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Allerta alimentare: a Cremona si simula un caso di intossicazione che investe diverse regioni italiane. La cronaca di quei giorni.

Ore 9,30 di mercoledì 1 giugno. A  Cremona scatta l’allerta alimentare. Un’associazione di consumatori segnala sul sito internet che alcuni cittadini sono stati colti da malore dopo avere bevuto succhi di frutta della marca SuccOsa. L’associazione informa il ministero della Salute e invia una mail all’azienda (la multinazionale FoodFood).

Comincia così la simulazione dell’allerta alimentare organizzata dal ministero della Salute, dall’associazione dei veterinari dell’Anmvi e Aivemp, insieme a Federalimentare  che ha coinvolto 70 specialisti delle Asl, dei Nas e degli istituti Zooprofilattici  e 70 responsabili qualità, della comunicazione e tecnici specializzati  dell’industria alimentare.

La simulazione avviene in due grandi sale comunicanti tra loro (una per gli operatori sanitari e l’altra per i responsabili dell’industria), ognuna con 5 tavoli  dotati di telefono, fax e 2 computer,  intorno ai quali siedono 11 persone che ogni 5-10 minuti  ricevono aggiornamenti e comunicati sulla situazione.

Nel corso dell’esercitazione i gruppi possono consultare liberamente avvocati, esperti di igiene alimentare, esperti di comunicazione, tossicologi, rappresentati delle associazioni di categoria ed esperti di crisi aziendali per risolvere al meglio i problemi.

 Nelle 6 ore dell’esercitazione vengono spediti via internet ai singoli tavoli 50 input, simulando un’allerta che nella realtà si sviluppa e si risolve in 10 giorni.

Il ritmo è davvero frenetico perché gli operatori sanitari da un lato e quelli dell’industria coinvolta nel caso devono effettuare sopralluoghi, fare analisi di laboratorio, inviare comunicati stampa,  intervenire presso i punti vendita, scambiare pareri e contatti con tutti i protagonismi della filiera. La cosa interessante è seguire lo scambio telefonico, epistolare e anche diretto tra gli operatori  sanitari e i responsabili della multinazionale FoodFood che cercano di capire il problema e di collaborare con le Asl locali. Ma veniamo alla cronaca dell’evento.

Ore 9,42 di mercoledì 1 giugno Dopo 12 minuti dall’inizio della simulazione arriva il secondo input: la regione Puglia avverte che una persona anziana è stata ricoverata subito dopo avere mangiato un’insalata mista con tonno e bevuto una bibita analcolica marchiata SpiritOsa della multinazionale FoodFood.  I comunicati e gli annunci  sui due computer si susseguono a ritmo sostenuto.

Giovedì 2 giugno Dopo un’ora dall’inizio della simulazione arriva il comunicato numero 6. E’ passato un giorno e un quotidiano locale pubblica un articolo dicendo che a Cremona e Brescia due bambini dopo avere consumato un pasto nella mensa scolastica si sentono male. A questo punto le autorità  sanitarie iniziano ad attivarsi.

Venerdì 3 giugno La notizia si diffonde e altri  giornali riportano gli episodi di tossinfezione. Nel frattempo le Asl locali prelevano i campioni di alimenti sospetti consumati presso le mense scolastiche e iniziato a fare le  analisi, dopo un  sopralluogo per verificare le condizioni igieniche.

Sabato 4 giugno Sul video dei partecipanti appaiono le immagini di TG ESSE MATTINA, che annuncia casi di intossicazione alimentare dopo il consumo di  prodotti alimentari in diverse località. Lo speaker dice che le analisi condotte sino ad ora non hanno rilevato niente di anomalo  anche se altre verifiche sono in corso. L’Asl diffonde un comunicato stampa per informare i cittadini sulla situazione ( vedi allegato 1)

Domenica 5 giugno La televisione propone l’intervista all’assessore regionale alla salute che  cerca di rassicurare la popolazione e soprattutto le mamme.

