Bottiglie di plastica contenenti bibite gassate assortite su sfondo bianco

Tassa sulle bevande zuccherate e sulla plastica: l’Italia si appresta al nono rinvio della legge

Ci risiamo. Il Consiglio dei ministri convocato per il 27 ottobre probabilmente sottoscriverà un altro rinvio, il nono, per l’entrata in vigore della sugar tax (la tassa sullo zucchero) e per quella sulla plastica (plastic tax), approvate nel 2019 (160/2019), che sarebbero dovute entrare in vigore il primo gennaio 2020, e che saranno posticipate al primo giugno 2027. E secondo Il Sole 24 ore non è detto che si riesca mai a rendere operativa quella legge, viste le fortissime resistenze dei produttori di bevande zuccherate e di quelli di plastiche.

Assobibe, l’associazione dei produttori di soft drink, sostiene che il settore abbia perso un miliardo di investimenti a causa dei rinvii, per l’incertezza che grava sui prodotti che teoricamente dovrebbero essere tassati in ragione di euro ogni ettolitro, oltre una certa concentrazione di zuccheri. La motivazione è più che debole, dal momento che quegli stessi investimenti si sarebbero potuti fare ugualmente, incentrandoli sulla riformulazione e su altri aspetti che tenessero conto delle nuove norme. Anche se queste ultime non fossero mai arrivate, le bibite dolci sarebbero dovute migliorare dal punto di vista della salute dei consumatori.

Dal canto suo Unionplast, che federa le aziende che lavorano la plastica, chiede l’abolizione definitiva della tassa, adducendo come scusa il fatto che il contesto internazionale sarebbe cambiato, come se i danni da plastica fossero diminuiti a causa delle crisi geopolitiche. Nella richiesta non si fa cenno agli effetti sulla salute e sull’ambiente, o al fatto che le multinazionali degli idrocarburi, vedendo calare i profitti derivanti dai carburanti, stanno puntando tutto su un massiccio incremento della produzione di plastica, da vendere a prezzi sempre più bassi.

L’OMS e la scienza ignorate

Poco importa se l’Organizzazione Mondiale chiede l’adozione di questi provvedimenti, se nel mondo sono decine i paesi che hanno introdotto una tassa sullo zucchero senza conseguenze sull’industria, e se decine di studi ne confermano l’efficacia da diversi punti di vista.

Bicchiere di bibita zuccherata riprodotto con zollette di zucchero bianche e di canna sugar tax
Che la sugar tax possa essere efficace lo conferma il caso inglese

Le argomentazioni di entrambe le categorie hanno trovato comunque orecchie sensibili in una classe politica che sembra essere attenta soltanto alla difesa di pochi interessi corporativi e agli aspetti commerciali immediati, e del tutto insensibile a quella della salute di tutti i cittadini, a cominciare dai più piccoli, e della protezione dell’ambiente.

Per cercare di scongiurare l’ennesimo rinvio, la Fondazione Marevivo e Zero Waste Italy hanno lanciato una petizione su Change.org per chiedere a governo e parlamento che la legge 160 diventi finalmente esecutiva. Il primo firmatario è Michelangelo Pistoletto, tra i fondatori del Manifesto degli artisti per il mare.

Sugar tax in Germania

In questi stessi giorni un altro parlamento, quello federale tedesco, ha varato la bozza definitiva di una sugar tax che, se approvata, dovrebbe entrare in vigore il primo luglio 2027. Si tratta di una legge progressiva, come ricorda il sito Food Navigator, che prevede due livelli: le bibite che conterranno fino a cinque grammi (g) di zucchero ogni cento millilitri saranno tassate con 26 centesimo di euro, quelle che ne avranno  di più con 32 centesimi. La tassa riguarderà i soft drink, gli energy e gli sport drink, le limonate, i tè freddi e i succhi di frutta zuccherati ma non quelli privi di zuccheri aggiunti. Birre e vini non alcolici (e alcolici), caffè con varie aggiunte e bibite con dolcificanti non saranno interessati dal provvedimento, almeno nella prima fase.

La legge distingue poi i produttori, nel tentativo di tutelare quelli più piccoli: chi produce fino a 70.000 litri all’anno sarà esente, mentre chi ha volumi compresi tra 70.000 e un milione di litri potrà chiedere una deroga alla legge sugli aiuti di stato alla Commissione Europea. Sono previsti comunque incentivi economici per le riformulazioni.

Le proiezioni

Secondo le stime, nel primo anno di entrata in vigore della norma lo stato tedesco guadagnerà 690 milioni di euro, dal momento che si tratta di soli sei mesi, ma già nel 2028 si arriverà quasi a un miliardo di euro (925 milioni): denaro che il governo ha detto di voler destinare alla sanità pubblica e, in particolare, a quella che si occupa di bambini e adolescenti (i politici italiani che stanno continuando a definanziare la sanità pubblica e a combattere la sugar tax non hanno letto tali stime, in tutta evidenza), le prime vittime dell’eccesso di zuccheri. Anche in Germania, come in tutto il mondo, i produttori hanno protestato, prefigurando la perdita di posti di lavoro e l’inflazione, nonostante nei numerosi paesi dove è stata introdotta una sugar tax non vi sia stata affatto l’emorragia tanto temuta.

Una bottiglia di plastica vuota rovesciata con tappo aperto; concept: acqua minerale
Per supportare la plastic tax la Fondazione Marevivo e Zero Waste Italy hanno lanciato una petizione

Il caso britannico e la situazione europea

Del resto, che una tassazione sulle bevande zuccherate e più in generale sui prodotti con troppo zucchero possa essere efficace lo conferma il caso inglese. In Gran Bretagna la Soft Drink’s Industry Levy è stata introdotta nel 2018, e i suoi effetti sono molto evidenti. Tra il 2015 e il 2018, primo anno di entrata in vigore, la concentrazione media degli zuccheri presenti nelle bibite è diminuita del 28,8% e nello stesso 2018 solo il 15% dei soft drink venduti nel paese eccedeva i limiti, perché le aziende avevano già provveduto a riformulare (senza per questo fallire). Da allora ci sono stati miglioramenti continui. Rispetto al 2016, anno delle prime bozze della legge, la concentrazione media di zuccheri è crollata del 52%, a riprova del fatto che c’era un ampio spazio di manovra, per i produttori.

Ora la Germania potrebbe aggiungersi alla lista dei paesi europei che hanno già una sugar tax come l’Ungheria, che è stato il primo a introdurne una, nel 2011, la Francia, il Portogallo, la Lettonia, l’Estonia, l’Irlanda, la Finlandia, la Spagna, il Belgio, la Norvegia e perfino il Principato di Monaco, che hanno seguito le raccomandazioni dell’OMS a differenza dell’Italia, che fa di tutto per evitarle.

L’efficacia delle tassazioni varia a seconda del modello adottato, che risulta positivo solo se è relativamente stringente. Al di là delle vendite e delle conseguenze sulla salute, ancora non analizzate a fondo (anche per ché occorrono anni per vederle, essendo tutte su malattie croniche), tuttavia, queste tasse hanno sempre un significato positivo, perché sensibilizzano la popolazione e inducono le aziende a migliorare le ricette.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, AdobeStock

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