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Benessere animale: iniziativa promossa dai colossi dell’industria alimentare

Il 10 ottobre la Global coalition for animal welfareGcaw (un gruppo fondato da aziende del settore come: Aramark, Compass Group, Elior Group, IKEA Food Services, Nestlé, Sodexo e Unilever),  ha lanciato un’iniziativa per promuovere il benessere degli animali da reddito.  Le aziende citate fatturano 139 miliardi di euro complessivi all’anno e servono 3,7 miliardi di clienti al giorno.

I vari soggetti della coalizione hanno  identificato cinque flussi di lavoro su cui operare, si tratta di politiche di allevamento non in gabbia, del miglioramento del benessere dei polli da carne e dei pesci di allevamento, oltre alla questione della resistenza agli antibiotici e la definizione di standard per il trasporto e la macellazione. Se tutto andrà come previsto si prevede la pubblicazione di un documento ufficiale nel 2019.

benessere degli animali
Dall’industria di produzione e trasformazione degli alimenti un’iniziativa globale per migliorare il benessere degli animali da reddito

L’iniziativa vuole andare incontro alla crescente richiesta da parte dei consumatori verso il  benessere animale. Le immagini di video shock fatte circolare tramite i social hanno fatto il giro del mondo e hanno ormai rivelato una realtà che era rimasta sconosciuta per decenni.

Oltre il 70% dei 70 miliardi di animali allevati in aziende agricole vivono in sistemi intensivi che a volte non lasciano libertà di movimento. La gestione degli animali e le caratteristiche dei sistemi produttivi non è solo una questione etica, ma presenta connessioni connessioni con la sicurezza alimentare e l’antibiotico resistenza. Oltre a ciò esistono aspetti di sostenibilità per il pianeta, dato che gli allevamenti hanno impatto sulle emissioni di anidride carbonica, sul consumo di acqua e sull’utilizzo della terra. Il percorso da seguire sembra quello di migliorare i sistemi intensivi offrendo condizioni di vita agli animali migliori.

Allevamento di bufali in campania
Bisogna migliorare il benessere animale all’interno degli allevamenti esistenti, senza intaccare aree ancora vergini e la biodiversità del pianeta

Una voce in contrasto si leva dalle pagine di Nature sustainability. Gli autori dello studio realizzato dall’Università di Cambridge in un rapporto costo ambientale/beneficio sostengono che per mantenere  la biodiversità del pianeta, non conviene passare da produzioni intensive ad altre meno intensive. Aumentare le aree di pascolo per il bestiame e ridurre l’impiego di sostanze chimiche in agricoltura va a intaccare superfici superiori di terra e a compromettere zone naturali ancora incontaminate. L’equilibrio tra la salvaguardia della varietà delle specie animali e vegetali e la tutela del benessere degli animali da reddito, potrebbe essere molto più difficile da trovare di quanto non si immagini.

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  Elena Mattioli

Elena Mattioli

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7 Commenti

  1. Dopo decenni di trattamenti al limite della tortura animale, ora i grandi produttori allarmati dal sentimento popolare e per paura di perdere fatturato, prendono atto di quello che loro stessi hanno fatto ed il prossimo anno pubblicheranno una dichiarazione d’intenti comune, se raggiungeranno un accordo per evitarsi reciproca concorrenza.
    Encomiabile la pronta reazione e la sensibilità dimostrata verso il benessere di animali che spesso maltrattano dalle origini degli allevamenti, per come previsti, progettati e condotti.
    Un’altra doverosa parola di elogio va a tutti quei veterinari che hanno permesso volontariamente per decenni questo andazzo e che finalmente contribuiranno al miglioramento della situazione.
    Meglio tardi che mai, ma era molto meglio da prima che scoprissimo la situazione di degrado piuttosto diffusa e finalmente divulgata.

    • CArissimo, sono uno dei veterinari di cui parli, purtroppo senza cognizione di causa. I Veterinari, che si occupano di animali che produrranno alimenti ( carne, latte e uova) possono essere dipendenti pubblici o liberi professionisti. A seconda dei compiti saranno controllori: della applicazione delle norme nazionali ed europee, gli altri sono consulenti e collaboratori dei proprietari degli animali. Tutta la loro attività si svolge all’interno di regolamenti e leggi a cui non si può e nemmeno si deve derogare. Al benessere ci hanno già ampiamente pensato e provveduto i professionisti competenti e preparati ( veterinari) ben prima che ci pensassero i cittadini. Questi ultimi, spesso, hanno ” umanizzato ” gli animali , talvolta maltrattandoli , per troppo affetto o per sbagliata cognizione di causa.
      Fulvio.

    • Gentile Fulvio rispetto il tuo lavoro e la tua opinione, ma se hai potuto vedere quello che hanno visto milioni di italiani sulle condizioni in cui versano alcuni allevamenti di animali, sicuramente non a norma come invece tu asserisci, allora il primo ad umanizzarti dovresti essere proprio tu.
      Senza esagerare naturalmente, non serve abbracciare le galline e coccolare i maiali, ma le gabbie multipiano e le stalle marce di escrementi stagionati con aggregati allevamenti di ratti, andavano ed ancora vanno sostituite con ambienti umanamente accettabili.
      Con la vostra autorità istituzionale e professionale e piena collaborazione possiamo farcela, ammesso che prendiate coscienza di aver tollerato situazioni non accettabili per tutti ed anche per i moltissimi allevatori onesti e corretti.

    • Ezio, senza entrare nel merito del tuo intervento per rispetto di ogni opinione, tuttavia nessuna delle aziende citate è coinvolta nella produzione e/o allevamento di carne/animali. 5 sono aziende del settore della ristorazione collettiva e due colossi della grande distribuzione.

    • D’accordo Mauro con la tua osservazione, che precisa la non diretta gestione delle aziende citate degli allevamenti animali, ma tra i principali utilizzatori di carne allevata hanno una grande responsabilità, forza di controllo e persuasione sui diretti operatori dai quali si approvvigionano.
      Se uno di loro si rifiutasse di acquistare prodotto proveniente da allevamenti critici per il trattamento degli animali, anche gli altri dovrebbero seguirlo per non perdere immagine e fatturato.
      Ecco perché si accorderanno per non farsi male reciprocamente con iniziative etiche che andrebbero a vantaggio sicuramente degli animali allevati, ma svantaggiose per chi non assume iniziative.
      Qualche allevatore italiano si è già mosso nella giusta direzione, mentre aspettiamo tutti gli altri, grandi utilizzatori e GDO comprese.
      Mal comune mezzo gaudio e progressi lenti con reciproca protezione.
      Sono troppo critico se penso sia ora per tutti di rimediare ai metodi incivili con cui sappiamo trattati spesso gli animali di cui ci nutriamo, senza tergiversare oltre?

  2. Il pianeta e ormai troppo piccolo per ospitare cosi tanta tanta gente…Il resto e semplicemente riflessione…Non servono cosi tante parole.

  3. Cristina Campioli

    I consumi di carne vanno drasticamente ridotti. Non ci sono altre soluzioni. Le alternative ci sono e sono più salutari per tutti

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