Nel libro edito da Chiarelettere, Peter D’Angelo svela i retroscena, gli interessi delle aziende e i collegamenti con la ricerca. Dall’olio di palma alle etichette a semaforo.
C’è un filo che lega le ricerche sullo zucchero finanziate negli anni Sessanta, i convegni medici sponsorizzati da marchi di merendine e la battaglia europea contro il Nutri-Score. Peter D’Angelo lo segue con pazienza in Diete corrotte. Come difendersi dalle bugie dell’industria alimentare (Chiarelettere). È un libro documentato che chi si occupa di informazione alimentare e non solo.
Il punto di partenza è il rapporto tra ricerca e aziende. D’Angelo ricostruisce come le multinazionali del cibo abbiano finanziato, orientato e talvolta condizionato gli studi sull’alimentazione, e quindi le linee guida, le diete e la percezione comune di cosa fa bene e cosa fa male. Il caso più noto è quello della Sugar Research Foundation, che pagava ricercatori di Harvard per spostare l’attenzione dallo zucchero ai grassi. Il volume però mostra che il problema non appartiene al passato né soltanto agli Stati Uniti. Anche in Italia sponsorizzazioni, collaborazioni tra università e industria e conflitti di interesse non dichiarati sono all’ordine del giorno.
Uno dei passaggi più stimolanti riguarda il parallelo tra il dibattito attuale sugli alimenti ultra processati e la lunga guerra al fumo combattuta dal mondo scientifico e sanitario. Le strategie per seminare dubbi, finanziare studi di comodo e rallentare le regole sono molto simili. Cambia il prodotto, ma il copione è lo stesso.
Nutri-Score e sugar tax
Il capitolo sul Nutri-Score è particolarmente utile per il lettore italiano. D’Angelo racconta come una coalizione di governi, aziende e organizzazioni sia riuscita a bloccare l’adozione dell’etichetta a semaforo a livello europeo. L’Italia era in prima fila, con grandi gruppi come Ferrero e associazioni come Coldiretti. Il risultato è che oggi i consumatori europei non hanno uno strumento semplice e armonizzato per confrontare i prodotti al supermercato. Non poteva mancare la vicenda dell’olio di palma, un raro esempio di come la pressione dell’opinione pubblica e di un’informazione indipendente possa cambiare le scelte dell’industria.
Altrettanto efficace la parte sulla sugar tax. In Italia la tassa è ridicola per entità e viene rinviata da anni, legge di bilancio dopo legge di bilancio, sotto la spinta delle aziende delle bevande zuccherate. È un caso esemplare di interessi economici che prevalgono apertamente sulla salute dei consumatori, mentre altri Paesi hanno ottenuto risultati concreti con misure ben più incisive.
Il bilancio che emerge è pesante, ma il libro non si chiude nel pessimismo. L’unica via d’uscita indicata è aumentare la consapevolezza dei consumatori e affidarsi a mezzi di informazione seri, affidabili e con pochi conflitti di interesse. Chi scrive di alimentazione ha una responsabilità precisa: verificare chi finanzia uno studio prima di trasformarlo in un titolo.
Diete corrotte è un libro scritto in modo scorrevole, che si legge senza fatica anche quando affronta temi tecnici. Ha il pregio di contenere centinaia di riferimenti bibliografici, uno strumento prezioso per chi vuole verificare le fonti e approfondire gli argomenti. Molti dei temi affrontati sono gli stessi di cui Il Fatto Alimentare si occupa da anni, e ritrovarli in un volume così ben documentato è particolarmente interessante. È uno di quei libri che mi sento di consigliare senza esitazioni, non solo a chi si occupa di alimentazione, ma anche a chi vuole capire quanto gli interessi economici possano condizionare la ricerca scientifica, le scelte politiche e, alla fine, quello che mettiamo nel piatto.
Diete corrotte. Come difendersi dalle bugie dell’industria alimentare di Peter D’Angelo, Chiarelettere 2026, 224 pagine, 18 euro
© Riproduzione riservata Foto: AdobeStock, Chiarelettere

Giornalista professionista, direttore de Il Fatto Alimentare. Laureato in Scienze delle preparazioni alimentari ha diretto il mensile Altroconsumo e maturato una lunga esperienza come free lance con diverse testate (Corriere della sera, la Stampa, Espresso, Panorama, Focus…). Ha collaborato per 7 anni con il programma Mi manda Lubrano di Rai 3 e Consumi & consumi di RaiNews 24



