

E non è tutto: nelle cellule intestinali si crea un’infiammazione molto visibile, cronica e caratterizzata da un’elevata infiltrazione di elementi del sistema immunitario (i linfociti CD38 e diverse citochine), a ulteriore dimostrazione della rottura dell’omeostasi e della reazione infiammatoria delle pareti intestinali. Ma l’infiammazione, specie se cronica, è una importante concausa dell’insorgenza dei tumori in generale e di quello del colon in particolare, e per questo il risultato, sia pure ottenuto su animali, desta molta preoccupazione.

Il biossido di titanio in nanoparticelle è già stato associato a disturbi e malattie che vanno dalla demenza alle patologie autoimmuni, dall’eczema all’asma, dall’autismo alla formazione di metastasi in caso di tumore già sviluppato e a molto altro, e secondo gli autori il suo impiego negli alimenti dovrebbe essere regolamentato in maniera molto più attenta e severa, in attesa che si effettuino studi conclusivi nell’uomo, in base al principio di precauzione.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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