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L’Onu battezza il 2013 “anno della quinoa”, uno pseudo cereale venduto anche al supermercato. Il parere di Marina Carcea dell’Inran

spesa supermercatoIn Italia, da qualche anno è facile trovare la quinoa sugli scaffali dei negozi, nei punti vendita del commercio biologico o equo-solidale, nei corridoi della grande distribuzione. Come abbiamo già scritto in un articolo passato, è una pianta originaria della regione andina del Perù, facile da coltivare, ricca di sali minerali, proteine, vitamine e fibre e senza glutine.

Sebbene culturalmente lontana dalle abitudini mediterranee (la quinoa non è coltivata in Italia), si tratta di un prodotto che  finisce sulle nostre tavole con sempre maggiore frequenza.

quinoa biologica«L’alimento ha delle proprietà che lo rendono una valida alternativa ai cereali consumati più spesso e il mercato globalizzato lo ha portato fino alle nostre latitudini», spiega Marina Carcea, primo tecnologo e direttore del programma cereali dell’Inran.

È bene chiarire che la quinoa non è un cereale come frumento, orzo e mais. Si tratta di uno pseudo-cereale, ovvero di una pianta della stessa famiglia delle barbabietole e degli spinaci (Chenopodiaceae) di cui però si mangiano i chicchi privati degli strati più esterni. Non a caso è stata accostata alle specie appartenenti alla famiglia delle Graminacee.

Al gruppo degli pseudo-cereali appartengono anche l’amaranto, originario dell’America centrale, e il grano saraceno, proveniente dalla regione himalayana.

Perù Bolivia Lago Titicaca La produzione della quinoa è concentrata sull’altopiano andino fino a 4mila m di quota; la Bolivia è il Paese che ne esporta di più, seguita da Ecuador e Perù. Eccezionali qualità nutrizionali, adattabilità alle condizioni climatiche e bassi costi di produzione sono alcune delle prerogative che caratterizzano gli pseudo-cereali.

Questi valori, uniti alla possibilità di fornire un alimento completo alle popolazioni che la coltivano, hanno spinto l’Assemblea delle Nazioni Unite a dedicare il 2013 alla quinoa, ritenuta dalla Fao tra le colture più promettenti. «È un punto fermo nella dieta di milioni di persone, da migliaia di anni sulle Ande», ha affermato il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon. «Perciò, la quinoa è pronta a ricevere il riconoscimento globale».

Indicata per i celiaci perché totalmente priva di glutine, la quinoa grazie al suo contenuto proteico, variabile dal 13,8% al 21,9%, costituisce anche una valida alternativa alle proteine di origine animale. Positivo è il bilancio dei suoi aminoacidi, migliore rispetto ai cereali: ha 5 volte più lisina del grano. Buono è anche il contributo di fibre vegetali e minerali, oltre che di amminoacidi solforati, le cui fonti usuali sono uova (ne è ricco l’albume), legumi, pesce e pollame.

Piatto freddo quinoa Si può creare un piatto completo a base di quinoa?

«Utilizziamola al posto del riso o del cous cous – suggerisce Marina Carcea – perché il 60% del chicco è composto di amido. Una volta preparata, basta lavarla e farla bollire per avere un’ottima base per  piatti salati da consumare a temperatura ambiente. C’è anche chi la serve a colazione, con il miele o con la marmellata». Il chicco può anche essere sfarinato, ma essendo privo di glutine non è adatto alle preparazioni che necessitano di lievitazione.

Nel recente boom della quinoa, conseguenza della globalizzazione, si nasconde però un’insidia legata all’imposizione delle varietà più commerciali, a discapito delle cultivar locali, a rischio di estinzione. È quanto ha riportato il quotidiano inglese The Guardian lo scorso gennaio, denunciando come il prezzo di questo prodotto sia triplicato dal 2006 al 2011.

A Lima, capitale del Perù, la quinoa è arrivata a costare più del pollo: schiacciando il piede sul pedale del business, si rischia di rendere inaccessibile il prodotto alle popolazioni che lo coltivano da sempre.

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  Fabio Di Todaro

Fabio Di Todaro
Giornalista free lance. Twitter: @fabioditodaro

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8 Commenti

  1. Talmente facile da coltivare e a basso costo che sulle nostre tavole arriva con dei prezzi stratosferici rispetto alle farina tradizionali.

  2. all’Ipercoop o al Carrefour non l’ho mai vista…(abito a Torino)solo in super biologici, ed è cara tipo 4euro 500gr!!

  3. La puoi trovare ad un prezzo più basso nei negozi “etnici”, in particolare in quelli gestiti da sudamericani/peruviani. La importano direttamente in piccole quantità.

    • Oppure in Svizzera… oggi ho comprato 500 gr di Quinoa (bio) a -2,95 chf (2,35 euro)!!! Incredibile, la Svizzera è veramente conveniente per alcuni cibi… anche perché tutti i prodotti “di nicchia” sono venduti anche nei supermercati, e non come da noi nei negozi di prodotti bio o etnici…

  4. Quello che non capisco è perché bisogna far viaggiare la quinoa per 10.000 km per farla arrivare da noi, consumando petrolio, inquinando il pianeta, spendendo tempo e denaro. Non ha più senso che certi prodotti rimangano nel luogo di origine?? Finchè si tratta di “provare” un prodotto ogni tanto ok, ma credo sia improponibile farla diventare una cosa da consumare abitualmente

  5. Qui a Madrid non è cara, neppure nei negozi biologici, il miglio è più caro! Ma molte cose qui costan meno…Meno male, con la crisi che abbiamo!

  6. Una domanda ovvia ai nostri agronomi:
    Perché visti i costi e quindi il margine dei ricavi realizzabili, non si è ancora incentivata la coltivazione della quinoa nelle nostre colline, inadatte ad altre coltivazioni redditizie?
    Dobbiamo fare solo vino, o meglio diversificare per importare meno cose pregiate?

  7. Per lory e per tutti gli utenti ,non solo a madrid costa di meno

    ma anche in nord europa(germania) costa tutto di meno e anche i prodotti

    italiani…..informatevi sul web….in italia ci imbrogliano!!!