Home / Sicurezza Alimentare / Astici e aragoste: i regolamenti municipali che ne tutelano il benessere? Vaghi e senza basi scientifiche: necessario un intervento nazionale

Astici e aragoste: i regolamenti municipali che ne tutelano il benessere? Vaghi e senza basi scientifiche: necessario un intervento nazionale

Il benessere di astici e aragoste venduti vivi per uso alimentare continua a essere una problema spinoso. La questione è tornata alla ribalta dopo che la Svizzera ha deciso di vietare la conservazione su ghiaccio, la legatura delle chele e la bollitura dei crostacei vivi. In Italia, in assenza di una normativa europea o nazionale, la questione del benessere di astici e aragoste è diventata oggetto di regolamenti e ordinanze municipali, spesso vaghe, confuse e raramente basate su pareri e linee guida scientifiche. Per questo motivo, uno studio dei ricercatori del Dipartimento di veterinaria dell’Università di Bologna, insieme alle Autorità sanitarie locali di Carpi (Modena) ha analizzato le norme in vigore nei capoluoghi di provincia italiani a tutela del benessere dei crostacei.

Dei 110 capoluoghi di provincia, meno della metà (46) hanno emanato regolamenti sul benessere degli animali, che comprendono anche i crostacei. Di questi, solo 11 contengono norme specifiche che regolano le condizioni di mantenimento di astici e aragoste ad uso alimentare. Ad esempio le città di Ferrara, Roma, Torino, Alessandria e Benevento vietano la legatura permanente delle chele e, insieme a Palermo, vietano l’uccisione dei crostacei nelle pescherie e altri esercizi di vendita fino alla consegna al consumatore finale. Solo un comune, Ferrara, specifica che le modalità di soppressione degli animali devono seguire le raccomandazioni contenute nel parere dell’Istituto Zooprofilattico della Lombardia e dell’Emilia Romagna (Izler) sulla “Sofferenza di aragoste e astici vivi con chele legate e su letto di ghiaccio durante la fase di commercializzazione”. Sono solo quattro i comuni (Parma, Ferrara, Monza e Foggia) che stabiliscono regole precise per la cottura di astici e aragoste.

Secondo gli autori dello studio i regolamenti emanati dai comuni italiani sono spesso vaghi e mancano di basi scientifiche e uniformità tra una città e l’altra. Inoltre, sovente non è chiaro a chi siano indirizzate le norme, soprattutto quelle di carattere più generico, ad esempio quelle che normano il mantenimento dei crostacei negli acquari. L’insieme di queste mancanze può favorire confusione in esercenti e ristoratori, o addirittura situazioni potenzialmente rischiose per i consumatori. L’unica soluzione per mettere ordine in tutta questa confusione è un intervento del Ministero della salute, come chiedono da tempo Eurofishmarket la Società scientifica di medicina veterinaria preventiva, per avere un riferimento chiaro, che tuteli il benessere di astici e aragoste, le esigenze dei commercianti e la sicurezza alimentare.

© Riproduzione riservata

* Con Carta di credito (attraverso PayPal). Clicca qui

* Con bonifico bancario: IBAN: IT 77 Q 02008 01622 000110003264

 indicando come causale: sostieni Ilfattoalimentare. Clicca qui

  Giulia Crepaldi

Giulia Crepaldi

Guarda qui

topo cucina piatto igiene padella

Bassi standard igienici nei ristoranti di Just Eat e Deliveroo. L’inchiesta della BBC

Quando si va al ristorante può capitare di trovare le tovaglie macchiate, le posate sporche, …

4 Commenti

  1. Avatar

    quello che mi sembra più che pazzesco é il fatto che basta fare pochi chilometri ed ecco che cambiano le regole.
    se questo è il federalismo (e per molte cose é proprio così) allora molto meglio lo stato centrale!

  2. Avatar

    “Ad esempio le città di Ferrara, Roma, Torino, Alessandria e Benevento vietano la legatura permanente delle chele”

    Vero, ma se l’esercente dichiara che un addetto provvede di tanto in tanto a slegarle, praticamente il pubblico ufficiale non può fare niente.

  3. Avatar

    La verità è che certi animali sono trattati come oggetti, non come esseri viventi.