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Antibiotici e allevamenti: sulla lotta alla resistenza agli antimicrobici dal Ministero solo buoni propositi. Intervista a Fabrizio de Stefani

Poultry Farm And A VeterinaryI buoni propositi non bastano. È la prima considerazione che emerge leggendo le “Linee guida per la promozione dell’uso prudente degli antimicrobici negli allevamenti zootecnici per la prevenzione dell’antimicrobico-resistenza” rese pubbliche dal Ministero della salute. Un insieme di regole che però non delineano tempi e metodi precisi.

Il documento, elaborato dalla Sezione per la farmacosorveglianza sui medicinali veterinari del Comitato tecnico per la nutrizione e la sanità animale, viene presentato come guida pratica – così si legge sul comunicato del Ministero – per ridurre l’uso inappropriato e promuovere un approccio prudente all’utilizzo di antimicrobici, in particolare di quelli importanti per la salute umana, anche facendo ricorso, ove possibile, alla vaccinazione. Il testo analizza la situazione e le possibili strategie, proponendo considerazioni anche interessanti sul benessere animale, di cui si sottolinea l’importanza in una corretta politica di prevenzione. Specificando per esempio come sia importante garantire agli animali non solo un ambiente pulito e confortevole ma anche libertà di movimento e possibilità di socializzare con i propri simili e di esprimere i comportamenti tipici della specie.

Sembra però difficile definire “guida pratica” un elenco di suggerimenti che non indica i tempi entro i quali devono essere implementate le azioni indicate, oltre a non prevedere controlli né sanzioni. La nota ministeriale precisa che il documento sarà seguito da ulteriori linee guida specifiche, elaborate in collaborazione con istituzioni e associazioni e dedicate alle diverse specie, e che nel 2019 il monitoraggio dovrebbe essere reso più efficace dall’entrata in vigore della ricetta veterinaria elettronica e dal sistema informatizzato per la tracciabilità del farmaco.

Resta da chiedersi se un approccio di questo tipo, ammesso che possa essere tradotto in azioni concrete, dia garanzie di efficacia: abbiamo girato la domanda a Fabrizio de Stefani, direttore del Servizio veterinario d’igiene degli alimenti  di origine animale dell’USLL 7 del Veneto.

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Per combattere la resistenza agli antimicrobici è necessario riconoscere il legame tra la salute umana e animale

“Ridurre il consumo di antibiotici è fondamentale per la lotta all’antimicrobico-resistenza (AMR) in ogni caso e in ogni ambito di impiego, in campo umano così come in quello animale o ambientale, ed è in questo senso che si colloca la linea guida recentemente diramata dal Ministero della salute. Tuttavia non può sfuggire che questo documento sia in un certo senso fine a se stesso. Ancora una volta, nel nostro Paese, si rimanda a ulteriori futuri interventi l’adozione di una strategia di lotta all’AMR basata sulle indicazioni internazionali che chiedono di affrontare il problema in maniera globale, in una prospettiva definita “One Health”, che mette insieme conoscenze, competenze e risorse diverse” esordisce De Stefani. “One Health è il termine usato per descrivere un principio che riconosce la salute umana e animale come fortemente interconnesse; infatti le malattie infettive possono essere trasmesse dall’uomo all’animale e viceversa, quindi il contrasto deve essere necessariamente verso entrambi. L’approccio One Health include, peraltro, anche l’ambiente, in quanto all’interno dello stesso si muovono sia l’uomo che l’animale, determinando intense interrelazioni che favoriscono lo sviluppo della AMR.”

“Se provate a chiedere a qualcuno cos’è l’antimicrobico o antibiotico-resistenza è molto probabile che la definisca un grosso problema causato dall’abuso di farmaci negli allevamenti zootecnici, ma se ci si sforza di andare oltre il comune sentire e si va a vedere quali sono davvero i microorganismi che preoccupano per la salvaguardia della salute umana, si scopre che le minacce vengono da batteri che si chiamano Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa, Streptococcus pneumoniae, Escherichia coli e Acinetobacter, e che i veri giacimenti di questi germi sono le corsie degli ospedali e le strutture per lungodegenti o case di riposo.”

