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Allarme plutonio a Fukushima: “La contaminazione è solo locale” dichiara Sgorbati dell’Arpa Lombardia

Sono passate tre settimane esatte dal terremoto in Giappone e l’allarme nucleare alla centrale di Fukushima è tutt’altro che rientrato. Peggio: le ultime notizie sulla comparsa del plutonio nel mare intorno alla centrale sono ben poco rassicuranti. Possiamo mangiare il pesce? E soprattutto: possiamo sperare che la situazione dei reattori si riesca a controllare? Lo abbiamo chiesto a Giuseppe Sgorbati, coordinatore dei dipartimenti di Arpa Lombardia e responsabile della rete regionale di rilevamento della radioattività ambientale.

“I tecnici sono impegnati a raffreddare gli impianti fino a quando l’energia che si libera spontaneamente dal combustibile non diminuirà in quantità sufficiente per limitare o annullare anche le perdite di radioattività verso l’ambiente. Poi sarà necessario rimuovere tutto il materiale presente, o sigillare i reattori in modo che non vi sia alcun rilascio. Ma è presto per decidere una strategia appropriata, per ora è troppo  rischioso  avvicinarsi agli impianti e le priorità sono altre. E’ comunque chiaro che il combustibile nucleare è fuso in misura più o meno ampia, e che il rischio di perforazione dei recipienti di acciaio del reattore è concreto. A questo punto la cosa importante  è evitare il deterioramento  di  quanto rimane dei reattori dei sistemi di contenimento”.

Quanto al plutonio, Sgorbati afferma: “Il plutonio è una sostanza che non esiste in natura e viene prodotto esponendo uranio 238, naturale, a un flusso di neutroni, come avviene nei reattori nucleari. È a sua volta idoneo ad essere “bruciato” negli impianti nucleari. In alcuni reattori una certa percentuale di Plutonio viene inserita come fonte di energia, come nel caso  di uno dei reattori di Fukushima .

È quindi normale che il plutonio presente nel reattore fuoriesca dopo  un simile incidente. Va però precisato che  la quantità di Plutonio rilasciata nel corso di incidenti, come quello di Chernobyl, è circa 50.000 volte inferiore rispetto alla quantità di Iodio 131, perché siamo di fronte ad una sostanza  che vaporizza difficilmente nell’atmosfera  ed è meno  solubile nell’acqua. Oggi è prematuro parlare di un rischio plutonio per il mare attorno a Fukushima”.

I rischi sono ancora più bassi per il nostro Paese precisa Sgorbati: “Per l’Italia il Plutonio della centrale di Fukushima rappresenta un rischio ancora minore rispetto al già trascurabile rischio legato a Iodio e Cesio. Le dinamiche marine sono molto complesse e andranno studiate in dettaglio, ma il fenomeno della contaminazione del mare è in questo momento essenzialmente locale, quantomeno ai livelli di interesse sanitario. Nel caso del mare, sono presenti dei meccanismi di accumulo e trasporto anche di tipo biologico, più complessi dei fenomeni meteorologici. Anche  in questo caso la distanza e il tempo di trasporto giocano a nostro favore. Del resto, Atlantico e Mediterraneo, in particolare, sono notevolmente separati dal mar del Giappone.  Per fare fronte alla situazione le istituzioni internazionali hanno già previsto delle determinazioni specifiche, come è già successo per i prodotti alimentari provenienti dal Giappone, per i quali è già in azione un piano di controllo alle importazioni, come previsto da una indicazione del Ministero della Salute e dalla Unione Europea”. Il pesce del Mediterraneo è salvo,  almeno per ora”.
Quanto detto non significa che il plutonio non sia pericoloso: “Tutt’altro – precisa Sgorbati -.Il plutonio è molto radiotossico nei casi di assorbimento nel corpo umano per inalazione, ingestione, permeazione dalla pelle. A parità di radioattività introdotta nel corpo umano, il rischio legato al Plutonio 239 è circa 5.000 volte maggiore rispetto al Cesio 137, e 700 volte maggiore rispetto allo Iodio 131”.

Bisogna solo diffidare di alcune azzardate dichiarazioni che circolano in rete in queste ore, come quella per cui il plutonio potrebbe evaporare dall’acqua marina di Fukushima e vagare per il mondo trasportato dalle correnti d’aria: “Un’affermazione falsa” ha concluso Sgorbati.

Stefania Cecchetti

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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Un commento

  1. Speriamo sia veramente cosi’come dice l’esperto Arpa, altrimenti saremo davvero rovinati !! Abbiamo tutti molta paura e abbiamo bisogno di essere quantomeno rassicurati!!