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Moka e capsule in alluminio: quali sono i rischi per i consumatori? I riscontri scientifici e il parere dell’esperto

Mentre la campagna informativa del Ministero della Salute sul corretto uso dell’alluminio in cucina prosegue, il tema della sua effettiva sicurezza tiene banco e molti consumatori si chiedono se esistano problemi di contaminazione in ambiti specifici. Tra i più gettonati vi è quello legato alla preparazione della bevanda maggiormente diffusa in Italia, seconda solo all’acqua: il caffè.

Consumata praticamente in ogni angolo del pianeta, si tratta di una bevanda che in Italia, Paese del caffè per eccellenza, è veramente qualcosa di sacro. La modalità di preparazione nel nostro Paese è fondamentale e un’indagine condotta da Segafredo Zanetti potrebbe sorprendere chi pensa che l’era della vecchia moka sia giunta al termine. Secondo lo studio la caffettiera tradizionale è ancora utilizzata in oltre 16 milioni di famiglie. Altre 6 milioni possiedono la macchina a capsule, ma solo 1 milione usa esclusivamente questa, mentre gli altri  cinque alternano la macchina alla vecchia caffettiera. Georges Courteline, poeta e scrittore francese, sosteneva che: “Si cambia più facilmente religione che caffè.”

Che si parli di caffè in capsule o moka, l’alluminio rimane protagonista essendo usato dal 1933 per realizzare caffettiere (anno in cui Alfonso Bialetti iniziò a produrre la caffettiera a base ottagonale). Anche le capsule sono molto spesso realizzate con film sottilissimi del metallo in grado di garantire un effetto “barriera” nei confronti dell’ossigeno, ma anche da altri agenti esterni che potrebbero comprometterlo, come l’umidità, il calore e la luce, evitando così la perdita di aromi e di alcune caratteristiche organolettiche (per questo motivo anche il caffè macinato viene confezionato sottovuoto in un materiale composto da plastica e alluminio).

Le caratteristiche dell’alluminio sono ritenute valide e “uniche” anche da Nespresso, che ha deciso di utilizzare l’alluminio per le capsule sin dagli albori. La società svizzera sul proprio sito, afferma che la plastica non sarebbe in grado di garantire un livello di protezione simile. “Le capsule in plastica spesso utilizzano una copertura per sigillare la parte superiore e includono aperture che non garantiscono la conservazione ermetica del contenuto, obbligando a utilizzare un’ulteriore confezione esterna per mantenere intatto il sapore. Questa soluzione – prosegue l’azienda – non garantisce la totale conservazione degli aromi e della qualità del caffè, inoltre la plastica ha un impatto sull’ambiente e per questo motivo alcune case produttrici commercializzano capsule in materiali compostabili.”

moka caffè alluminio
L’esposizione all’alluminio è trascurabile in tutti gli scenari considerati e per tutte le fasce di età

Il film di alluminio, dello spessore di pochi micron, viene termosaldato al bicchiere, anch’esso in alluminio, subito dopo il riempimento. A questo punto la capsula è ermetica e garantisce la fragranza del caffè per parecchi mesi (normalmente 24 mesi dalla produzione). Una volta inserita nella macchina per il caffè domestica e chiuso l’apposito sportellino la capsula viene forata e l’acqua calda viene iniettata all’interno ad una pressione di diversi bar. Il movimento vorticoso dell’acqua calda consente l’infusione mentre la crema è garantita dalla pressione. Il funzionamento della moka è più semplice: la pressione generata dal calore spinge l’acqua bollente all’interno del filtro dove si trova il caffè e ne permette l’estrazione.

Parlando di temperature, con la moka si raggiunge una temperatura inferiore a quella di ebollizione (intorno ai 90 °C), e il tempo di contatto tra acqua e caffè in polvere è di circa un minuto. Per le capsule la temperatura oscilla da 85 a 96°C e il tempo di contatto è molto breve. In queste condizioni è possibile che particelle di alluminio finiscano nel caffè?