“L’AMR, infatti, è un fenomeno in rapida crescita che trova il suo fondamento nell’impiego irresponsabile dei farmaci antimicrobici nella medicina umana e veterinaria e nei sempre più rari trattamenti illegali somministrati in allevamento per migliorare le rese zootecniche e per risparmiare sulle spese di pulizia e di sanificazione degli ambienti o per tamponare gli effetti dello stress a cui sono sottoposti gli animali costretti a vivere in condizioni di disagio. L’incognita ambientale è poi l’altro buco nero della questione “AMR”: poco si è indagato e poco si sa di quali siano gli effetti dell’immissione di quantità massicce di farmaci nell’ambiente. Anche in questo caso troviamo lavori scientifici che ci spiegano quale impatto può avere la fertirrigazione con i liquami di un allevamento di maiali, ma sarà molto più difficile trovare informazioni su quello che si è trovato nei fanghi di un depuratore di un ospedale.”

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Le indicazioni contenute nelle Linee guida ministeriali non aiutano a raggiungere l’obiettivo finale

“In questo senso, le Linee guida contengono una serie di indicazioni, o meglio di esortazioni corredate da informazioni già ampiamente note, come quelle sull’opportunità di una politica vaccinale, che possono tuttavia contribuire a distrarre dall’obiettivo reale.”

Eppure, intraprendere una lotta davvero efficace a questo fenomeno è possibile fin d’ora sfruttando risorse già disponibili, spiega l’esperto.Un progetto concreto è stato sviluppato e presentato un anno fa da un gruppo di esperti, medici, veterinari, ingegneri e informatici della regione Veneto che hanno disegnato il modello per l’Osservatorio One Health sulla Resistenza antimicrobica regionale.

“L’idea di base è quella di mettere insieme l’enorme massa di informazioni sui referti di laboratorio con esiti di antibiotico-resistenza in campo umano, che si possono recuperare dai data base delle strutture nosocomiali e residenziali assistite, con quelli detenuti dall’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie che riguardano gli animali da allevamento e da compagnia, come pure quelli sugli alimenti di origine animale e sulla selvaggina, e di elaborarli con tecniche di business intelligence in grado di fornire in tempo reale tutte le informazioni necessarie per caratterizzare il tipo di microorganismo e i farmaci a cui è resistente, di geo-localizzare il luogo in cui sta circolando, di risalire alla sua origine e di seguirne il percorso. Ciò permetterebbe ai clinici di prescrivere farmaci antimicrobici mirati e realmente efficaci, con dosaggi appropriati, e di dare letteralmente la caccia a questi microorganismi nell’uomo, negli animali e nell’ambiente.”

“I dati ci sono, usiamoli” conclude De Stefani.

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  Paola Emila Cicerone

Paola Emila Cicerone
giornalista scientifica

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3 Commenti

  1. Un aspetto non trascurabile è quello del contatto emergente tra pazienti e ambienti ospedalieri ed animali da compagnia.
    Significa trasferire “Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa, Streptococcus pneumoniae, Escherichia coli e Acinetobacter…” in ambiente esterno e senza grandi limiti di ulteriore contaminazione.
    Consapevoli del rischio di trasmissione, alcuni Paesi UE hanno già scelto di evitare antibiotici d’umana di ultima generazione in qualsiasi specie animale e somministrazioni in capi non domestici, quando il monitoraggio dell’evoluzione della patologia o le cosidette vie “precauzionali” sono poco fondabili scientificamente

    • Fabrizio de Stefani

      Corretto. La condivisione di flora microbica antibioticoresistente con i “pets” è uno dei filoni indagabili dal nostro progetto. Sono infatti disponibili e processabili i dati degli antibiogrammi eseguiti nell’ambito della clinica veterinaria IZS. Questo significa che è possibile mappare anche a livello domestico la circolazione di microorganismi AMR.

  2. Grande problema mondiale e non solo recente, nato e cresciuto in condizione di cattività esistenziale, sia degli animali sia degli esseri umani in situazione di super affollamento ambientale.
    Così come negli allevamenti degli animali, negli ospedali e negli ospizi l’affollamento, la mancanza di spazio e di aria sana, uniti ad un’alimentazione standardizzata, carente e monotona, in associazione a trattamenti farmacologici intensivi e repressivi del sistema immunitario, costituiscono la situazione attuale.
    L’inversione di rotta di queste situazioni ambientali è la base primaria per la soluzione dei problemi, ma la realizzazione non la si vede perché non è chiara a tutta la genesi, o non la si vuole accettare.