Dopo un’inchiesta tv il governo danese vuole mettere al bando i polli a crescita rapida, già spariti dagli scaffali dei Paesi Bassi.
La Danimarca vuole mettere al bando i turbopolli e dice basta agli animali selezionati geneticamente per raggiungere tre chilogrammi di peso in sei settimane, con un petto enorme e zampe che faticano a sostenere il corpo. Il 28 ottobre il ministro per la Natura e il Benessere animale, Christian Rabjerg Madsen, ha annunciato l’intenzione di introdurre un divieto nazionale, in accordo con i partiti dell’opposizione, e chiede che questa razza a crescita rapida venga vietata in tutta Europa. La legge non è ancora stata approvata, ma la presa di posizione segna una svolta importante nel dibattito europeo sul benessere dei polli.
Un’inchiesta televisiva fa esplodere il caso
A imprimere un’accelerazione alla vicenda è stata un’inchiesta dell’emittente danese TV2, che ha documentato le condizioni di un grande allevamento. Le immagini mostrano polli sottoposti a un ciclo di illuminazione con tre ore di buio al giorno, anziché le sei previste dalla normativa. Una pratica che riduce il tempo di riposo e li induce a mangiare più di frequente, favorendo una crescita ancora più rapida.

Il problema riguarda soprattutto linee genetiche come Ross 308 e Coob 500, usate negli allevamenti intensivi in Europa e non solo. Questi polli sono stati selezionati per trasformare il mangime in carne e sviluppare un petto sproporzionato, che può arrivare a rappresentare quasi un quarto del peso. Secondo i dati dell’azienda leader Aviagen, un animale può raggiungere tre chili in 42 giorni, consumando 4,6 chilogrammi di mangime. La crescita accelerata comporta conseguenze importanti per la salute degli animali. Il peso eccessivo e lo sviluppo sproporzionato del petto provocano serie difficoltà locomotorie, zoppie e ustioni plantari favorite dal contatto con lettiere umide.
Un altro problema riguarda le alterazioni della carne dei muscoli del petto, di cui abbiamo parlato sul Il Fatto Alimentare. Le più comuni sono le strisce bianche (white striping), visibili a occhio nudo sulla carne e associate all’accumulo di grasso e tessuto connettivo; il cosiddetto petto legnoso (wooden breast), caratterizzato da muscoli duri e gommosi; e la carne a spaghetti (spaghetti meat), in cui le fibre muscolari si separano e il petto assume un aspetto sfilacciato.

Una legge nazionale
La novità danese è politica. Nel 2024 il Parlamento aveva respinto una proposta analoga, preferendo attendere un intervento dell’Unione europea. Oggi il governo sostiene la necessità di agire a livello nazionale e chiede di estendere il divieto in tutta Europa. Per adesso non c’è ancora una proposta legislativa e non è stata indicata una data per la possibile entrata in vigore. Resta da risolvere la questione delle importazioni. Alcuni esponenti politici chiedono che il provvedimento riguardi anche i polli provenienti dall’estero, per evitare che la produzione venga trasferita in altri Paesi. Anche la Norvegia ha avviato un percorso di cambiamento: l’industria avicola si è impegnata volontariamente ad abbandonare la linea genetica Ross 308 entro la fine del 2027.
Paesi Bassi: i supermercati eliminano i turbopolli
Un precedente importante arriva dai Paesi Bassi, dove dal gennaio 2024 tutti i supermercati vendono carne fresca di pollo proveniente da linee genetiche a crescita lenta, allevate secondo gli standard di benessere animale Beter Leven. Il risultato è stato raggiunto senza una legge, attraverso gli impegni volontari delle grandi catene della distribuzione, tra cui Albert Heijn, Jumbo, Lidl e Aldi.
Questo non significa che nei Paesi Bassi i turbopolli siano scomparsi: continuano a essere prodotti per l’esportazione. Il caso olandese dimostra comunque che la grande distribuzione può modificare profondamente il mercato, anche senza attendere una legge.

Italia: il turbopollo domina
In Italia i polli a crescita rapida rappresentano oltre il 95% della produzione e il pollo a crescita lenta è un’eccezione facilmente riconoscibile perché riportato in etichetta e venduto a un prezzo doppio. Il mercato dei turbopolli è concentrato soprattutto nelle mani di pochi grandi gruppi: Aia (Gruppo Veronesi), Amadori, Fileni e Martini.
La situazione contrasta con quanto sta accadendo nel resto d’Europa. Eppure, come dimostrano le esperienze degli altri Paesi, cambiare è possibile senza aspettare una legge europea. Ma allora perché le grandi catene di supermercati italiane continuano a riempire gli scaffali quasi esclusivamente di polli a crescita rapida, quando altrove hanno scelto di sostituirli?
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Giornalista professionista, direttore de Il Fatto Alimentare. Laureato in Scienze delle preparazioni alimentari ha diretto il mensile Altroconsumo e maturato una lunga esperienza come free lance con diverse testate (Corriere della sera, la Stampa, Espresso, Panorama, Focus…). Ha collaborato per 7 anni con il programma Mi manda Lubrano di Rai 3 e Consumi & consumi di RaiNews 24


