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Agricoltura: il 2021 è stato un anno nero. Il dossier del WWF pone serie riflessioni sulla situazione climatica

agricolturaIn occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione il WWF ha pubblicato il report 2021 Effetto clima – L’anno nero dell’agricoltura italiana documento dal quale riportiamo alcuni stralci che focalizzano l’attenzione sul cibo e l’agricoltura. Il Sesto Rapporto sul clima dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), pubblicato ad agosto 2021, non lascia più dubbi: siamo in ‘codice rosso’ e questo per l’umanitàsignifica una grave minaccia per le condizioni di vivibilità futura del Pianeta. Le sempre più frequenti notizie provenienti da ogni angolo del globo che raccontano di incendi, tornado o alluvioni sono terribili, ma ci hanno abituato a pensare al cambiamento climatico come a qualcosa con effetti localizzati, possibilmente lontani. Difficile è, invece, immaginare l’impatto che potrebbero avere sulla nostra vita di tutti i giorni, ad esempio sulle nostre tavole: il cambiamento climatico potrebbe cambiare radicalmente le nostre abitudini alimentari, anche in Italia. Alcuni alimenti iconici per la nostra gastronomia italiana, la cui disponibilità diamo per scontata, potrebbero divenire rari e costosi, oppure potrebbero provenire prevalentemente da importazioni estere, mentre alimenti esotici potrebbero divenire invece più convenienti e abituali.

L’aumento delle temperature sta infatti influenzando la produttività agricola a latitudini più elevate, aumentando le rese di alcune colture (mais, cotone, grano, barbabietole da zucchero), mentre rese di altre colture (mais, grano, orzo) sono in calo nelle regioni a latitudine inferiore. Il riscaldamento, aggravato dalla siccità, ha causato una riduzione della produttività nell’Europa meridionale. In futuro il cambiamento climatico avrà un ulteriore impatto sulle rese agricole, sulla qualità e l’offerta di cibo, con un possibile aumento dei prezzi alimentari. Allo stesso tempo, il sistema alimentare globale contribuisce fortemente al cambiamento climatico: le emissioni generate lungo l’intera filiera, dalla produzione globale fino al consumo, contribuiscono fino al 37% delle emissioni antropogeniche di gas serra.

L’aumento delle temperature sta influenzando l’agricoltura

La regione mediterranea è considerata uno degli ‘hot spot’ del cambiamento climatico, con un riscaldamento che supera del 20% l’incremento medio globale e una riduzione delle precipitazioni in contrasto con l’aumento generale del ciclo idrologico nelle zone temperate. Il nostro Paese, per la sua posizione geografica, l’estensione longitudinale, le caratteristiche orografiche e idrografiche è particolarmente a rischio.

L’Italia ha appena attraversato il decennio più caldo della sua storia. Il cambiamento climatico sta causando nell’agricoltura del nostro Paese incrementi della temperatura, un aumento degli eventi meteorologici estremi come ondate di calore, piogge intense e allagamenti costieri (la cui probabilità è aumentata del 9% negli ultimi vent’anni), l’espansione di nuove specie di vettori di malattia, un peggioramento della qualità dell’aria e il rischio incendi aggravato dalla siccità. Sono in aumento nel nostro Paese sia le giornate estive (definite come quelle con temperature superiori a 25°C) sia le notti tropicali (definite come quelle con temperature superiori a 20°C). Nel corso dell’estate 2021 si sono verificate quattro ondate di calore, una nella seconda metà di giugno, due in luglio e una in agosto, la più intensa, per un totale di 37 giorni “bollenti” su 92, più di un terzo della stagione.

L’11 agosto a Siracusa ha raggiunto i 48,8 gradi: il più alto valore nella storia meteorologica italiana

L’11 agosto a Siracusa si sarebbe raggiunta la temperatura record di 48,8 gradi: il più alto valore nella storia meteorologica italiana (con 200 anni di rilevamenti) e costituirebbe anche il record di temperatura per l’Europa continentale. Il rischio climatico per l’agricoltura può riguardare diversi effetti: riduzioni di resa, principalmente per colture a ciclo primaverile-estivo; possibile espansione verso Nord degli areali di coltivazione di alcune colture (come olivo e vite); aumento dei fabbisogni idrici di alcune colture; cambiamenti nelle proprietà nutrizionali dei cibi dovuti all’eccesso di CO2; diffusione di specie invasive e modifica nella distribuzione geografica e stagionale degli agenti e/o dei loro vettori; diversa disponibilità di pascoli e foraggio per l’allevamento; impatti negativi su produttività, crescita, sviluppo e riproduzione degli animali da reddito, sottoposti a stress da caldo per lunghi periodi dell’anno. Secondo l’European Severe Weather Database7 (ESWD), la banca dati europea sugli eventi climatici estremi, con circa 1500 eventi estremi, il 2021 fa registrare in Italia un aumento del 65% per nubifragi, alluvioni, trombe d’aria, grandinate e ondate di calore rispetto agli anni precedenti. L’estate 2021 è la peggiore dell’ultimo decennio per quanto riguarda gli effetti del cambiamento climatico. Stime recenti indicano che negli ultimi dieci anni gli eventi estremi sono costati all’agricoltura 14 miliardi di euro, se si sommano danni a strutture, infrastrutture e produzioni.