 Lunedì 6 giugno Dopo 3 ore dall’inizio dell’esercitazione  arriva il 19° annuncio, un bambino di 8 anni è stato ricoverato d’urgenza a Genova per insufficienza respiratoria, orticaria e nausea dopo avere  pranzato nella mensa della scuola elementare. Tra i prodotti sospetti un succo di pesa della marca succOsa della FoodFood. Le famiglie dei bambini sono in agitazione e sui social network la notizia circola velocemente.

Martedì 7 giugno L’associazione allergici italiani invia al ministero della Salute una lettera in cui ipotizza che i recenti episodi di intossicazione siano causati da sostanze allergiche non dichiarate  in etichetta.

Su Facebook si forma il gruppo “boicottiamo chi ci avvelena”  che in poche ore raccoglie migliaia di adesioni.

I laboratori della Lombardia comunicano che in alcuni prodotti della FoodFood sono stati trovate tracce di solfiti non dichiarati in etichetta.

Il ministro della Salute informato della situazione, invita le Asl ad attivare il sistema rapido di allerta in modo da ritirare dagli scaffali di supermercati e  dei punti vendita gli alimenti sospetti. L’azienda annuncia di avere già predisposto preventivamente il blocco dei prodotti sotto accusa  nei magazzini delle varie sedi nazionali.  La FoodFood informa le Asl di avere inoltre  invitato  i supermercati  a ritirare il prodotto dagli scaffali.

Viene diffusa alla stampa la lista dei prodotti contaminati da solfiti: Plum cake al cioccolato marca Rubilla, mozzarella marca  CicciOsa, Caramelle marca FruttuOsa, succhi di frutta e bibita analcolica marca SuccOsa, tutti prodotti dalla FoodFood. Il ministero invita a non consumare questi prodotti e attiva l’Unità di crisi nazionale a Roma. I casi di persone colpiti da reazioni allergiche in seguito al consumo di prodotti sono 7 (4 adulti e 3 bambini). Siamo al 40° input che arriva sulle scrivanie degli operatori.  L’Unità di crisi nazionale fa il punto della situazione con le Asl  in videoconferenza. Si attiva un numero verde presso il ministero.

Mercoledì 8 giugno L’agenzia Ansa annuncia  che una persona anziana allergica è stata ricoverata in  ospedale per shock anafilattico ed è in coma per avere mangiato alcuni prodotti alimentari. Scatta il panico.  I  quotidiani  cominciano a parlare di cibo killer  e le linee telefoniche del 118 sono intasate,  crollano le vendite dei prodotti contaminati anche se i lotti sospetti sono stati ritirati dal mercato.

 La FoodFood pubblica un comunicato di mezza pagina sui 4 quotidiani nazionali con la lista e le foto dei prodotti ritirati dal commercio precisando quali sono i lotti contaminati. La società invita i consumatori a restituire gli alimenti  ai punti vendita e a non consumarli. L’annuncio sui giornali esordisce  con la scritta a caratteri cubitali: “Allerta per le persone allergiche ai solfiti” e sottolinea che il problema riguarda solo le persone allergiche.

Giovedì 9 giugno mattina L’unità di crisi del ministero della Salute in videoconferenza annuncia che le intossicazioni alimentari sono causate dalla presenza di una quantità rilevante di solfiti nell’acido citrico importato dalla Cina.  Presumibilmente si tratta di un errore umano visto che il metabisolfito è presente nella misura del 50%. Le agenzie stampa diffondono un comunicato stampa del ministero dove si annunciano i provvedimenti adottati e si informano i consumatori che i prodotti incriminati non sono più in vendita.

Giovedì 9 giugno pomeriggio Nel pomeriggio la FoodFood diffonde un comunicato  (vedi allegato 2) e spiega  in una conferenza stampa le modalità dell’incidente e conferma la tesi del ministero sulla partita di acido citrico comprata in Cina, e utilizzata come additivo in tutti i prodotti ritirati dal mercato. La società spiega che  la contaminazione del 50% pur essendo rilevante è difficile  da rilevare perché  l’acido citrico e il metabisolfito  sono entrambi additivi in polvere di colore  bianco).  La FoodFood dice che in alcune catene di supermercati sono stati esposti dei cartelli che avvisano i consumatori allergici che hanno acquistato i prodotti. La FoodFood precisa  che le partite sospette non sono più in vendita e si scusa con i consumatori. Il ministero della Salute dopo avere fatto tutte le verifiche diffonde un comunicato stampa dove annuncia che l’allerta in Italia è rientrato.

