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Antibiotici nei polli? Unaitalia risponde all’inchiesta di Altroconsumo: meno 40% in quattro anni. Ma il problema resta

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Nel 2015 si è registrato un calo del 40% nell’uso di antibiotici nel settore avicolo, dichiara Unaitalia

Dopo la recente inchiesta di Altroconsumo sulla presenza di batteri resistenti ai farmaci in alcuni campioni di carne e la campagna “Basta antibiotici nel piatto” lanciata da Consumer International, Unaitalia precisa qual è il ruolo del settore avicolo nella lotta all’antibiotico-resistenza nel nostro paese e annuncia di avere avviato, d’intesa con il Ministero della Salute, un piano volontario di riduzione dell’impiego di antibiotici.

Secondo Unaitalia, nel 2015 il consumo di antibiotici negli allevamenti avicoli è stato ridotto del 39,95% rispetto al 2011. L’obiettivo del piano era di diminuire del 15% l’uso di antibiotici entro il 2015 e di arrivare a meno 40% nel 2018. Obiettivo raggiunto con tre anni di anticipo.

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Un’analisi di Altroconsumo ha rilevato batteri resistenti alle cefalosporine in 25 campioni su 40

“L’analisi di Altroconsumo – prosegue lìassociazione –  ha registrato la presenza di batteri resistenti agli antibiotici nella carne di pollo in 25 campioni su 40 (il 63%) acquistati in 20 punti vendita a Roma e altrettanti a Milano, ha evidenziato l’elevata resistenza alle cefalosporine di ultima generazione, al cui uso però il settore avicolo ha rinunciato fin dal 2009. A conferma che i batteri resistenti sono ormai largamente diffusi e quindi non sempre riconducibili alle prassi veterinarie. La somministrazione di antibiotici negli allevamenti avicoli è legata esclusivamente alla presenza di una malattia conclamata ed avviene sotto la responsabilità e il controllo veterinario. Non vengono mai usati per favorire la crescita degli animali, pratica vietata in Europa dal 2006. Inoltre è sempre rispettato il cosiddetto “periodo di sospensione”, cioè il tempo necessario affinché il farmaco sia smaltito prima che il pollo venga avviato al consumo. La stessa inchiesta di Altroconsumo – prosegue Unaitalia – sottolinea che sui campioni analizzati in Italia non sono stati riscontrati residui di farmaci nella carne, come confermano i risultati del Piano Nazionale Residui (PNR): l’obiettivo di non mettere antibiotici nel piatto è già pienamente conseguito. Purtroppo il messaggio che è passato  a causa del titolo fuorviante “Basta antibiotici nel piatto” è di segno opposto. Per l’associazione l’invito di Altroconsumo a contribuire alla riduzione del fenomeno dell’antibiotico resistenza è già una realtà”.

Pur prendendo atto delle dichiarazioni di Unaitalia il problema dell’uso non sempe corretto di antibiotici neglli allevamenti resta ancora un problema.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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2 Commenti

  1. Ormai che il danno è fatto ed i batteri resistenti agli antibiotici sono presenti nel 63% delle carni di pollo ed ampiamente diffusi nell’ambiente in cui tutti viviamo, sono tutti auto assolti per il fatto che li hanno ridotti del 40% e che smettono di trattare gli animali negli ultimi giorni, in modo da non avere residui di farmaci nel piatto, non hanno più alcuna responsabilità.
    E’ come tirare il sasso e poi nascondere la mano!
    Quand’è che questi autorevoli produttori riusciranno a prevenire i danni che fanno, prima che lo scoprano i consumatori?

  2. occorrono scelte consapevoli da parte dei consumatori per orientare il mercato, ma finché gli interessi di ognuno non saranno attirati da questi temi ed i controlli da parte delle autorità non saranno tassativi ed imparziali, il livello di onestà del comparto produttivo non sarà mai pienamente testato. personalmente, preferisco mangiare poca carne e, possibilmente, bio.