Nel 2021, l’Italia è il primo produttore europeo di riso, coprendo da sola ben il 50% della produzione del vecchio continente. Il 90% della produzione avviene in una area geografica molto ristretta, il cosiddetto “triangolo d’oro” compreso fra Pavia, Vercelli e Novara. Il riso è un cereale particolare, che compie parte del proprio ciclo vitale in sommersione, e che soffre quindi la siccità oltre che essere suscettibile a grandinate e nubifragi. Le avversità climatiche hanno determinato un calo della produzione italiana del 10%.

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La banca dati europea sugli eventi climatici estremi, il 2021 fa registrare in Italia un aumento del 65% per nubifragi, alluvioni, trombe d’aria…

Sono oltre 120.000 le aziende agricole produttrici di frutta in Italia. Il 2021 è stato definito “l’anno nero della frutta made in Italy”. Nel corso dell’anno, si è registrato un calo medio della produzione di frutta pari al 27%: più di un frutto su quattro è andato perduto a causa degli effetti di eventi estremi e imprevedibili quali gelate, siccità e grandinate. Gli effetti si sono fatti sentire in modo diverso sulle diverse varietà di frutta, con pere e pesche fra le più danneggiate (-69% e -48% rispettivamente, rispetto alla produzione media dei cinque anni precedenti).

Nel Lazio, si stima che nel 2021, a causa delle gelate tardive l’agricoltura abbia perso in media il 70% della produzione di nocciole. Trattandosi di un dato medio, si deve considerare che il danno non è stato omogeneo in tutto il territorio: alcuni produttori hanno visto il loro raccolto azzerato mentre altri hanno subìto cali di produzione più o meno consistenti.

Nel 2021, l’Italia si conferma il primo produttore mondiale di vino, con una stima di 44,5 milioni di ettolitri14, nonostante un calo medio della produzione del 9% rispetto all’anno precedente; il mantenimento del primato è dovuto al grave calo produttivo che ha interessato la Francia (-29%). Il dato apparentemente ottimistico cela in realtà una situazione molto diversificata nelle diverse regioni italiane e nei differenti areali di produzione. Infatti, in tutta Italia, solo Sicilia e Campania registrano aumenti della produzione, mentre nelle altre regioni le gelate estive, le grandinate e la siccità hanno determinato cali di produzione dal -15% al -25%, con picchi localizzati fino al -50%.

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Altro prodotto iconico dell’agricoltura italiana e mediterranea, l’olio d’oliva viene prodotto a partire da più di 500 cultivar specifiche del nostro territorio. La produzione di quest’anno segna un incremento del 15% rispetto all’anno precedente, ma il dato non è in realtà positivo come sembra. L’olivo alterna annate di produzione scarsa ad annate di produzione abbondante; di conseguenza, la crescita del 15%, in un anno che doveva essere di alta produzione, è di molto inferiore alle attese. A ciò si aggiunga che si tratta di un dato medio nazionale, che nasconde ampie fluttuazioni regionali: a fronte di alcune regioni del Sud che hanno registrato incrementi produttivi comunque più o meno inferiori alle attese, vi sono regioni del Nord e Centro che hanno avuto cali disastrosi, fino al 60-80%. Di fronte all’incertezza della produzione domestica, l’industria dell’imbottigliamento ricorre a prodotto di importazione, determinando una sempre maggiore diffusione sul mercato di prodotto di origine estera o mista.

L’Europa è il secondo produttore mondiale di miele. In Italia il 2021 è stata l’annata apistica destinata a entrare nelle cronache del settore come la più critica degli ultimi decenni. La produzione italiana di miele è stata pesantemente compromessa prima dal freddo tardivo nella primavera 2021, che ha danneggiato le fioriture del tarassaco e del ciliegio, con anche la quasi totale perdita della produzione di miele di acacia, così come sono andate perse le fioriture di mandorlo, ciliegia, asfodelo, trifoglio e agrumi al Sud azzerando le produzioni di nettare necessario per permettere alle api di nutrirsi e svilupparsi. Il risultato è stato un calo fino al 95% della produzione di miele diffuso su tutto il territorio nazionale, al punto che è stato annullato un importante appuntamento fieristico, la Settimana del Miele di Montalcino.

Tra qualche anno l’avocado diventerà il frutto tropicale più venduto al mondo da un lato per l’impennata della domanda globale e per il boom della produzione, che dovrebbe triplicare entro il 2030. L’avocado è ormai considerato un “super food”, molto di moda, ma anche gli altri frutti tropicali sono sempre più presenti nei supermercati e sulle nostre tavole: non più solo ananas e banane, ma anche mango, papaya e frutto della passione. Buona parte di questi frutti sono sempre arrivati dal Sud America, compiendo un viaggio molto lungo per arrivare nelle nostre case. Paradossalmente per questa tipologia di frutta il cambiamento climatico ha creato delle opportunità: è il caso della produzione di frutti tropicali sul territorio italiano, prioritariamente in Sicilia e, in misura minore, in Calabria e Puglia, un trend in costante crescita, con superfici raddoppiate negli ultimi tre anni, soprattutto ad opera di giovani agricoltori. Acquistare banane, avocato, mango, frutto della passione di provenienza italiana può essere una scelta vincente proprio per contrastare lo stesso cambiamento climatico: come per tutti gli acquisti “a km zero”, si risparmiano le notevoli emissioni di gas serra legate al trasporto da località remote”.

Il testo è estrapolato dal report 2021 Effetto clima – L’anno nero dell’agricoltura italiana pubblicato dal WWF nella Giornata Mondiale dell’Alimentazione

© Riproduzione riservata – WWF Foto: fotolia.com, depositphotos.com, istock.com

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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