Venerdì 10 giugno Il ministero della Salute comunica alle autorità sanitarie francesi e spagnole  la liste dei prodotti contaminati che la FoodFood sostiene di avere commercializzato in quei Paesi,  e invia un’allerta al Sistema rapido di allerta  Rasff di Bruxelles che lo mette in rete.  

Nella simulazione c’è stato molto movimento e molto coinvolgimento da parte di tutti i  gruppi, ma   nella realtà non è  così. C’è ancora tanta strada da fare. Le Asl  devono dialogare di più con l’industria e le aziende devono essere meno diffidenti. Il problema di tutti è forse quello di comunicare poco e male come si è visto anche in questa ultima vicenda dell’Escherichia coli.

 Roberto La Pira 

 

ALLEGATO 1

Comunicato stampa diffuso durante la simulazione dell’allerta il giorno 4 giugno da un gruppo di operatori dell’Asl per informare i cittadini

L’ufficio stampa della Regione informa che si sono verificati  casi circoscritti di malessere con sintomi respiratori, orticaria e nausea. Dai dati  assunti  fino a questo momento è presumibile che gli episodi di malessere siano riconducibili all’assunzione di alimenti. Al momento non è chiara la causa. Sono in corso accertamenti in collaborazione don la ditta produttrice. Le persone al momento coinvolte poche (due sono  bambini in età scolare). L’intossicazione  è iniziata il 1 giugno. Allo stato attuale, non disponendo di informazioni precise sulla causa, sono stati bloccati in via cautelativa i lotti di alimenti potenzialmente coinvolti in attesa degli esiti degli accertamenti. La ditta produttrice ha iniziato il richiamo dei prodotti  potenzialmente interessati. Sono in corso accertamenti analitici e indagini epidemiologiche.

 

ALLEGATO 2

Comunicato stampa diffuso durante la simulazione dell’allerta dalla società FoodFood per informare i cittadini

Con il presente comunicato facciamo seguito alle notizie apparse su giornali e televisioni in questi giorni riguardanti 5 prodotti della FoodFood che hanno provocato una reazione allergica a alcuni consumatori sensibili. La FoodFood comunica di avere individuato la causa della non conformità che ha generato gli episodi allergici. E’ stata rilevata la presenza di anidride solforosa in quantità superiore ai limiti di legge in alcuni prodotti della nostra azienda

INVITIAMO TUTTI I CONSUMATORI CHE AVESSERO ACQUISTATO I SEGUENTI  PRODOTTI  A NON CONSUMARLI  E A RESTITUIRLI  AL PUNTO VENDITA 

Plum cake al cioccolato marca Rubilla: lotto xxxxxxx

Mozzarella marca  CicciOsa: lotto xxxxxxx

Caramelle marca FruttuOsa: lotto xxxxxxx

Succhi di frutta marca SuccOsa: lotto xxxxxx

Bibita analcolica marca SuccOsa: lotto xxxxxx

 Qualora foste impossibilitati a riconsegnare il prodotto al punto vendita resta inteso che i PRODOTTI NON DEVONO ESSERE CONSUMATI. Le persone coinvolte direttamente in reazione allergiche causate dal consumo di uno di questi prodotti sono invitate a contattare il nostro numero verde.

Vorremmo comunque rassicurare i consumatori che la FoodFood da sempre è impegnata a garantire la massima sicurezza dei prodotti alimentari. L’accurata selezione dei fornitori, nonché i controlli attuati durante la produzione garantiscono l’immissione sul mercato di prodotti sicuri e di qualità. Ci scusiamo nuovamente per l’increscioso incidente. Restiamo a disposizione per ogni eventuale chiarimento, pertanto non esitate a contattarci.

FoodFood – Relazione esterne

Numero verde 800 000000 (tutti i giorni 24 ore su 24)

E mail: foodfood@food.it

 

Foto: Photos.com

 

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