La risposta è no. L’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio (BfR) ha eseguito studi specifici, secondo le loro valutazioni le caffettiere in alluminio quando vengono utilizzate la prima volta formano uno strato protettivo in grado di ridurre drasticamente il trasferimento di alluminio. Tuttavia, se si dovesse erroneamente lavare la caffettiera in lavastoviglie, questo strato potrebbe essere rimosso, con un incremento del rilascio di alluminio nell’utilizzo successivo. Lo stesso problema si pone quando si usano pagliette di ferro o spugne abrasive per pulire la caffettiera.

Secondo il BfR se la moka viene utilizzata correttamente non espone il consumatore all’eventuale assunzione di alluminio, in quanto i valori di esposizione complessiva sono minimi. Non ci sono quindi motivi per sconsigliarne l’utilizzo.

Se avanza del caffè è meglio conservarlo in una tazza o in un bicchiere di vetro

Un’altra conferma arriva dal rapporto dell’Istituto superiore di Sanità Istisan 19/23 che ha analizzato campioni di caffè preparati in diverse caffettiere moka lasciate su un fornello elettrico per 12 minuti. L’alluminio migra in quantità inferiori al limite di rilevabilità (fissato in 0,001 mg/Kg). Anche in questo rapporto si dice che l’esposizione all’alluminio è trascurabile in tutti gli scenari considerati e per tutte le fasce di età.

Per quanto riguarda le capsule, una risposta arriva dall’Agenzia nazionale francese per la salute e la sicurezza alimentare (Anses) che sulla base di alcuni studi specifici non ritiene che il loro aumenti i livelli di esposizione del consumatore a specifici contaminanti chimici. I livelli medi dei contaminanti sottoposti a screening (alluminio, cobalto, cromo, stagno, nichel, rame, zinco e acrilamide) sono dello stesso ordine di grandezza sia nel caffè preparato con la moka sia in quello ottenuto con le capsule.

Le conclusioni delle ricerche condotte dagli istituti europei più accreditati ritengono che in qualunque modo venga preparato il caffè, l’alluminio non rappresenti un rischio per il consumatore. Non resta che scegliere: c’è chi ama il rito della macchinetta casalinga, chi adora il rumore del caffè quando comincia a fuoriuscire, e chi invece preferisce la rapidità garantita dall’uso delle capsule.

Un’ultima accortezza: se utilizzate la caffettiera e avanza del caffè meglio conservarlo in una tazza o in un bicchiere di vetro, la bevanda è acida e in questa situazione l’alluminio potrebbe migrare.

© Riproduzione riservata

  Luca Foltran

Luca Foltran
esperto sicurezza dei materiali

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11 Commenti

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    Si negano migrazioni al momento dell’erogazione, ma nelle capsule il caffè rimane a contatto con l’alluminio fino a due anni, anche qui non succede nulla?

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      Nell’articolo si sottolinea l’impatto ambientale della plastica. Sarebbe onesto affrontare il discorso relativo all’impatto altrettanto inquinante dato dalle capsule di alluminio. Inoltre, purtroppo, le capsule compostabili sono le meno prodotte e utilizzate. Bisognerebbe scrivere un articolo o più a proposito, è un tema importante.

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    Enrico Bertolini

    Bravo ottimo articolo.

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    Sono dell’opinione che è meglio una moka perché dal caffè utilizzato si può fare ottimo fertilizzante, scrub x la pelle e altro e non genera alcun residuo se non il gas che serve per preparare il caffè.

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    Usate le capsule ricaricabili se proprio dovete, non c’è alluminio, durano quasi all’infinito e non si consuma ulteriore plastica. Personalmente mi viene un caffè che mi piace di più di quello della moka, e i fondi possono essere comunque raccolti, per trovare il gusto giusto basta prenderci un po la mano, trovare la modalità e la qualità giusta di caffè.

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      Il vantaggio principale delle capsule è la praticità e velocità d’uso, se bisogna mettersi a ricaricare la capsule una ad una tantovale usare la Moka

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      Mi permetto di contraddirla signor Massimo, il tempo è praticamente identico ad usare una capsula originale, perché la capsula ricaricabile si carica in pochi secondi, il tempo che la macchina si scalda, si inserisce proprio come le originali e proprio come le originali esce subito. Veramente questioni di secondi e sicuramente nulla che ti cambia la vita, a meno che non deve fare cento caffè al minuto.. E comunque è senz’altro più veloce del preparare la moka che devi mettere più caffè di una capsula e devi poi aspettare che l’acqua vada in ebollizione per farlo uscire. Poi certo ci sono persone meno abili, ma dato che le uso da diversi anni le assicuro che è pratico, veloce e oltre che meno inquinante anche più economico.

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    Alessia, la sua opinione è rispettabile ancorché singolare, tanto è vero che le capsule ricaricabili sono scarsissimamente utilizzate.
    Oltre ai motivi prima citati, che ne rendono l’utilizzo sconsigliabile, ce ne sono anche altri:la capsule ricaricabili sono fatte di alluminio rigido, a differenza di quelle della nota marca, questo tende a rovinare la macchina precocemente, in particolare gli iniettori di acqua calda, che normalmente bucano la capsula.Inoltre c’è un problema di resa, la capsula ricaricabile da un prodotto molto simile al caffè della moka, ovvero scarsissima crema, infatti il caffè contenuto nelle capsule usa e getta, ha un macinatura, tostatura, e pressatura particolare, tale da ottenere un prodotto molto simile a quello del bar.Meglio allora le capsule compostabili.

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    Per rispondere alla signora Alessia, anche noi in casa nostra usiamo delle capsule di acciaio inox ricaricabili con i coperchietti adesivi di alluminio, reperibili facilmente in internet a prezzi ragionevoli.
    E’ un ottimo sistema economico ed ecologico che però presenta alcuni inconvenienti.
    Prima di tutto è fastidioso riempire e poi ripulire le capsule usate, perciò conviene solo quando si deve preparare un caffè, al massimo due, altrimenti per più persone diventa seccante.
    Inoltre il caffè che si ottiene, sebbene più dolce e morbido rispetto a quello della moka, non risulta identico a quello delle capsule originali. Si nota un’intensità e una cremosità minore che dipendono dalla pressione inferiore: infatti le capsule riutilizzabili non sono ermetiche, essendo già bucate sul fondo per potersi adattare agli aghi della macchinetta.
    Diciamo che ci si può accontentare pensando ai vantaggi per l’ambiente e il portafoglio…ma non è certo il massimo per un appassionato di espresso ristretto o per chi ama bere una tazzina colma fino all’orlo di caffè forte e bollente (e magari fare il bis).
    A ognuno la sua scelta!
    Comunque i Comuni potrebbero anche fare una raccolta differenziata a parte per le capsule, in un contenitore apposito come si fa per i pannolini. E’ un peccato disperdere tutto quel materiale riciclabile.

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    Ma una classica macchina espresso con il filtro in acciaio non è forse la soluzione migliore? Dosi il caffè come ti pare, fa una schiuma molto gradevole, la sciacqui e la riusi per anni, non hai plastica o alluminio da smaltire e puoi compostare o destinare all’uso che vuoi i fondi di caffè. Inoltre siamo sicuri dell’effettiva qualità del caffè contenuto nelle capsule?
    Per non parlare del costo del caffè in grani o già macinato rispetto a quello esorbitante delle capsule che
    poi a ben vedere sono tutto scarto… Più rifiuti e più costi di smaltimento.
    Ricordiamoci che se siamo sommersi di rifiuti la responsabilità è nostra e dei nostri comportamenti.
    Il miglior rifiuto è quello che non si produce!

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    Due consigli: 1) Usa una MOKA di acciaio inox e non ci sono più problemi. 2) Se vuoi usare una macchina espresso fallo pure ma tieni presente quanto suggerisco: una capsula pesa sette grammi (almeno quelle che ho usato io). Quindi compra X grammi di caffe macinato, dividi X/7 e calcola a quante capsule corrisponde il caffè sfuso e confronta la SPESA DI ENTRAMBE LE CONFEZIONI: AVRAI UNA SORPRESA.

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